Sgarbi: “Io sindaco di Sutri per raccontare questo borgo nel mondo”

Sgarbi: “Io sindaco di Sutri per raccontare questo borgo nel mondo”

Vittorio Sgarbi in corsa per diventare sindaco di Sutri. Il noto critico d'arte scrive una lettera dove racconta cosa ha in mente di fare e cosa dovrebbe essere un sindaco. 

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Vittorio Sgarbi in corsa per diventare sindaco di Sutri. Il noto critico d’arte scrive una lettera dove racconta cosa ha in mente di fare e cosa dovrebbe essere un sindaco. 

“Ci siamo chiesti con gli amici di Sutri dove recarci simbolicamente per comunicare ai cittadini le mie intenzioni e quelle della lista “Rinascimento”. Ho trovato naturale andare nella sala consiliare, perché quello è il luogo in cui sono rappresentati i cittadini.

Una cosa certa è che io sarò in questo posto, quello di un consigliere. Se non sarò il sindaco, altri lo saranno, e io sarò un consigliere d’opposizione particolarmente pericoloso per un primo cittadino che promette, in nome dell’amicizia, della simpatia e della presenza, parlando ai suoi cittadini in modo insolente perché quelli che l’hanno preceduto non avrebbero fatto nulla. E in che cosa lui sarebbe diverso?

Nell’affrontare il complicato tema della “raccolta differenziata”? Ma possibile che l’umanità, e anche uno scrittore e un poeta, come il mio antagonista, che pensa di fare il sindaco, debba raccontare questo della città? La differenziata? Il problema dell’acqua? Ciò per cui Sutri è importante, è proprio per quello che gli altri paesi non hanno. E questo occorre far sapere, e per questo serve non essere mai qui. Bisogna essere il sindaco di Sutri che parla di questa città nel mondo. Chi è conosciuto solo qui, perde tempo. Prende uno stipendio, sta ogni giorno su una sedia, non può fare niente, e non cambierà nulla rispetto a ciò che hanno fatto coloro che lo hanno preceduto, secondo lui negativamente.

Ci sarà un vicesindaco a occuparsi di ogni problema pratico: la raccolta differenziata, l’acqua all’arsenico, e così via. Dunque, quel sindaco, che io ho minacciato di essere, è quello che ogni giorno parla della sua città, di cui ho raccontato qualche ora fa, tra gli altri, a Massimo Moratti, e poi a Silvio Berlusconi, a Rutelli, e ancora una volta, ne ho discusso con Emmanuele Emanuele, mio antico amico. Ognuno di noi rappresenta questa città, specie fuori dalle sue mura.

Il sindaco perfetto è quello che tutti conoscono, che non si ferma con i suoi amici nella pigrizia del suo ruolo di “amico”. Questa è una storia poetica, crepuscolare, pascoliana, che fa tenerezza. Io sarò a Sutri, ci vengo sempre, perché mi piace venire qui, ma non perché sono costretto a starci, magari perché non ho abbastanza denaro per andare altrove. È chiaro, del resto, che abbiamo a che fare con un aspirante “sindaco”, come Lillo Di Mauro, che ha bisogno di uno stipendio e che si muoverebbe poco per stare qui, a riparare le buche, a risolvere il problema della differenziata, a mettere una cosa qua e una cosa là. Ma questo non lo deve fare (solo) il sindaco. Il primo cittadino deve avere delle idee, deve indicare una visione, deve far sapere al mondo che Sutri esiste. Perché questo è un luogo
che tutti devono conoscere, non quelli che ci abitano già.

