Un 103 al nuovo Gran Caffé Schenardi

Un 103 al nuovo Gran Caffé Schenardi

“Schenardi ci serve a tutti!” sono le parole che mi ha detto un amico, e noto ristoratore, subito prima che entrassi per presenziare alla riapertura di questo pezzo di storia viterbese. E ha pienamente ragione perché Schenardi è quel posto dove porteremo quel parente venuto a trovarci da fuori, o dove firmeremo volentieri un nuovo contratto di lavoro, o dove andremo a fare un aperitivo con un amico che non vediamo da tanto tempo. Schenardi è quel posto dove ci rifugeremo ogni volta che vorremo sentirci orgogliosi di essere Viterbesi, a cui faremo riferimento in un momento nel quale fare bella figura è necessario, che sia con gli altri o con noi stessi.

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“Schenardi ci serve a tutti!” sono le parole che mi ha detto un amico, e noto ristoratore, subito prima che entrassi per presenziare alla riapertura di questo pezzo di storia viterbese. E ha pienamente ragione perché Schenardi è quel posto dove porteremo quel parente venuto a trovarci da fuori, o dove firmeremo volentieri un nuovo contratto di lavoro, o dove andremo a fare un aperitivo con un amico che non vediamo da tanto tempo. Schenardi è quel posto dove ci rifugeremo ogni volta che vorremo sentirci orgogliosi di essere Viterbesi, a cui faremo riferimento in un momento nel quale fare bella figura è necessario, che sia con gli altri o con noi stessi.

Questo quantomeno è ciò che mi auguro dopo che ieri sera ho avuto la fortuna di essere, insieme ad altri due amici, una delle persone presenti a questa anteprima di apertura.

Come noi, nonostante l’entrata solo su invito, tante persone, tra cui ovviamente molti volti noti della ristorazione e dell’imprenditoria viterbese.

Il palazzo che ospita il Gran Caffè Schenardi ha vissuto tante vite. Fino al 1528 banco dei Chigi, dal 1728 albergo reale e dal 1818, sotto la gestione di Raffaele Schenardi, caffè. Nel 1855 l’ultima grande trasformazione estetica ha poi portato alla creazione dell’affascinante locale storico che possiamo ammirare oggi.

Il bello di questa riapertura d’altronde è proprio il fatto che apra un locale nuovo a Viterbo ma che allo stesso tempo si tratti del bar più antico di tutti. In questo caso la bravura del gestore non deve essere solo quella di rinnovare ma soprattutto quella di saper far convivere il presente con il passato illustre.

Tutto ciò non dovrebbe fermarsi al solo aspetto estetico, ma questo la nuova gestione avrà modo di dimostrarlo in futuro. I caffè furono il luogo di ritrovo dei pensatori, dei mentalmente agitati, e se oggi abbiamo un’Italia unita lo dobbiamo anche alle riunioni che vennero svolte in luoghi come questo.

Quindi la speranza è che Schenardi torni ad essere un luogo di ritrovo e dibattito, di unione di persone e di nascita di nuove idee, magari rivoluzionarie, per una città rimasta sotto molti aspetti ferma.

Tornando a questa prima sera, la sfida che abbiamo lanciato è stata molto più semplice di quanto detto finora: un 103.

Il 103, per chi non lo sapesse, è il cocktail viterbese per eccellenza, inventato da una persona non meglio precisata proprio tra le mura di questo luogo.

Dico questo perché è realmente impossibile trovare un racconto che prevalga su un altro e personalmente ho avuto modo di ascoltare più fonti ogni volta attribuenti la creazione a una persona diversa. La storia più accreditata parla di un cocktail realizzato per i 103 anni di anniversario dell’apertura di Schenardi e l’unica cosa su cui sembra trovarsi un accordo sono gli ingredienti: bitter, vermouth bianco dry, Biancosarti e due gocce di Angostura. Il tutto servito, in dosi e modalità variabili a seconda del barista, in una coppa Martini.

Guido, il nostro barista per l’occasione, ha svolto un ottimo lavoro, tanto che con i miei amici decidiamo di fare il bis. Con il nostro cocktail in mano, e l’ebrezza che piano piano sale in corpo, giriamo il rinnovato Schenardi: il suo lungo bancone con il personale vestito di tutto punto, la saletta ristorante, le sedute nuove. Per qualche istante facciamo una sosta sui divanetti all’ingresso e osserviamo con attenzione le migliorie apportate al locale: la nuova illuminazione è bellissima e soprattutto il personale finalmente sembra essere all’altezza del compito.

Non sarà sfuggito a chi è del settore, o a chi è banalmente attento, il fatto che le persone dietro al bancone siano, per quanto giovani, dei volti già noti nel mondo della ristorazione viterbese.

Questo è un bene, perché non siamo più negli anni ’50, la concorrenza è spietata, i bar a Viterbo sono circa 300, e per fare in modo che un luogo del genere abbia un flusso di clientela costante, e ben pagante, è necessario offrire un servizio che faccia la differenza. Spesso le gestioni passate hanno fallito proprio in questo ma se il buongiorno si vede dal mattino si direbbe che le carte in regola questa volta ci sono tutte.

Ed è per questo che al nuovo proprietario e al nuovo staff porgiamo i nostri migliori auguri, perché Schenardi è necessario, ci serve, e ci auguriamo che le sue porte rimangano aperte il più a lungo possibile negli anni a venire