Signori: “In arrivo un nuovo contratto sociale e la fine dell’elitarismo”

Signori: “In arrivo un nuovo contratto sociale e la fine dell’elitarismo”

Il presidente di Confartigianato Viterbo in una riflessione sui cambiamenti economici e sociali della società moderna

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“Non c’è da stupirsi se ci troviamo all’interno di un modello economico senza mobilità sociale, dove la crescita dei profitti societari deriva non tanto dalla produttività, quanto dai programmi di riacquisto e dai tagli agli investimenti in capitale fisso – ironicamente, i tagli al capex (CAPital EXpenditure, ovvero spese per capitale) ‘migliorano gli utili’ dai tre ai cinque anni”. Inizia così la riflessione del presidente di Confartigianato Viterbo, Stefano Signori, sul nuovo contratto sociale.

“Sia il contratto sociale (leggi: Main Street), sia il modello di business sono ormai entrambi superati. La mia teoria, di economista libertario con un’attenzione ad una economia sociale, è descritta di seguito. Il 2016 punta a riequilibrare l’economia da Wall Street verso Main Street. Affinché la crescita economica e della produttività aumentino, abbiamo bisogno di assistere ad una sotto-performance di Wall Street a favore di una Main Street pagata di più. Inoltre, le aziende hanno urgente bisogno di cominciare a investire in produttività e in beni strumentali, elementi in gran parte ignorati per quasi un decennio”.

“Questo è il motivo – aggiunge Signori – per cui il contratto sociale è ormai rotto a spese dell’élite politica, che in gran parte si rifugia nella convinzione che alla fine ‘la logica prevalga’. Sì, la logica prevale … ma non come pensano sondaggisti e opinionisti: prevale dal basso. I governi che possono indebitarsi allo 0% devono cominciare a proiettare i propri investimenti infrastrutturali su larga scala. Com’è possibile che la voce delle infrastrutture sia così spesso negativa? Le aziende devono smettere di massimizzare i flussi di cassa e cominciare a massimizzare i profitti nel tempo, non solo trimestralmente, investendo in capitale umano: rieducazione, miglioramento dei prodotti, velocità di internet, e big data”.

“La crisi del contratto sociale va vista in prospettiva storica. La buona notizia è che la successiva evoluzione della fase fingi-ed-espandi non sia una nuova guerra, ma un più necessario cambio di paradigma, allontanandosi da un contratto sociale basato sulla paura e su misure di emergenza. Non si può vivere costantemente nella paura e, alla conclusione dell’era del contratto sociale, se ne aprirà una nuova. Sarà una fase agitata, e la qualità politica ‘peggiorerà’ prima di poter migliorare, ma è un’evoluzione del tutto necessaria per allontanarsi da un paesaggio politico ‘comunità-centrico’ in cui conta di più avere un paio di mani utili rispetto ad ambizione, aspirazioni e sogni”.

“Main Street – continua – si sta riprendendo, ed è in cerca di obiettivi più ambiziosi. La microstruttura di ogni economia sta lavorando sempre più duramente. Quello che ci serve è la fine di banchieri centrali alla stregua di ‘rock star’ e di politici che vendano soltanto ‘misure di emergenza’. Il mondo sta più che bene, ha solo bisogno di un piccolo aiuto in termini di investimenti in capitale fisso e infrastrutture, ma è complessivamente più equilibrato e pronto al cambiamento rispetto al passato. Avremo anche toccato il fondo in termini di ambizioni politiche, investimenti, capex, occupazione, inflazione e crescita, ma da qui si può soltanto migliorare”.

“Il cambiamento è positivo: si tratta di un nuovo contratto sociale che deve essere visto per quello che è veramente: la fine delle economie pianificate che abbiamo (ironicamente) adottato dalla caduta del muro di Berlino. Ma cosa significa per i mercati e per la politica? L’opzione Brexit (“Britain Exit”, referendum del 23 giugno sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea) è più probabile del suo contrario. L’elettore medio – sostiene Signori – non voterà sulla base di fatti, ma per corroborare il suo diritto a protestare contro l’élite. Come per le presidenziali statunitensi, dove non si tratta di Trump ma di come nessuno voglia mantenere l’élite politica, il motto è: tutto fuorché gli elitisti”.

“Si rafforzeranno ovunque estremismi di destra e sinistra (la gente necessita di ideali e basi concerete per il futuro) non tanto per il contenuto dei programmi, ma per il semplice fatto di presentare una proposta diversa e lontana dal centro. Uno spettro politico più vasto è un vantaggio: forse potremo finalmente provare a differenziare per argomento, piuttosto che per semplice posizionamento! Al mercato non piacerà: come anticipato, il prezzo di questa transizione è una sotto-performance di Wall Street, in parte per un effetto di trasferimento di reddito verso Main Street, e in parte a causa della necessità (positiva) di maggiori investimenti. L’alternativa – conclude il presidente di Confartigianato Viterbo – è un’altra dose dell’insensato stato di emergenza in cui abbiamo vissuto per gli ultimi otto anni. Il re è morto, lunga vita al re”.

Decarta racconta la Tuscia