Signori: “L’olio della Tunisia potrebbe essere un pericolo per la nostra salute”

Signori: “L’olio della Tunisia potrebbe essere un pericolo per la nostra salute”

Il Presidente di Confartigianato si scaglia contro la decisione dell'Europa "Si commercializzerà un prodotto che non ha le minime regole di produzione e sicurezza alimentare"

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“È necessario e doveroso difendere di più il prodotto italiano tutelando il Made in Italy, non sufficientemente considerato soprattutto nell’eurozona. In Europa, infatti, dobbiamo chiedere con forza le ragioni per cui la commissione commercio del parlamento europeo ha dato il via libera all’importazione, in assenza di pagamento di dazio, di ulteriori 35 mila tonnellate di olio tunisino”. Anche Stefano Signori, Presidente di Confartigianato Imprese Viterbo si scaglia contro la decisione dell’Europa di abbassare i dazi sull’olio tunisino, compromettendo il lavoro dei produttori locali.

“A tal proposito, – aggiunge Signori – il problema serio non è tanto il crollo delle quotazioni del prodotto nazionale quanto il fatto che l’olio tunisino, una volta giunto nei porti europei, assuma passaporto tricolore o comunitario e venga commercializzato come tale, ovvero come Made in Italy, a prezzi assolutamente improponibili per il vero made in nostrano. Non è tollerabile che un prodotto fatto in Tunisia sia presentato sul mercato in assenza di quelle regole, tante regole, alle quali sono soggetti i produttori italiani”.

“A questo punto non si può più parlare di frode in commercio ma, peggio, di frode alla salute. Cosa altrettanto importante, non è pensabile mettere sul mercato comunitario un prodotto che non racchiuda le minime regole di produzione e di sicurezza alimentare, senza peraltro voler prendere in analisi la disparità di norme in tema di costo del lavoro dei nostri piccoli artigiani del mestiere. In definitiva è grave non mettere in condizione il consumatore di conoscere le differenze tra l’acquisto di un prodotto Made in Italy e uno con passaporto extra Ue”.

“Allo stesso modo – continua – sembra che l’eurogoverno voglia smontare il sistema delle Doc e delle Docg, denominazioni che proteggono i nostri vini dalle imitazioni in giro per il mondo. L’intero sistema delle tutele dei nostri vini sarebbe indebolito fortemente: un settore che ha raggiunto livelli di consumi e di export tali da rendere l’Italia uno dei maggiori produttori al mondo, superando la stessa Francia, per l’export. Se il Made In Italy deve essere tutelato allora bisogna armonizzare il sistema della lotta alla contraffazione a livello europeo. Non è concepibile che la stessa materia sia regolamentata in alcuni paesi con norme più leggere rispetto ad altri”.

“Così facendo, l’Europa non fa che gravare sulle aziende che lavorano rispettando le regole con costi sempre maggiori: ponendo ostacoli e non opportunità. Ciò di cui oggi si avrebbe maggior bisogno è che la capacità della politica Italiana, la sua cultura della conciliazione maturata nei secoli, l’innata capacità di adattamento ai principi di accoglienza, dialogo, sussidiarietà, si declinasse anche sulle dinamiche di riconoscimento della qualità dei nostri prodotti, la qualità delle nostre produzioni, dell’ingegno”.

“In altre parole, abbiamo il dovere di salvaguardare la nostrana capacità di creare percorsi alternativi, usando il ragionamento, la buona logica, il senso di adattamento e far uscire il meglio di noi stessi nelle situazioni peggiori , anche con intelligenza e scaltrezza: e proprio la scaltrezza è una delle armi più antiche dell’uomo. Ha permesso a Ulisse di salvare se stesso ed i compagni dalle grinfie di Polifemo. Usare l’intrigo contro una legge ingiusta è legittimo, contro una legge giusta è un male, afferma ancora il filologo von Matt. Opponendosi ad una legge ingiusta non si nega il diritto della maggioranza di decidere e quindi comandare, ma ci si appella, al senso di giustizia del genere umano. Nel nostro caso, – conclude il presidente di Confartigianato – le decisioni di Bruxelles non devono minare gli interessi degli imprenditori agricoli, artigiani, commercianti, delle famiglie e dei cittadini italiani”.

Decarta racconta la Tuscia