S. Rosa, il film che esalta la figura della Patrona

S. Rosa, il film che esalta la figura della Patrona

Si fronteggiano due correnti di pensiero contrapposte nella valutazione del film su Santa Rosa, sceneggiato da Rosanna De Marchi e Luigi Avella (con quest'ultimo anche nelle vesti di regista). Non si tratta di un prodotto cinematografico tradizionale e/o commerciale, né va visto con gli occhi del critico o dello spettatore pagante. Si tratta, invece, di un omaggio alla Patrona e alla cittadina più importante che abbia mai vissuto dentro e fuori le mura medievali. Un atto di fede e di devozione o, in una visione più laica, di amore verso Viterbo.

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Si fronteggiano due correnti di pensiero contrapposte nella valutazione del film su Santa Rosa, sceneggiato da Rosanna De Marchi e Luigi Avella (con quest’ultimo anche nelle vesti di regista): da una parte, (eccessive) critiche, pesantissime e talvolta pure preconcette visto che spesso sono state manifestate dopo aver visionato soltanto il trailer; dall’altra, (eccessivi) complimenti, conditi da giudizi persino troppo entusiastici. Come spesso accade, probabilmente bisogna scegliere una via di mezzo per esprimere una posizione equilibrata e aderente alla realtà.

La prima considerazione da fare è che – come gli stessi autori hanno sempre sottolineato – non si tratta di un prodotto cinematografico tradizionale e/o commerciale, né va visto con gli occhi del critico o dello spettatore pagante. Si tratta, invece, di un omaggio alla Patrona e alla cittadina più importante che abbia mai vissuto dentro e fuori le mura medievali. Un atto di fede e di devozione o, in una visione più laica, di amore verso Viterbo. E’ questa la chiave di lettura giusta quando ci si appresta a commentare il film. Una cifra che esula, evidentemente, dai consueti criteri valutativi e che deve impedire le demonizzazioni e le beatificazioni, spesso dettate solo da posizioni personalistiche. E’ vero, ci sono errori (taluni anche grossolani) nella stesura della sceneggiatura; diversi dialoghi appaiono forzati e inutilmente lunghi e certe riprese risultano piuttosto raffazzonate. Ma, detto questo, non si può certo dire che gli sforzi (notevoli sotto ogni punto di vista) per produrre la pellicola non siano stati ripagati: l’immagine di Rosa appare ben delineata e potente nella sua umile e forte dedizione alla causa di Cristo e del messaggio francescano.

Un’altra considerazione riguarda due aspetti formali: l’eccessiva lunghezza del film (tre ore sono obiettivamente troppe) e l’accompagnamento musicale che si ripete ossessivamente per l’intera durata. Alla prima obiezione, Rosanna De Marchi ha risposto che è stata una scelta precisa per dare visibilità a tutte le circa 400 persone che hanno gratuitamente partecipato alle riprese. D’accordo, ma un po’ di tagli qua e là che avessero permesso di ridurre la proiezione ad un paio d’ore al massimo non avrebbero leso l’unitarietà e gli obiettivi dell’opera, rendendola invece più snella. Quanto alle musiche, forse sarebbe stato più opportuno qualche variazione e magari, in certe scene, lasciare spazio al sonoro originale, con qualche rumore di sottofondo. Quanto alla recitazione, non c’è dubbio che tutti ci abbiano messo l’anima, ma in certe figure di contorno i risultati non sono stati particolarmente brillanti. Per restare al tema, appare doveroso invece segnalare la performance di Lea Gobattoni che interpreta la madre superiora con misura ed equilibrio, centrando in modo calzante il personaggio. Si parla, vale la pena sottolinearlo, di dilettanti, nella stragrande maggioranza dei casi per la prima volta impegnati davanti alla macchina da presa.

Dunque, una bocciatura o una promozione? Né l’una, né l’altra. Il film va preso per quello che è: con i suoi pregi e i suoi difetti, con le imperfezioni e le mancanze. Ma anche con il dovuto elogio verso chi, rischiando in prima persona e senza spendere un centesimo di soldi pubblici, si è messo in gioco e ha lavorato sodo per realizzare un prodotto che esaltasse la figura di Rosina. Mettendoci impegno, passione e soprattutto cuore: davanti a tutto questo, si possono solo esprimere gratitudine e ringraziamenti verso Rosanna De Marchi, Luigi Avella e tutti coloro che hanno contribuito all’opera.

Per ora sono state due le proiezioni gratuite a Viterbo; altre, anche in provincia, saranno programmate nelle prossime settimane: intanto si può acquistare il dvd. Gli incassi saranno utilizzati a scopo benefico per il monastero di Santa Rosa.

 

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