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Storia del “lancio su Vallebona”, anche i grottani reputano subalterne le frazioni?

Storia del “lancio su Vallebona”, anche i grottani reputano subalterne le frazioni?

Vi ricordate la storia del "lancio su Vallebona" che vi abbiamo raccontato lo scorso ottobre? Bene, qualcosa si è messo e c'è l'intenzione di mettere una targa in ricordo di quei fatti. Peccato la vogliono mettere a Grotte Santo Stefano.

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15 gennaio 1944, nei cieli della Tuscia un bombardiere americano perde visibilmente quota. Dentro ci sono dieci soldati. A un certo punto dei piccoli “funghi” bianchi si aprono nel cielo. Questa è la storia del “lancio su Vallebona”.

Una delle più piccole frazioni del Comune di Viterbo è stata quindi protagonista di una pagina della seconda guerra mondiale che meriterebbe di essere ricordata. C’è chi ha fissato la memoria storica di quei giorni, a Bolsena.
Ed è proprio a Bolsena, all’interno del museo territoriale, che l’abbiamo trovata. Raccontata su una serie di pannelli, che fanno da cornice alla torretta del B-17, ripescata nelle acque del lago. Un lavoro firmato dall’appassionato di storie Mario Di Sorte. Così lo scorso ottobre l’abbiamo tirata fuori su La Fune e abbiamo sottolineato l’importanza del ricordo.

La piccola frazione del Comune di Viterbo è stata infatti protagonista di una pagina della seconda guerra mondiale che racconta di come sette dei dieci militari vennero protetti dalla popolazione e i paracaduti trasformati in sottane, per occultare ai tedeschi le prove del lancio.

L’idea di ricordare sembra avere trovato terreno fertile e a Grotte Santo Stefano ci sono state diverse riunioni di un gruppo intenzionato a realizzare una cerimonia e apporre una targa ricordo. Peccato che invece di sistemarla in un posto di Vallebona, magari sul muro della chiesa del piccolo paese, si voglia tenere la targa a Grotte Santo Stefano.

I perché a giustificazione di questa posizione suonano in maniera piuttosto debole: “A Grotte la targa avrebbe più visibilità”; “Il lancio interessò un’area più vasta di Vallebona”; “All’aiuto verso gli americani parteciparono anche i grottani”. Da quanto siamo a conoscenza la posa della targa che racconta il “lancio su Vallebona” dovrebbe avvenire nel mese di gennaio.

Siamo curiosi di capire se anche il nome “lancio su Vallebona” voglia essere cambiato. Ci fa specie vedere che anche a Grotte Santo Stefano è vivo lo stesso germe che “infetta” i viterbesi di città. Quel germe che ti porta a considerare le frazioni non come luoghi di pari dignità ma come qualcosa di subalterno. Un atteggiamento sofferto tanto dagli stessi grottani ma che poi non perdono occasione per applicarlo, una volta tanto che gli si presenta l’occasione, con una loro frazione: Vallebona appunto.

Non porre quella targa là dove è logico che sia sarebbe uno schiaffo e un’ingiustizia a quella storia di accoglienza, eroismo e umanità. Apporla solo sul muro esterno dell’ex circoscrizione avrebbe scarso significato. Se il criterio deve essere quello della visibilità allora tanto vale metterla in piazza del Comune a Viterbo o perché no a Roma.
Sappiano cogliere invece i grottani un’occasione. Collocando quella targa a Vallebona potrebbero ogni anno organizzare con le scuole una passeggiata e magari, invitando Mario Di Sorte e qualcuno che ha sentito dai propri nonni o parenti di questa storia, farsi raccontare quanto accadde. Insomma il ricordo del “lancio su Vallebona” venga fatto a Vallebona. Con buona pace delle manie accentratrici ed egocentriche che stanno nel corpo di ognuno. Magari così, dando l’esempio, domani anche Viterbo la smetterà di trattare le frazioni come luoghi subalterni. E i sette piloti protagonisti di quella piccola storia potranno sorridere davvero.

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