Santucci: “Chi sta con Fioroni muore”

Santucci: “Chi sta con Fioroni muore”

Gianmaria Santucci legge il voto di domenica. Lo fa spaziando a 360 gradi sulle varie forze politiche sullo scacchiere, soffermandosi in particolare sui Mori. Lo abbiamo intervistato.

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Gianmaria Santucci legge il voto di domenica. Lo fa spaziando a 360 gradi sulle varie forze politiche sullo scacchiere, soffermandosi in particolare sui Mori. Lo abbiamo intervistato.

La cosa più evidente emersa dal voto in provincia di domenica?

“La conferma che l’operazione Mori è un suicidio, si tratta solo di una mossa strumentale per creare problemi dentro al Pd. Serve solo a quello, ci riesce ma non vince. Un’operazione senza senso che si sta sfasciando, è sotto gli occhi di tutti. Dove fanno le liste non fanno altro che perdere e far perdere il Partito Democratico. E’ solo “una minaccia” che si usa per avere forza nella politica del Pd. Affari loro, ognuno a casa sua fa ciò che vuole. Un progetto politico con poche ambizioni, di sicuro mi sembra difficile che abbiano ambizioni di governo”.

Però a Tarquinia potrebbero ritornare in corsa con un apparentamento con uno dei due sfidanti del centrodestra?

“Non credo che a Tarquinia si vada a un apparentamento di qualche tipo. Mi pare difficile ma non è da escludere. Per ora il candidato sindaco Mencarini mi pare non abbia molte intenzioni di apparentamenti, almeno visto da Viterbo. Forse più disponibile Moscherini ma la vedo difficile, visto i toni un po’ forti usati in campagna elettorale”.

A parte Tarquinia dove altro il metodo Mori ha avuto influenze di questo tipo?

“Ronciglione. Quella politica che ha spaccato la coalizione del sindaco Giovagnoli all’estrema ricerca del centro credo che poi lo abbia fatto perdere. Dove era presente la logica dei Mori, indipendentemente se hanno fatto o meno la lista, perché non ovunque riescono, ci ha rimesso il Pd.

La loro mi pare una logica di alleanza al centro che non mi pare lineare. Senza che nessuno si offenda, altrimenti Fioroni se la prende, quando parlavo di pornografia politica parlavo di un atteggiamento incomprensibile. Mettere dentro un’area che non si capisce cosa sia tutto e il contrario di tutto non regge. Alla fine guardando il consiglio comunale di Viterbo è finita che di tutti quei Mori ci si è messo solo Paolo Moricoli che non aveva più il suo gruppo”.

I Mori si sono sbiaditi?

“Dicevamo scherzando: “Mori, mori, mori”. Alla fine sono morti davvero”. E’ un progetto politico di cui non si capisce il senso. Una logica giolittiana di mettersi lì e minacciare la maggioranza con propria assenza anziché propria presenza”.

Come sono andati i Cinque Stelle?

“Pagano assenza di radicamento sul territorio di una classe dirigente che sia competitiva. Per governare e fare l’antisistema ti serve qualcuno di affidabile sul territorio. Non mi pare che nella Tuscia sia nata una classe dirigente alternativa”.

Partito Democratico?

“Un guazzabuglio inestricabile. Una guerra per bande senza fine. Stanno sempre a litigare ed è evidente che quando litighi così puoi fare poco”.

E il centrodestra?

“Si sta cercando di costruire faticosamente una nuova proposta di governo per questo territorio. Alla fine il commento più intelligente l’ha dato Veltroni quando ha invitato a riflettere che sul territorio il centrodestra è radicato. Il popolo del Pdl non è scomparso, paga l’età di Berlusconi. C’era e c’è, l’elettorato di riferimento esiste. La classe dirigente deve trovare persone nuove, spendibili. Dove ritrova una classe dirigente vince”.