Signori, non ci siamo (la lettura è sconsigliata ai permalosi)

Signori, non ci siamo (la lettura è sconsigliata ai permalosi)

L'ultimo consiglio comunale da analizzare per capire cosa sta accadendo dentro il più importante palazzo del potere viterbese.

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Questo editoriale nasce dopo un pomeriggio di ascolto e visione di gruppo, nella redazione de La Fune, dell’ultimo consiglio comunale. Un consiglio iniziato in ritardo come è prassi e dove si è dato spazio alle interrogazioni. Interrogazioni che in diverse occasioni hanno avuto risposte sommarie e alla spicciolata, quasi dilettantesche. Interrogazioni con diversi assessori assenti, come troppo spesso accade.

Non sono mancati siparietti, tipo quello innescato da un’interrogazione di Chiara Frontini (Viterbo2020) che ha prodotto un battibecco tra Alessandra Troncarelli (Pd) e Maria Rita De Alexandris (Viva Viterbo). Un battibecco che in pochi hanno capito davvero.

L’immagine che il palazzo proietta di sé non è delle migliori. Una maggioranza che non sembra attraversare una fase di buona salute. Lo spettro del Filippo Rossi dimessosi dalla presidenza del consiglio aleggia. Aleggia tutta la tensione che la mossa dell’esponente di Viva Viterbo ha innescato. La partita del rinnovo dello scranno è infatti difficile, andando a battere direttamente sulla giunta. Una giunta che il sindaco Michelini si ostina a voler mantenere e di questo francamente ci sfuggono le ragioni. Avessero raggiunto risultati, rappresentassero una squadra vincente e capace di essere coordinata ed efficace potremmo capirlo. Ma qui il cemento è figlio di altro, di altra roba che poco appassiona e interessa i cittadini.

Lo spettro di Rossi, dicevamo. Quel suo testamento, lasciato prima di togliere il disturbo, è un qualcosa di scomodo che si preferisce ignorare. L’ex presidente del consiglio è stato chiaro in quel suo ultimo discorso. Ha detto che Viterbo non va da nessuna parte, perché non si sta programmando. Ma nessuno sembra preoccuparsi della programmazione, del coordinamento della maggioranza.

Assistiamo continuamente a documenti delle commissioni che arrivano in consiglio per essere rispediti al mittente. Tutto sembra invischiato, come dentro alle sabbie mobili. Luigi Buzzi chiede lumi sul Carnevale viterbese, che finisce tra 19 giorni e di cui non si sa nulla. Il palazzo non ha luoghi d’incontro vero con la città. Si salva solo il volontariato, ben gestito da Marco Ciorba. E il resto? Osservatorio del centro storico, consulta della cultura sono tavoli o morti o inesistenti.

A quanto ci risulta l’assessore Vannini deve ancora completare la risposta all’interrogazione di Buzzi (figlia delle domande de La Fune) su a chi sono state vendute la carta, il vetro e la plastica differenziate dai viterbesi nel 2014. Vorranno farne una questione sottoposta al segreto di stato? Perché? Senza contare poi le assenze dei consiglieri nelle commissioni e nella sala d’Ercole.

Tutto sembra grossolano, inefficiente. Una gran brutta immagine e anche la sostanza non sembra dare i frutti promessi in campagna elettorale. Tutto questo non lo scriviamo per chiedere a Michelini e ai suoi un passo indietro. Andare al voto, con ogni probabilità, significherebbe cambiare i suonatori mantenendo però la stessa brutta musica. Chiediamo invece a Michelini di concretizzare quanto promesso e di regalarci una buona amministrazione della città. E’ roba faticosa, lo sappiamo. Ma è quello per cui si è candidato ed è quello per cui ha incassato i voti.

Questa maggioranza deve andare a scuola. Deve purificarsi e tirarsi su a pane e umiltà, per darsi un senso. Consigliamo anche una psicoterapia di gruppo, per recuperare il recuperabile. Chiediamo in sostanza di cambiare verso, così come chiediamo ai partiti di cambiare verso. Non è possibile che i partiti di questa città somiglino a dei clan retti da poche persone, stesso discorso per le liste civiche. Così la politica è morta, la speranza di una buona amministrazione è morta. L’unica cosa che resta è l’occupazione alternata del palazzo. E così non c’è visione, non c’è programmazione, non c’è spirito di squadra. Sembra di vedere una battaglia tutti contro tutti, che non porterà mai crescita vera e lavoro e opportunità per il capoluogo della Tuscia. Signori, così non ci siamo.

  • vanessa

    ???

  • Hunter McCoy

    Abatecola non ha tutti i torti. A Viterbo la politica medievale clientelare produce sempre i soliti voti, spartiti durante le cene pre elettorali. Il problema è chi ancora li vota, chi contribuisce allo sfascio del futuro e – ahimè ma non riguarda voi – di tutti quei pennivendoli che scrivono a comando le solite scemenze evitando di fare un’analisi chiara della situazione attuale.