Rifiuti, sulla Tuscia lo spettro dell’inceneritore. Perché Palazzo dei Priori è restio ad adottare il protocollo Rifiuti Zero?

Rifiuti, sulla Tuscia lo spettro dell’inceneritore. Perché Palazzo dei Priori è restio ad adottare il protocollo Rifiuti Zero?

Rifiuti, cosa c'è nel futuro della Tuscia? Il Viterbese potrebbe essere chiamato a ospitare un nuovo inceneritore? Cosa farà la politica locale? Ubbidirà o difenderà la salute dei cittadini e dell'ambiente? Chiediamo un segnale in questa direzione: l'adozione del protocollo Rifiuti Zero da parte di Palazzo dei Priori.

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inceneritoreC’è il pericolo di un inceneritore nella Tuscia? Sì, ma il tema è scomodo e tutti preferiscono non parlarne. Siamo rimasti colpiti positivamente dalle dichiarazioni nette del segretario Pd Andrea Egidi dei giorni scorsi su La Fune: “Chi parla d’inceneritori è ubriaco dalla mattina alla sera”. Lo stesso segretario ha poi invitato i circoli del Partito Democratico della Tuscia a lavorare verso il protocollo “Rifiuti Zero”.

Ma i conti non tornano. Infatti il governo Renzi, muovendosi su quanto già improntato dal precedente governo Letta, sembra intenzionato a puntare sul sistema inceneritori per affrontare il tema rifiuti. Entro dicembre, il ministro dell’Ambiente individuerà gli impianti di incenerimento necessari a “raggiungere un sistema integrato e moderno di gestione dei rifiuti” da realizzare “su tutto il territorio nazionale”. Difatti il governo, con il decreto “Sblocca Italia” ha dimezzato i tempi di espropriazione dei terreni, delle procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e di autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) per questi impianti.

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Due passaggi burocratici necessari a stabilire se un impianto costituirà un rischio reale per la salute e l’ambiente. Queste procedure richiedono spesso accertamenti complessi e tempi lunghi, in ossequio al principio sanitario di precauzione: se non c’è certezza che non fa male non bisogna approvare.

Invece ora, riconosciuti come dannosi per salute e ambiente e superati da altre tecnologie, per il governo e il parlamento diventano “infrastrutture e insediamenti strategici” necessari a conseguire la “sicurezza nazionale”.

Nel decreto “Sblocca Italia” si prevede persino la costruzione di nuovi impianti, che nel documento vengono definiti “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Non compare più il termine “termovalorizzatori”, semplicemente perché l’Unione Europea ne ha vietato l’utilizzo, perché considerato ingannevole. Un fatto che la dice lunga, su questi impianti.

L’obiettivo è quello di dismettere le discariche attraverso l’introduzione dell’incenerimento. Le nuove disposizioni prevedono la circolazione dei rifiuti da Nord a Sud, per arrivare negli inceneritori. In barba alla legge di prossimità, che impone di trattare e smaltire i rifiuti quanto più vicino al luogo di produzione. E in sfregio alla vera soluzione, attuata in tante parti d’Italia e del mondo e attuabile ovunque: la raccolta differenziata porta a porta. Un sistema ben definito nel protocollo “Rifiuti Zero” e che permette di dare nuova vita agli scarti e creare posti di lavoro e introiti per i Comuni.

Ma gli inceneritori sono un grosso business per le lobby, che in questo Paese se ne fregano di tutto e tutti. Gli inceneritori producono inquinamento, morte e non danno occupazione come farebbe l’applicazione del protocollo “Rifiuti Zero”.

Esistono 4 impianti di incenerimento nel Lazio, tre nella zona di Roma e uno a Frosinone. E nel nord della regione? Ancora niente, ma potrebbe essere deciso di realizzarlo. Il tema è caldo, anzi caldissimo. Possibile che Egidi non sappia niente di tutto questo scenario? E perché Francesco Serra, capogruppo del Pd, se interrogato sul tema rifiuti tende a utilizzare sistematicamente il mantra: “Occorre chiudere il ciclo dei rifiuti”?. Altra domanda: perché il Comune di Viterbo non ha ancora adottato il protocollo “Rifiuti Zero”, che di fatto mette al bando l’inceneritore?