SCRITTI SULLA SHOAH – Maurizio Gregori: “Ripetere, rileggere, riascoltare, ripensare, rivedere”

SCRITTI SULLA SHOAH – Maurizio Gregori: “Ripetere, rileggere, riascoltare, ripensare, rivedere”

27 gennaio, Giornata della Memoria. Con La Fune abbiamo deciso di dedicare un periodo di riflessione sulla Shoah e sulla memoria. Per questo abbiamo chiesto a diversi rappresentanti del tessuto sociale viterbese di intervenire. Pubblicheremo, di giorno in giorno degli scritti, appositamente realizzati. L’intervento di oggi è firmato dal sindaco di Vallerano Maurizio Gregori.

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27 gennaio, Giornata della Memoria. Con La Fune abbiamo deciso di dedicare un periodo di riflessione sulla Shoah e sulla memoria. Per questo abbiamo chiesto a diversi rappresentanti del tessuto sociale viterbese di intervenire. Pubblicheremo, di giorno in giorno degli scritti, appositamente realizzati. L’intervento di oggi è firmato dal sindaco di Vallerano Maurizio Gregori.

 

 

di Maurizio Gregori

Quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sul giorno della memoria, sulla Shoah, il primo pensiero è stato: cosa dire che non sia stato già detto? Poi pensandoci bene, l’esercizio che dovremmo fare in questo giorno della memoria è forse proprio ripetere fino alla nausea quello che altri prima di noi hanno raccontato.

Ripetere, rileggere, riascoltare, ripensare, rivedere: un esercizio della memoria appunto; il dovere morale e civile di ricordare. Ricordiamo per non dimenticare. Meno ovvio di quanto possa sembrare se pensiamo che oggi, a 75 anni da quei terribili eventi, si spengono le voci degli ultimi testimoni. Tra qualche anno, un’intera generazione di sopravvissuti allo sterminio sarà scomparsa: non ci sarà più nessuno a raccontare con la propria esistenza quanto accaduto. Esercitando la memoria raccogliamo un testimone da passare ad altri dopo di noi.

Ricordiamo perché sfortunatamente non ci sono “vaccini” per evitare che la storia si ripeta, l’umanità non è immune dagli errori del passato. Paradossalmente non ne è immune neanche chi di certi errori è stato il protagonista o la vittima, basti pensare all’America che dopo Hiroshima e Nagasaki parla ancora di guerra nucleare e basti pensare all’assurdo conflitto israelo-palestinese.

Settanta anni fa Primo Levi scriveva: A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e in-coordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero.

Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con
rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.

Leggere, rileggere e riflettere è l’unico modo che abbiamo per imparare a riconoscere i “sinistri segnali di pericolo”, per stare allerta e non abbassare mai la guardia. Per questo, personalmente, non smetto di ricordare.