Sfiducia non firmata. Cinquestelle: “Posizioni strumentali”; poi la replica di Santucci: “Metodo fioroniano”

Sfiducia non firmata. Cinquestelle: “Posizioni strumentali”; poi la replica di Santucci: “Metodo fioroniano”

Il Movimento 5 Stelle aveva poi mandato anche un comunicato per indicare tutti i nomi di coloro “che avrebbero potuto firmare per affrontare la crisi nei modi corretti previsti dalla democrazia. Dissidenti fanno trucchetti da prima repubblica"

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Il Movimento 5 Stelle accelera sulla sfiducia, ma non lo segue nessuno e ne nasce un battibecco. Prima gli attacchi del Movimento 5 Stelle che avevano chiesto una prova di buone intenzioni, dove le buone intenzioni sarebbero quelle di chi vuole mandare a casa Michelini e i suoi, ai dissidenti della maggioranza e ai colleghi di opposizione. “Lecito pensare – domandavano i Cinque Stelle all’indomani delle sole due firme raccolte (qui) – che gli attacchi della minoranza e dei dissidenti della maggioranza fossero solo strumentali?”.

Alla domanda ha risposto ieri Gianmaria Santucci che in una intervista a Sbottonati ha elencato tre motivi per cui non ha messo la firma. “Innanzitutto è stato un metodo fioroniano: insomma io sono uno e dico agli altri 19 di venire a firmare di corsa se no sono fuori. Se vogliono la mia firma mi chiamino e mi spieghino. Poi non si capisce quale sia il giorno ultimo per evitare il rinvio della scadenza elettorale. Non c’è certezza: 22 febbraio, 23, 19? Ci sono varie interpretazioni. Comunque con questo documento si arrivava sicuramente al 23. Altro motivo, che è quello principale: vogliamo aspettare altri 30 giorni così sperando che qualcuno di loro cambi idea? Abbiamo chiesto il Consiglio comunale perché la maggioranza deve venire a dirci cosa vuole fare. La sfiducia l’avremmo firmata in 13 e saremmo stati sempre gli stessi. Il metodo deve essere un altro”.

Il Movimento 5 Stelle aveva poi mandato anche un comunicato per indicare tutti i nomi di coloro “che avrebbero potuto firmare per affrontare la crisi nei modi corretti previsti dalla democrazia e non lo hanno fatto tradendo le loro parole e i loro elettori”. L’elenco comprendeva tutti i consiglieri di minoranza, ad esclusione di Chiara Frontini (l’unica che ha firmato insieme al consigliere Gianluca De Dominicis), e i sette dissidenti del Partito Democratico.

Proprio nei confronti di questi ultimi le parole più dure, riferite ad una delle possibilità in campo: ovvero quella di porre termine all’esperienza amministrativa tramite le loro dimissioni e quelle della minoranza, contestuali, di fronte ad un notaio “preferendo verosimilmente trasferire nello studio di un notaio tale importante scelta civica affidandosi a trucchetti da prima repubblica”.