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Sparigliare o restaurare, questo è il problema. Un pezzo del futuro politico di Viterbo nelle mani dei sette

Sparigliare o restaurare, questo è il problema. Un pezzo del futuro politico di Viterbo nelle mani dei sette

Ecco come dall'osservatorio de La Fune vediamo la crisi a Palazzo dei Priori. Una sorta di nodo cruciale, di crocevia di destini dove i sette consiglieri del Pd in rottura con Michelini hanno in mano una carta che segnarà il destino politico del capoluogo. Possono scegliere se sparigliare le carte o restaurare lo status quo. Buona scelta.

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Una quarantina abbondante di giorni di crisi serviti sulla mensa della città di Viterbo. Due mondi in lotta tra loro e considerate le dimensioni dei colossi politici che si fronteggiano siamo titolati a immaginarcela come una lotta di sumo.

La lotta di sumo tra “fioroniani” e “resto del mondo Pd”

Da una parte un peso massimo storico della politica viterbese: Giuseppe Fioroni. Un campione d’astuzia tattica e capace di costruire nel tempo una rete di rapporti, “soldati”, “quadri” davvero forte. Dall’altra quello che potremmo definire “l’altra metà del cielo Pd”. Se vogliamo anche per quest’area individuare un volto dobbiamo immaginare un cerbero a più teste. Quella di Enrico Panunzi sicuramente, ma anche quella del segretario provinciale del partito e “giovane turco” Andrea Egidi e infine quella di Francesco Serra, in rappresentanza del renzismo della prima ora e della seconda. Ci si conceda la presente semplificazione.

Fioroni gioca con la maglia del Pd, ma ha dei buoni amici anche fuori dal partito. Per fare un nome collettivo va bene quello di Moderati e Riformisti. Questa situazione pesa sul funzionamento del Comune di Viterbo. Da due anni e mezzo a questa parte è stata tutta una partita di posizione tra “fioroniani” e “resto del mondo (viterbese, per carità)”. Fino al punto che dentro la maggioranza che siede in sala d’Ercole la frattura tra le due anime e visioni è diventata radicale.

Lo schema può essere, a nostro modo di leggere i fatti, semplificato come segue. In giunta gli assessori di area fioroniana risultano essere: Luisa Ciambella, Alvaro Ricci, Raffaella Saraconi e Giacomo Barelli (questi ultimi portati in dote dai Moderati e Riformisti). Per “il resto del mondo” abbiamo Alessandra Troncarelli e Sonia Perà. Ibrido Antonio Delli Iaconi, formalmente in quota Serra ma nei fatti allineato su Michelini. Anche quest’ultimo, facendo una somma dei comportamenti e delle decisioni prese risulta collocabile con grande serenità tra i “fioroniani”.

In consiglio comunale la maggioranza si sostanzia di 7 Moderati e Riformisti e 5 consiglieri Pd per l’area Fioroni e 7 consiglieri Pd per “il resto del mondo”. Lapalissiano inquadrare la maggioranza Michelini come una realtà politica e amministrativa a trazione fioroniana.

Questo ha finito per aprire una crisi amministrativa. Casus belli la questione dei revisori dei conti e il defenestramento di Vannini. I sette non hanno gradito e da quel momento hanno ratificato a Michelini la sfiducia formale, mai diventata sostanziale.

Il bivio aperto e il congelamento

Di fronte a questa situazione si sono venute a creare due strade possibili. La prima poteva svilupparsi con Michelini pronto a fare un passo indietro e assumere una posizione più equidistante tra i due blocchi, ritagliandosi una posizione “terzista” da sindaco. Cosa che probabilmente avrebbe potuto sciogliere, se percorsa subito, il nodo. La seconda poteva essere la formalizzazione sostanziale della sfiducia da parte dei sette, che avrebbe determinato la caduta immediata del primo cittadino e la fine dell’esperienza amministrativa. Nessuna delle due vie è stata però percorsa e tutto è rimasto congelato.

I poteri forti

Qui dobbiamo distinguere due situazioni: i “poteri reali” e quelli “fantasmagorici” tirati in ballo. Alla prima categoria appartengono il vicepresidente nazionale del Pd Lorenzo Guerini e il braccio destro Riccardo Tramontana. Allo stesso gruppo va aggiunto il segretario regionale dem Fabio Melilli. Il 4 gennaio sono venuti a Viterbo per incontrare i due schieramenti in lotta e mercoledì hanno ripetuto l’incontro in quel di Roma, ritagliandosi ancora 48 ore di tempo. Anche se non è chiaro a cosa servirà davvero. Sul tappeto c’è anche l’ipotesi di un terzo colloquio con i big viterbesi: parlamentari e consiglieri regionali del territorio.
Alla voce “poteri fantasmagorici” tirati in ballo dobbiamo registrare l’indiscrezione di un presunto interessamento della vicenda etrusca del premier Matteo Renzi. A questa si aggiunge la voce che ha tirato in ballo anche dei ragionamenti sulla vicenda fatti nelle stanze del Quirinale. Alla trasmissione radiofonica Sbottonati, visto il clima, si è arrivati a ipotizzare anche un coinvolgimento di Obama e addirittura Dio.

