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Stefano Bigiotti: “La politica ha obbligo morale di fare molto per il nostro territorio”

Stefano Bigiotti: “La politica ha obbligo morale di fare molto per il nostro territorio”

Stefano Bigiotti, candidato alla carica di primo cittadino per il suo comune di Valentano. Anche lui tra le giovani promesse della politica locale. Lo abbiamo intervistato.

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Stefano Bigiotti, candidato alla carica di primo cittadino per il suo comune di Valentano. Anche lui tra le giovani promesse della politica locale. Lo abbiamo intervistato.

Descriviti in quattro righe.

“Sono un architetto di 31 anni, dopo un’esperienza studio in Spagna e in seguito al conseguimento della laurea ho intrapreso una fitta collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Progetto di Roma, partecipando ad attività di ricerca nazionale e internazionale, fino ad essere tra i progettisti firmatari del Masterplan per il Centro storico di Viterbo. Oggi esercito l’attività di architetto in modo autonomo nel viterbese”.

C’è speranza in questa provincia?

“La speranza non può venire meno difronte alla bellezze paesaggistiche che la Tuscia ha da offrire, non può venire meno davanti allo sviluppo turistico che realtà come Civita di Bagnoregio stanno vivendo, non può venire meno fintanto che lo spirito di rivalsa che anima le tante persone coinvolte nelle innumerevoli associazioni presenti nel territorio continueranno a manifestare una volontà di riscatto e proficua partecipazione”.

Cosa può fare la politica per i nostri comuni? Per il tuo?

“La Politica, intesa come come teoria e pratica orientata alla costituzione di un corretto governo del territorio non solo può, ma ha l’obbligo morale di fare molto. Penso alla necessità di intervenire nell’adeguamento antisismico dell’edilizia pubblica, alla manutenzione e alla valorizzazione del territorio e alla sua promozione, alla costruzione di un vero senso di comunità e appartenenza per il cittadino. Il problema si pone quando la politica diventa altro da sé, quando consente all’interesse privato di sopraffare quello pubblico”.

La tua generazione come è posizionata nel territorio? Che ruolo ha? Cosa dovrebbe fare?

“Credo che la mia generazione si stia impegnando alacremente, forse in modo più umile e silenzioso rispetto alle generazioni passate, ma non con meno passione o energia. Penso ai tanti giovani amministratori locali che coraggiosamente decidono di scendere nell’agone politico, penso ai giovani professionisti, ai creatori di start up, agli innumerevoli “bamboccioni” (anche così ci hanno chiamato, ahimè!) che tanta energia e innovazione riescono comunque a portare all’interno di situazioni altrimenti aride. Ecco un altro motivo per cui è necessario avere speranza”.

Il tuo sogno per il Viterbese?

“Sogno una Provincia capace di ascoltare le istanze dei cittadini, verso la quale si possa provare un verso senso di orgoglio e appartenenza; una Provincia lontana dall’essere una mera periferia romana, capace di trasmettere all’esterno i propri valori e la propria identità”.

La più grande paura per il tuo territorio? E il pericolo più grande?

“La mia più grande paura risiede nell’accettazione passiva di un degrado che pare inarrestabile, sia culturale e che fisico. L’abbandono della bellezza che risiede nella Tuscia, la sua mancata valorizzazione e l’indifferenza che troppe Amministrazioni mostrano nei confronti di questi luoghi credo rappresentino il pericolo più grande, ma sono fiducioso in un sussulto di dignità da parte della cittadinanza”.

Esiste, secondo te, una questione generazionale?

“Non credo esista una questione generazionale in sé. Oggi non si comprende più neanche chi siano i giovani e chi no: le problematiche che incontra un professionista a trent’anni sono le stesse che incontra un altro professionista a cinquanta. I problemi più grandi che le nostre comunità incontrano, come quello del lavoro per l’appunto, non è appannaggio di una generazione o di un’altra”.

Saluta i nostri lettori

“Un saluto a tutti i lettori, sperando di non averli annoiati troppo, con l’auspicio che da queste vostre belle iniziative possano continuare a scaturire dibattiti utili alle nostre comunità”.

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