Talete, Palazzo dei Priori decide il salvataggio. Viva l’ombra della privatizzazione

Talete, Palazzo dei Priori decide il salvataggio. Viva l’ombra della privatizzazione

La partita su Talete ha preso un verso. Si è usciti dal limbo dell'immobilismo e il Comune capoluogo ha preso una posizione sul da farsi.

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Talete, il lungo giorno della verità in consiglio comunale. Il documento di partenza è quello preparato dalla maggioranza giovedì scorso e le danze si sono svolte tutte sugli emendamenti, con i lavoratori della società di gestione del servizio idrico a fare da spettatori dall’inizio della seduta fino a tarda serata. 33 gli emendamenti al testo base presentati da Viterbo 2020, Sel e Cinque Stelle hanno giocato la stessa partita presentando un emendamento congiunto. Infine un emendamento trasversale al testo sottoscritto da Partito Democratico, Oltre le mura, Forza Italia, Fratelli d’Italia, il gruppo misto di Elpidio Micci e Vittorio Galati e Fondazione.

La linea indicata da Sel e Cinque Stelle riprende e rilancia la “prospettiva Bengasi Battisti” (leggi). Ovvero “superare Talete e ripubblicizzare il servizio di gestione della rete idrica creando un consorzio”. Questo perché Talete è una spa e secondo precise norme non può avere sostegno dalla Regione Lazio per fronteggiare le criticità e i relativi costi alti della gestione del cosiddetto Ato debole. Sostegno che invece può essere incassato da una società totalmente pubblica.

Sulla stessa traiettoria anche gli emendamenti di Chiara Frontini, con tutta una serie di distinguo laterali. L’emendamento trasversale invece ha di fatto aggiunto al testo base 4 punti: 1) dare mandato all’amministrazione di disporre di tutti gli atti necessari per rendere possibile rapido accesso al credito a Talete per risolvere le problematiche più urgenti; 2) chiedere alla società una fotografia chiara delle sue condizioni economiche. Una sorta di elenco certificato dei conti; 3) chiedere alla società d’individuare delle figure esterne capaci di sviluppare un piano di rilancio serio; 4) valutare la prospettiva della ripubblicizzazione una volta che la società ha raggiunto il pareggio.

Uno dei punti su cui si è battuta Chiara Frontini è che il Comune stabilisse la propria posizione contraria alla cessione del servizio ai privati. Emendamento bocciato. Proprio qui si annida la paura di un possibile epilogo nel segno della privatizzazione. La paura del rischio di coprire i buchi della società per poi affidare tutto nelle mani di un gestore privato.