Sedi distaccate del Museo Egizio di Torino, perché non pensarne una nella Tuscia?

Sedi distaccate del Museo Egizio di Torino, perché non pensarne una nella Tuscia?

Le mummie del Museo Egizio di Torino volano a Catania. Questo uno degli spunti, di cui già ha parlato nei mesi scorsi la stampa nazionale, lanciato dal Seminario Liberal Pd di Bagnoregio dal sindaco siciliano Enzo Bianco.

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Le mummie del Museo Egizio di Torino volano a Catania. Questo uno degli spunti, di cui già ha parlato nei mesi scorsi la stampa nazionale, lanciato dal Seminario Liberal Pd di Bagnoregio dal sindaco siciliano Enzo Bianco.

Portare in Sicilia un frammento (circa 300 pezzi) dei 30mila reperti dell’Antico Egitto confinati nei magazzini torinesi è senza ombra di dubbio un colpo di genio. Un’azione quella messa a segno da Bianco che contribuisce in maniera importante alla costruzione sempre più solida della sua Catania come città d’arte e di cultura.

Ascoltando le parole di Bianco e riflettendo sull’operazione di aprire una sede distaccata del Museo Egizio di Torino (circa un milione di visitatori all’anno) a Catania ci è venuta in mente anche la nostra provincia. Terra piena di bellezze ma povera di saggi e validi amministratori.

L’apertura di una sede distaccata del Museo Egizio a Catania produce tutta una serie di benefici: articoli sulla stampa (quindi promozione a costo zero), agganciarsi a un marketing forte (come quello del Museo torinese), arricchire l’offerta culturale del comune siciliano; ma anche portarsi dietro un modello organizzativo di successo (come quello piemontese). Dal punto di vista del Museo Egizio pure ci sono dei vantaggi: avere più punti di contatto per il pubblico internazionale e “utilizzare” quindi da ami i musei distaccati per poi portare i visitatori a Torino. Ma anche moltiplicare i luoghi di vendita del merchandising e altro. Nonché altra attenzione mediatica a costo zero, che non fa mai male.

Parlandone con diverse persone si è iniziato a fantasticare sulla possibilità di seguire le orme di Bianco e tentare di costruire (o quantomeno verificarne la possibilità) una strada per arrivare all’apertura di una sede distaccata anche nella Tuscia, ergo nell’Italia Centrale. Così il Museo Egizio avrebbe la sua sede centrale nel Nord Italia, una nel Centro (a due passi da Roma) e una nel pieno Sud a Catania. Una filiera che forse potrebbe anche interessare.

Tenendo conto che il Viterbese avrebbe anche da offrire qualcosa in cambio sul piano dei reperti archeologici legati al mondo etrusco. Mondo con contatti con l’antico Egitto, come noto e confermato anche da quanto emerso dagli ultimi scavi a Vulci. Un’idea questa che magari potrebbe stimolare se non il sindaco del capoluogo, ormai a fine mandato e abbastanza “bollito” da potersi imbarcare in simili sfide, almeno il sindaco Sergio Caci. Che sta accompagnando un eccellente lavoro sul litorale, lavoro che trova il suo centro nella dinamica Fondazione Vulci. E lì c’è tutta un’altra partita interessantissima a due passi: i milioni di croceristi che sbarcano a Civitavecchia. Idee, forse sogni. Ma se un amministratore non sogna più che il sindaco si riduce a fare l’amministratore di condominio.

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