Museo Civico, Antoniozzi: “Il rilancio è impresa vana se prima non si ripensa l’intero sistema Cultura”

Museo Civico, Antoniozzi: “Il rilancio è impresa vana se prima non si ripensa l’intero sistema Cultura”

Dopo gli interventi di Filippo Rossi, Gian Maria Cervo, Gianluca De Dominicis, Marco Trulli, Antonio Rocca, Alberto Miralli e Marcello Carriero interviene anche Alfonso Antoniozzi.

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Dopo gli interventi di Filippo Rossi, Gian Maria Cervo, Gianluca De Dominicis, Marco Trulli, Antonio Rocca, Alberto Miralli e Marcello Carriero interviene anche Alfonso Antoniozzi. Il tema è quello del rilancio del Museo Civico di Viterbo, che rischia di essere affossato completamente dal trasferimento delle opere di Sebastiano Del Piombo sotto i portici di Palazzo dei Priori. Decisione presa ai tempi di Viva Viterbo in maggioranza, ancora non attuata, e tornata all’ordine del giorno dopo le dichiarazioni di Filippo Rossi indignato per il prestito delle sale alla Prefettura: “A far acqua – scrive Antoniozzi – non è un’istituzione in sé quanto l’intero sistema”.

 

di Alfonso Antoniozzi

Parlando come se avessimo dei fondi a nostra disposizione a parere mio è l’idea stessa di Museo che dovrebbe essere scardinata, a favore di uno spazio espositivo che narri la storia della nostra città attraverso la propria arte organizzando dei percorsi a tema che la raccontino, anche con l’ausilio di mezzi interattivi e di proiezione digitale o tridimensionale. Il Museo, in fondo, custodisce il nostro passato e le nostre radici. Immaginate di poter entrare e poter fare un percorso nella viterbo medievale, o in quella etrusca, o in quella dell’era farnesiana e così via: sicuramente molto più accattivante della solita visita a un museo che, pur avendo pezzi di grande pregio, non custodisce certo la Gioconda e quindi non è meta automatica di pellegrinaggi se non da parte, appunto, dei “museofili”.

Non avendo, temo, fondi simili a disposizione posso solo dire che il rilancio del Museo è impresa vana se prima non si ripensa l’intero sistema cultura di una città che ha fino ad oggi ospitato iniziative interessanti e a volte molto interessanti, e su cui insiste un patrimonio culturale non trascurabile, ma le ha anche viste perdersi nel mare magnum dell’indifferenza, proprio perché a far acqua non è un’istituzione in sé quanto l’intero sistema. Sistema che, ad oggi e da tempo immemorabile, si è spesso occupato del “particolare” senza avere una qualsivoglia visione globale.