Si decide oggi il destino della presidenza del Consiglio. Il riassunto in pochi punti

Si decide oggi il destino della presidenza del Consiglio. Il riassunto in pochi punti

Si decide oggi il destino della presidenza del Consiglio. A 24 ore di distanza dal primo appello del Consiglio comunale (domani ore 15.30) che dovrà decidere che nome indicare come successore di Filippo Rossi la maggioranza è ancora in alto mare.

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Si decide oggi il destino della presidenza del Consiglio. A 24 ore di distanza dal primo appello del Consiglio comunale (domani ore 15.30) che dovrà decidere che nome indicare come successore di Filippo Rossi la maggioranza è ancora in alto mare. Il Pd (12 consiglieri, per eleggerlo serve il voto di 17 consiglieri) vuole per sé l’incarico, il resto della maggioranza (10) invece non ne vuole sapere, a meno che non si metta mano alla giunta per riequilibrarla nel peso delle varie fazioni in campo. Qui però a non volerne sapere nulla è un terzo attore, non proprio di secondo conto: il sindaco Leonardo Michelini. Un quadro, questo, fermo in questo stato da circa 1 mese.

Dal giorno delle dimissioni di Filippo Rossi infatti le posizioni non si sono mosse di un millimetro. L’unica cosa che è cambiata è la presenza del sindaco Michelini, trascinato in un dibattito del quale non ne voleva sapere niente, ma che è costretto a prendere in considerazione. Non a caso oggi sarà con ogni probabilità presente alla riunione di maggioranza organizzata per sciogliere questo elemento.

Un fatto non insolito, ma oggi ancor più significativo. Le forze politiche aspettano da lui un segnale perché senza rimpasto sembra sia difficile uscire dal pantano. Le stesse forze politiche però continuano a dire che il tutto si possa risolvere entro pochi minuti. Una soluzione quanto mai necessaria per ricominciare a lavorare per la città.

L’insofferenza della minoranza intanto è ai massimi livelli. Il Movimento 5 Stelle ha detto che non parteciperà al dibattito e Forza Italia ha fatto invece sapere che non ne vuole più sapere nulla e le porte che erano state aperte (con il famoso Patto del Nazareno viterbese) ormai si sono chiuse.

Sullo sfondo si aprono le partite per le elezioni provinciali, chissà se il dibattito in corso possa essere inquinato anche dagli accordi da maturare per quell’evento?