I veleni e le malelingue

Nella confusione sono circolate anche indiscrezioni allucinanti, che però non hanno trovato conferma. Tra queste anche il tentativo da parte di Michelini e di quel pezzo di maggioranza allineato di costruire una maggioranza alternativa portando dentro pezzi di centrodestra. A questa voce ci rifiutiamo di credere, perché sarebbe gravissimo e talmente surreale che è quasi assurdo anche perderci tempo a scriverne. Anche perché se così fosse i sette sarebbero titolati a buttare giù dal letto il notaio e firmare subito le proprie dimissioni.

Le prospettive e le letture de La Fune

Tutto quello che stiamo per scrivere è speculazione filosofica. Ma ci piace fare anche questo. La domanda delle cento pistole è: cosa può succedere nelle prossime ore?
Opzione 1) Il sindaco Michelini e i sette ingranano la retromarcia. Il primo azzera la giunta e costruisce un governo di scopo, sentendo i consiglieri non allineati. Le conseguenze? La prima conseguenza sarebbe il continuo dell’amministrazione Michelini. La seconda la perdita di credibilità dei sette, perché un conto era fare questo quaranta giorni fa e un conto è farlo oggi.

Ma andiamo oltre. Infatti ci sono anche delle incognite. Chi può garantire che tra i due litiganti riaccordati regga davvero la pace? E se la situazione precipitasse subito dopo? Magari dopo quel 24 febbraio dato come termine ultimo per evitare il voto di giugno? A quel punto dimettendosi i sette affiderebbero l’amministrazione della città per un anno (fino a maggio 2017) a un commissario prefettizio. Un tempo lunghissimo dove non toccherebbe palla nessuno.

In questo scenario la guerra tra “fioroniani” e “resto del mondo” vedrebbe i primi in posizione fortemente favorevole. Storicamente più forti dentro il Pd viterbese molto probabilmente avrebbero la meglio anche all’interno di un congresso cittadino (possibile in autunno) che li porterebbe ad avere una posizione migliore dell’attuale all’interno dei circoli. Oggi infatti, in virtù del quadro passato, non sono maggioranza sul circolo di Viterbo, sicuramente strategico. E propri i circoli (di Viterbo e delle frazioni) trovando una sintesi all’interno dell’Unione Comunale (già oggi fioroniana) saranno chiamati a preparare le liste del voto di maggio 2017. Ed è ragionevole pensare una resa dei conti.

Opzione 2) I sette vanno dal notaio, dal segretario generale o in consiglio e sfiduciano definitivamente Michelini. A questo punto la prospettiva che si apre è del voto a giugno. Il quadro nel Pd sarebbe alquanto complicato, ma in qualche modo meno sfavorevole “al resto del mondo” e più sfavorevole per i “fioroniani”. Questi ultimi infatti dovrebbero affrontare l’enigma del “Che fare?” con l’alleanza d’intenti che hanno con Moderati e Riformisti. La linea del segretario Egidi all’ultima direzione provinciale è stata chiara e quella è la linea del partito alle votazioni di giugno. Se il Pd non si allea con Moderati e Riformisti si pone per “i fioroniani” un serio problema. Le due anime del Pd andrebbero comunque allo scontro, inevitabile in qualsiasi scenario, con una situazione più ibrida e di sostanziale parità grazie alla maggioranza nel circolo di Viterbo. E’ questa una prospettiva che sembra destinata a innescare una rivoluzione nel quadro generale, con la resa dei conti tra i due mondi. Ma è in questo scenario che la partita è davvero aperta.

Il convitato di pietra di tutta la partita: il livello nazionale e romano

La decisione su quello che sarà fatto nelle prossime ore è tutta in mano ai viterbesi. I livelli nazionale e regionale possono solo giocare un ruolo scontato: dire alle due parti in lotta di fare la pace. La palla in mano ce l’hanno, in questo momento, davvero i sette. Loro hanno il destino dell’amministrazione Michelini tra le mani, ma anche lo sviluppo futuro del quadro politico della città. Possono decidere tra una strada di rottura: dai risvolti imprevedibili; e la restaurazione dello status quo (di predominanza fioroniana).

Il Pd potrebbe espellere i consiglieri che dovessero decidere di far cadere l’amministrazione? Difficile dare una risposta certa. Potrebbe aprire un ragionamento, come ha fatto in questa fase, ma poi potrebbe davvero arrivare a pronunciarsi? Difficile. A nostro modo di leggere la situazione la partita è tutta in mano ai viterbesi, è in questa fase in mano ai sette che devono decidere cosa vogliono: affrontare l’ignoto e sparigliare il quadro o restaurare il già visto.

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