Dunque, non mi sembra molto convincente il programma del mio antagonista. Ma, o io o lui. Guido Cianti, ad esempio, è stato un sindaco di sottile civiltà. Per quale motivo dovrebbe essere insultato dal mio antagonista? Perché bisogna necessariamente immaginare che chi arriverà sarà meglio? Io non ho nessuna intenzione di essere umanamente superiore all’attuale sindaco. E perché quest’ultimo, Felice Casini o Vincenzo Petroni non potrebbero fare quello che farebbe Lillo Di Mauro? Perché Di Mauro, allora, non l’ha fatto prima? Perché non ha ottenuto i voti prima? Perché dovrebbe essere convincente il fatto che lui sia qui, sul posto, stabilmente, come i vecchi di paese
che sono sempre fermi davanti al circolo, seduti, ad aspettare che il tempo passi, il passato passi, il presente passi, in attesa che qualcosa accada. E quando accade non si rendono conto. Perché io sono accaduto, e sono qua senza alcun interesse. Non perché non prenderò lo stipendio, che non dovrei, non potrei e non mi interessa di ricevere, ed anzi vorrei portare denaro a Sutri, ma perché le idee muovono il mondo. Qui c’è un grande pittore, Roberto Ferri, che vengono a cercare per imparare a dipingere. Aprirò un’Accademia in cui si iscriveranno giovani per studiare e imparare l’arte della pittura. Sutri diventerà il luogo della scuola di un grande maestro, basterebbe questo.

E allora perché il mio antagonista non l’ha fatto? Poteva farlo, in fondo, chi ha impedito a Lillo Di Mauro di dialogare con Ferri, che è in questa terra da sempre? Personalmente, non sono stato ad aspettare che mi passassero vicino, ma ho atteso che mi contattassero. Centinaia di persone, in questa città, mi hanno cercato perché hanno capito che io potevo essere per loro un’opportunità; in maniera molto umile, io non gli ho imposto nulla. Non ho chiesto niente a nessuno.

Tolti i capricci di un’assessora che era convinta di fare il sindaco, la quale si è autonominata, giorni fa, mio vicesindaco. Mi pare bizzarro fare un salto in avanti del genere. Non so chi saranno gli assessori, ma vorrei che fossero tutti, e penserei di fare in futuro una variante dello statuto, non consiglieri. Ma allo stato attuale, uno di essi dovrà essere “esterno”, e gli altri tre, facenti parte dell’Amministrazione, consiglieri. Tutto questo si potrà discutere, ma non posso immaginare che ancora prima di partire, io dovrei dire che una “signora” è il mio vicesindaco, ove avesse preso molti voti, ove fosse stata candidata. Oltre alle sue capacità, alle sue qualità, quello che potrà fare, il
suo amore. Ma l’amore per una città non basta per essere sindaco, né vicesindaco, né consigliere.

Occorre che i cittadini trovino in te, futuro primo cittadino, quello che cercano, e qualcuno che li rappresenti ovunque, a Madrid, a Londra, a Roma, a Milano: Sutri nel mondo, non Sutri a Sutri. E quindi mi pare che, serenamente, non si tratta di contrapporre un programma a un altro. Io ho generato delle proposte su questioni realizzabili, non su una carta dei sogni. Vorrei che un candidato avesse la dignità di presentare una proprio programma, ma dubito possa essere molto diverso dal mio. Perché le cose che ho detto sono quelle che sarebbe giusto fare per dare nuova luce alla città. E io lo farò. Vorrei sapere, perché in un’offerta politica ci devono essere sempre e soltanto la differenziata, l’acqua all’arsenico, l’agricoltura, il depuratore; ma come si fa ad avere una fantasia così ristretta, rispetto a problemi che si risolvono, e si devono risolvere, perché sono di semplice
ordine pratico? Ciò che è pratico va già risolto di per sé, è quello che non sai che è importante, è quello che non conosci che devi portare a Sutri, sono coloro che non sono mai venuti che devono stare in questa città. La mia proposta è semplice: farò esattamente l’opposto di quello che farebbe un sindaco di Sutri e non ho intenzione di fermarmi tutti i giorni qui perché sarebbe un modo per essere pigro, piuttosto passerò un po’ di ore a Nepi, a bonificare anch’essa, poi a Civita Castellana, perché Sutri sia la capitale della Tuscia, non la capitale di se stessa”.

Decarta racconta la Tuscia