Troppa plastica nel lago di Bolsena, 26.829 particelle per chilometro quadrato

Troppa plastica nel lago di Bolsena, 26.829 particelle per chilometro quadrato

Troppa plastica nel lago di Bolsena. E' quanto emerge da uno studio, presentato oggi a Ecomondo, e firmato da Legambiente ed Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile.

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Troppa plastica nel lago di Bolsena. E’ quanto emerge da uno studio, presentato oggi a Ecomondo, e firmato da Legambiente ed Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
26.829 particelle su chilometro quadrato. Questo il dato per il lago viterbese. L’indagine è stata effettuata su cinque laghi italiani: Maggiore, Iseo, Garda e i laghi di Bolsena e Albano nel Lazio; ed è relativa alle particelle rinvenute con dimensione compresa tra 1 e 5 millimetri.

In tutti i campioni analizzati sono state trovate microplastiche: un dato inconfutabile sulla diffusione di questa contaminazione in ambiente lacustre, nonostante le diversità di ogni lago. I laghi in cui sono state trovate più particelle sono l’Iseo e il Maggiore, con valori medi di densità di 40.396 e 39.368 microplastiche su chilometro quadrato di superficie campionata. I laghi di Bolsena e di Garda presentano densità medie simili. Il lago in cui è stata trovata la minore quantità di microplastiche è il lago Albano, con una media di 3.892 particelle su chilometro quadrato.

“I laghi non sono esenti dal problema delle microplastiche, ritrovate in tutti i campionamenti eseguiti- avverte Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente–. Il risultato emerso dal nostro monitoraggio, che prende in considerazione cinque laghi italiani, il primo a livello nazionale, ci conferma purtroppo quanto già osservato per gli studi effettuati in mare.

Il problema dei rifiuti dispersi in mare e lungo le coste sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, come dimostrano i dati che raccogliamo ogni anno con Goletta Verde‘. Purtroppo, ‘la cattiva gestione dei rifiuti a monte resta la principale causa del fenomeno e la plastica costituisce il 97% dei rifiuti galleggianti in mare. Al tempo stesso i nostri dati evidenziano come buona parte dei rifiuti che troviamo negli ambienti costieri e marini potrebbero essere riciclati- denuncia Ciafani- Elemento da tenere in considerazione nel determinare le azioni per la gestione del problema. Infatti la misura preventiva del fishing for litter, ovvero del coinvolgimento dei pescatori nella raccolta dei rifiuti in mare, indicata nella proposta nell’ambito della Strategia Marina del Ministero dell’ambiente, è buona ma non basta. È indispensabile prevenire il problema attuando campagne di sensibilizzazione e lavorando sull’innovazione di processo e di prodotto e sull’avvio di una filiera virtuosa del riciclo”.

Contestualmente alla densità di particelle, sono state fatte analisi sulla loro forma e ipotesi sulle fonti. I frammenti costituiscono il 70% di tutte le particelle e sono presenti in tutti i laghi, così come i filamenti ma in percentuali minori (6,8%). Le particelle di polistirolo (che costituiscono il 14% del totale) sono state rinvenute solo nei laghi subalpini mentre nei laghi laziali spicca la presenza dei frammenti a forma di foglio (7,2%).

Nel caso di frammenti e fogli, le fonti principali si possono individuare nella disgregazione dei rifiuti di maggiori dimensioni; i filamenti, invece, sono riconducibili a cordame, tessuti sfilacciati e fibre tessili sintetiche derivanti dagli scarichi delle lavatrici; per quel che riguarda il polistirolo l’origine è legata alle lavorazioni industriali, imballaggi o attività di pesca. Durante l’estate 2016 con la campagna Goletta Verde di Legambiente è stata monitorata per il terzo anno consecutivo la presenza dei rifiuti galleggianti. La densità dei rifiuti riscontrata per l’intera area indagata è di 58 rifiuti per ogni kmq di mare. La densità più alta è stata registrata nel mar Tirreno (62 rifiuti/kmq).

Il 96% dei rifiuti è costituito da plastica. Tra questi: buste (16%), teli (10%), reti e lenze (4%), frammenti di polistirolo (3%), bottiglie (3%), tappi e coperchi (3%), stoviglie (2%), assorbenti igienici (2%) e cassette di polistirolo intere o frammentate (2%). Le principali fonti dei rifiuti galleggianti monitorati sono la cattiva gestione dei rifiuti urbani e dei reflui civili oltre che l’abbandono consapevole (29%) e le attività produttive, tra cui pesca, agricoltura, industria (20%). Per quel che riguarda i rifiuti legati alle attività produttive, il 46% deriva dal settore della pesca (reti, lenze, cassette di polistirolo intere e frammentate). Sul fronte della cattiva gestione dei rifiuti urbani, l’83% di questi è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta.

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