Santucci: “L’unica strada per il Teatro è attivare un centro di produzione”

Santucci: “L’unica strada per il Teatro è attivare un centro di produzione”

La situazione del Teatro Unione è sicuramente uno dei temi più arroventati del momento. Ieri il consiglio straordinario, che ha visto parlare addetti ai lavori. Le opposizioni contestano alla maggioranza di non avere le idee chiare, anzi di non avere proprio idee. Abbiamo intervistato Gianmaria Santucci di Fondazione.

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La situazione del Teatro Unione è sicuramente uno dei temi più arroventati del momento. Ieri il consiglio straordinario, che ha visto parlare addetti ai lavori. Le opposizioni contestano alla maggioranza di non avere le idee chiare, anzi di non avere proprio idee. Abbiamo intervistato Gianmaria Santucci di Fondazione. 

 

Teatro Unione, oltre a un cartellone Atcl cosa c’è?

“Non è un problema di cartellone, la questione è avere un’idea su cosa fare del Teatro Unione. La stagione teatrale deve essere figlia di un quadro, non un qualcosa venuto fuori sommando gli acquisti sul mercato delle produzioni del momento. La domanda a cui chi amministra la città deve dare risposta è una: vogliono far vivere il teatro o no? Se si vuole dare una vita all’Unione allora l’unica strada è quella di un centro stabile di produzione, capace di produrre cultura. Solo così è ipotizzabile cercare finanziamenti e tirare fuori idee per permettere al sistema di fatturare.

La soluzione Atcl è una non soluzione. Occupano il teatro 15 giorni all’anno con gli spettacoli in rassegna e poi? A chi sarà dato questo teatro per i restanti 350?”

Ma a oggi c’è un teatro vero e proprio da gestire?

“Esatto. L’altro problema serio è proprio questo. Ci devono far capire se i lavori sono ultimati o no. Dobbiamo capire se il palco è apposto oppure ogni volta dobbiamo spendere perché serve tutta la strumentazione. Come accaduto di recente. Se ogni volta che si apre si pensa di sostenere un costo come quello per la banda della Marina siamo al delirio. Poi c’è la questione accoglienza. Non c’è neanche un bar nella struttura. Ci devono far capire come stanno realmente le cose, altrimenti stanno prendendo in giro a tutti”.

Come opposizioni siete piuttosto compatti sul tema, qual è la vostra prospettiva?

“Serve lavorare alla costituzione di un centro di produzione che tenga aperto il Teatro. Questo è l’unico modo per ottenere finanziamenti e immaginare anche corsi di formazione per maestranze. Operazione che permetterebbe altre entrate. Questa è la nostra visione”.

E l’amministrazione Michelini cosa sta facendo?

“Grande confusione, come sempre. Cercano, nel loro stile, di dire sì alle richieste di tutti sapendo che tra dieci mesi se ne andranno. Non hanno una prospettiva, non una programmazione. Cercano di raccontare una storia che metta insieme tutti, sperando che la gente ci creda. Un copione già visto in diverse occasioni”.