Cultura, l’analisi di Cinalli colpisce tutti, amministratori e operatori. E su Barelli: «si sarebbe assunto oneri a titolo personale. Eventualmente di questo deve risponderne a titolo personale»

Cultura, l’analisi di Cinalli colpisce tutti, amministratori e operatori. E su Barelli: «si sarebbe assunto oneri a titolo personale. Eventualmente di questo deve risponderne a titolo personale»

Una riflessione che va a colpire sia chi ha amministrato, male, la fase in questione, sia le associazioni che sono cadute nel solito cliché del rapporto personale\informale pubblico-privato.

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Caos cultura, l’intervento di Umberto Cinalli-operatore culturale. In seguito al dibattito sui fondi per l’estate e il settembre viterbese 2013 che tanto hanno fatto discutere nei giorni scorsi, arriva lo spunto di riflessione di Umberto Cinalli (Aucs, ma anche uno degli esponenti più importanti di SeL, partito di maggioranza al comune di Viterbo). Una riflessione che va a colpire sia chi ha amministrato, male, la fase in questione, sia le associazioni che sono cadute nel solito cliché del rapporto personale\informale pubblico-privato. Stoccata poi all’ex assessore alla cultura Barelli: ” Senza un atto pubblico Barelli si sarebbe assunto oneri a titolo personale che non poteva mantenere e che non impegnavano l’amministrazione. Di questo deve risponderne – eventualmente – a titolo personale“.

 

La lettera di Umberto Cinalli

Prendo spunto dalle vicende sui contributi per le attività del cartellone Estate viterbese 2013 e del successivo Natale. Situazione grave, a fronte della presunta e denunciata riduzione dei contributi promessi e concordati con l’allora assessore alla Cultura Barelli da parte di alcune importanti realtà culturali. Situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio un settore che vive di poche risorse ed è per questo fragile, seppure costituito da professionalità di grande valore e che tanto ha dato a Viterbo, spesso investendo “di tasca propria”.

Le associazioni e gli operatori culturali devono fare – tuttavia e necessariamente – una sostanziale e circostanziata autocritica. Le circostanze “informali” così come gli accordi verbali con i quali ad oggi ci si confronta con gli amministratori sono poco plausibili e – al dunque – controproducenti. Se avessero dato alle associazioni i soldi promessi e con relativo – minore – ritardo (al netto delle disfunzioni e delle carenze, degli accordi informali e dei nuovi ed assurdi parametri, ovvero le famose e poco chiare “fasce di merito”) oggi non saremmo forse a protestare.

Le denunce sarebbero probabilmente meno veementi e dolorose. Se trasparenza e partecipazione significa avere tutti i soldi e in tempi certi, senza cambiare le regole di confronto (ovvero senza modificare il sistema “collusivo” di scelta dei progetti, senza programmazione né regole – es: di rendicontazione e con i necessari tempi per la informazione ante e post programma) tutto questo protestare è inutile e pretestuoso. Senza un atto pubblico – una determina, una delibera, una lettera di impegno – Barelli si sarebbe assunto oneri a titolo personale che non poteva mantenere e che non impegnavano l’amministrazione. Di questo deve risponderne – eventualmente – a titolo personale.

E le associazioni si sarebbero prestate in un processo che – privo di garanzie e quindi al di sotto della soglia di sicurezza – costituisce un precedente pericoloso. Questo sistema è evidentemente collusivo nella misura in cui le parti sono “vincolate” da un accordo informale estromettendo implicitamente quelle che invece richiedono e pretendono chiarezza e trasparenza negli atti. Che ricordo sono pubblici e rispondono a criteri e parametri di legge. Criteri e parametri che in questo caso non sembra siano stati rispettati. Ma – paradossalmente – l’Ente in quanto tale in questo caso è meno colpevole che in altri casi. Siamo di fronte a comportamenti personali inaccettabili che tuttavia a Viterbo sono la prassi.

Piangiamo quindi un male da noi stessi provocato, nutrito e conservato. E’ urgente educare gli operatori e i cittadini alla legalità e alla responsabilità. Occorre condividere un nuovo sistema di confronto che non prescinda dagli aspetti dell’etica e della trasparenza. Occorre una nuova consapevolezza da parte degli operatori privati della cultura, come del terzo settore in generale.