Rossetti: “Dal Poggino un messaggio di concretezza e semplicità”

Rossetti: “Dal Poggino un messaggio di concretezza e semplicità”

Concretezza, semplicità ed immediatezza. Se si dovesse riassumere in poche parole ciò che sta accadendo al Poggino e che in pochi ancora sono riusciti a mettere a fuoco concretamente, si potrebbero usare queste tre espressioni.

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Concretezza, semplicità ed immediatezza. Se si dovesse riassumere in poche parole ciò che sta accadendo al Poggino e che in pochi ancora sono riusciti a mettere a fuoco concretamente, si potrebbero usare queste tre espressioni. Ne abbiamo parlato con Bruna Rossetti, presidente di Confcooperative Viterbo, associazione di categoria che ha la sede proprio nel quartiere produttivo della Città.

 

Perché questo spontaneismo?

“Ci siamo uniti per provare a darci delle rispose che nessuno ci dava. Tutto è nato dalla volontà e dalla caparbietà di un imprenditore come Carlo Papalini, che si è messo a servizio di tutti noi”.

 

Parole d’ordine: semplicità?

“Il gruppo comunica grazie a Whatsapp. Uno strumento poco impegnativo che ha permesso di unire tanti di noi, che non si conoscono se non tramite la chat. È nato tutto in modo amichevole, con pochi di noi. Ora si è ingrandito a dismisura. Così sono nate azioni spontanee di aggregazione e l’esigenza di fare massa comune per affrontare la quotidianità”.

 

Risolverà i problemi del Poggino?

“Non è certo il gruppo che li risolverà, ma abbiamo dimostrato che con poco e con la buona volontà si possono fare delle cose e tenere accesi i riflettori”.

 

È stato acceso un faro su 200 attività. Fino ad oggi il quartiere era come un fantasma. Non se ne parlava, perché?

“La mentalità di Viterbo è caratterizzata dall’isolamento, anche fra di noi che viviamo il Poggino e ne subiamo le difficoltà non avevamo da anni fatto più un tentativo di aggregazione. Vecchi tentativi erano falliti perché troppo strutturati e non davano risposte. Erano più complessi della realtà stessa”.

 

Quali sono le criticità principali del Poggino, oggi?

“Le problematiche principali sono ovvie ed evidenti a chi lo vive. Ad esempio l’accesso è sacrificato per essere una zona industriale, poi il vialone del Poggino, che potrebbe essere valorizzato con pochissimo, è indecente. Si potrebbe pensare ad una pista ciclabile, a dei bus navetta. O semplicemente a delle indicazioni segnaletiche. Ad esempio all’uscita dall’ufficio per arrivare in centro ci vuole il doppio del tempo perché c’è un tappo assurdo dietro al quale siamo segregati. Magari basterebbe un minimo segnaletica per indicare che è stato fatto un ponte che porta sulla Teverina. Gran parte del traffico potrebbe essere veicolato in questo modo e snellirebbe anche il traffico su via Garbini”.

 

Oltre al problema della strada larga, abbandonata, c’è quello della banda stretta..

“Strada larga non curata, banda stretta quando servirebbe larga degna di una zona industriale, artigianale e commerciale con tutte queste aziende. Durante un incontro istituzionale ci hanno detto che non si immaginavano che ce ne fossero così tante. Se lo dico io è un conto, se lo dice chi amministra è abbastanza grave. Siamo in tanti e quindi bisognerebbe riflettere su come fornire dei servizi”.

 

Cosa si augura per il 2017 guardando questa azione collettiva?

“Che passi il messaggio che tutti, dagli amministratori ai cittadini, capiscano che con poco si possono fare cose. Ecco voglio dare questo messaggio. Mi auguro che si permeano un po’ di buono, e si dedichino prima all’ascolto per dare risposte. Perché anche con poco si possono dare”.