Tra scuola, insegnanti, sindacati e riforme: intervista a De Paola e Prestininzi

Tra scuola, insegnanti, sindacati e riforme: intervista a De Paola e Prestininzi

"E chiedo per me il contratto degli insegnanti di religione cattolica: che significa un livello stipendiale superiore al mio e scatti biennali! Chiedo che sia ora di finirla col metodo Brunetta a livello comunicativo, e col metodo Marchionne a livello operativo!

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La riforma della scuola non piace. A prendere parte alle manifestazoini dei goirni scorsi c’erano anche alcuni docenti viterbesi. Tra questi l’ex consigliere comunale del PRC Marco Prestininzi e la democratica (sui generis) Rossella De Paola. Li abbiamo incontrati.

 

Cosa succede?

“Ha dell’incredibile che il più giovane presidente del Consiglio della storia repubblicana infierisca contro i giovani in maniera così scientifica e risoluta”.

 

Cosa non vi piace in questa riforma?

“Le linee guida non sono una riforma bensì una controriforma che restituisce l’immagine di una scuola pubblica statale in totale dismissione, in piena continuità con le scelte scellerate compiute da Berlinguer in poi”

 

C’è un attacco alla scuola?

“È facile dedurre che gli insegnanti costituiscano un serio intralcio e un ostacolo reale ad un sistema capitalistico finanziario selvaggio e disumano. Essi hanno infatti la brutta abitudine di produrre gli uomini e i cittadini di domani, di produrre menti pensanti in modo autonomo e critico, quindi è necessario renderli inoffensivi”.

 

Sullo sfondo l’eterna lotta pubblico-privato?

“In 136 pagine, dietro il fumo della demagogia decorata da tanti termini inglesi, violentando la Costituzione, annullando competenze proprie dello Stato, la scuola pubblica sarà un unico indistinto con i diplomifici privati. In tale scenario sparisce completamente la centralità ai reali bisogni dei bambini e dei ragazzi, sparisce l’inclusività, sparisce il sostegno alle fasce più deboli della popolazione scolastica, sparisce il diritto allo studio”.

 

Cioè?

“Sparisce l’insegnante stesso che finora è stato assunto per fare l’insegnante, mentre poi con la carriera tutto dovrà fare tranne che insegnare e finirà alla mercè del dirigente di turno, che ne gestirà arbitrariamente vita, passione, morte e miracoli, trasformandolo in un addestratore per quiz”.

 

C’è una strategia di fondo?

“La Scuola statale rappresenta l’ultimo baluardo di civiltà, laddove bambini e ragazzi sono sollecitati e indirizzati a pensare e fare autonomamente, provi ad immaginare quali immense praterie si apriranno all’iPhone e McDonalds pensiero, nel momento in cui verrà approvato una tale sciagurato piano. La scuola statale come riserva indiana in cui si combatte il pensiero acritico dominante, che si propone in chiave anti-consumistica, offrendo una prospettiva completamente diversa e costruendo pian pianino un sapere che sia altro e critico, mentre il progetto è addestrare i perfetti consumatori imbambolati, asserviti e ovviamente precari di domani.”

 

Cosa chiedete?

“La completa abrogazione della riforma Gelmini, come emergenza primaria ed assoluta, con la restituzione del maltolto. E chiedo per me il contratto degli insegnanti di religione cattolica: che significa un livello stipendiale superiore al mio e scatti biennali! Chiedo che sia ora di finirla col metodo Brunetta a livello comunicativo, e col metodo Marchionne a livello operativo! Che sia ora di finirla che qualunque incompetente strapagato da noi possa mettere becco sulla scuola, senza nemmeno sapere come si scrive!”

 

La critica è chiara. Cosa proponete?

“Anche la questione di metodo. L’ultima vera riforma della scuola è stata quella del 1985: fu una riforma nacque dal basso e non dal governo, coinvolse l’intero settore ed era guidata da una commissione di cui facevano parte delle vere menti come Mauro Laeng. Aveva un forte impianto culturale, didattico e scientifico. Solo alla fine di questo percorso arrivò in Parlamento”.