Tutta “la fauna” del “focarone” di Bagnaia

Tutta “la fauna” del “focarone” di Bagnaia

Qualche anno fa scrivemmo un pezzo per raccontare, a nostro modo, il Focarone di Sant'Antonio made in Bagnaia. Puntammo tutto sulla "fauna" ed ebbe un grandissimo successo di lettori: decine di migliaia. Così abbiamo deciso di riproporlo, per entrare nel giusto clima...

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Qualche anno fa scrivemmo un pezzo per raccontare, a nostro modo, il Focarone di Sant’Antonio made in Bagnaia. Puntammo tutto sulla “fauna” ed ebbe un grandissimo successo di lettori: decine di migliaia. Così abbiamo deciso di riproporlo. Piacque così tanto che i ragazzi del Comitato del Sacro Fuoco ci chiesero di pubblicarlo sul giornale dell’evento per alcuni anni. Ci fece molto piacere, grazie.

 

DIRETTAMENTE DAL 2014

L’evento è di quelli popolar-cult. Se non vedi un amico da anni puoi fare affidamento che lo rivedrai al “focarone” di Bagnaia. Anche quest’anno il tradizionale appuntamento del 16 gennaio ha sbancato. In tantissimi si sono precipitati nel borgo viterbese per cenare in piazza, una delle poche feste che ti permette di farlo anche in inverno pieno, e scatenarsi sotto al palco tra le bandiere del grande Torino.

La flora e la fauna

Uno dei motivi per cui ti rechi in pellegrinaggio alla festa di Sant’Antonio Abate è la flora, ma soprattutto la fauna. Alla prima categoria appartiene l’enorme catasta di legna che arde fino a mattino al centro della piazza. Alla seconda tutta la fiumana umana che passa uno dei due ponti. Un vero e proprio melting pot di generi, stili e inclinazioni.

Al “focarone” ci sono i fricchettoni. Roba di lana cotta a coprirli, pantaloni larghi a “bracaloni” e il must: bottiglia a “cannarella”. Ieri c’era qualcuno che sembrava uscito dal videogames di Aladin.

Ci sono poi i fighetti. Incredibile ma vero anche sotto al fuoco, con “lapilli” incandescenti che vengono giù a bruciati, è possibile stare in giacca e cravatta. Le temperature equatoriali in prossimità della catasta di legna rendono il cappotto un optional, quindi è possibile vestire Armani o Hugo Boss anche in questa festa nazional-popolare.

Non mancano le ladies: pelliccetta a pelo raso, unghie decorate che la Macchina di Santa Rosa di Arturo Vittori a confronto sembra roba sobria e scarpa col tacco, anche nella versione lucido vernice. Oh yesss, fortunato chi le sposa. Ma anche no.

Il “focarone” invece non piace ai nerd. Almeno quelli più puri. Rari gli avvistamenti e tra loro e la massa c’è sempre un i-phone o un tablet. Quasi estinti anche rapper, gabber ed emo.

La maggior parte degli esemplari sono invece ascrivibili alla categoria dei regular. Sono quelli un po’ ibridi, che è difficile inquadrare. Non spuntano né da una parte né dall’altra. Stanno nel mezzo nello stile ma anche tra la folla, li vedi parlare con tutti perché in fondo sono i veri democristiani con amicizie trasversali.

Poi c’è la famiglia, quella tradizionale: nel senso del padre bello abbondante di pancia, la moglie in ghingheri e i figli dentro i passeggini. Bontà loro.

Razza a parte i ragazzi del Comitato del Sacro Fuoco. Li riconosci dai colori delle contrade che portano addosso, dal vino che passa sempre tra le loro mani e dal sorriso sulle facce che dice: “anche quest’anno ce l’abbiamo fatta”. P.s. Hanno anche un pensiero non espresso: “Sarà il caso di portare giù qualcuno al fuoco de La Quercia?”.

Anche questo è vita da provincia.

Decarta racconta la Tuscia