Rifiuti, il vero male sono le isole di prossimità. Il Comune sta pensando alla soppressione

Rifiuti, il vero male sono le isole di prossimità. Il Comune sta pensando alla soppressione

Sarebbero le isole di prossimità la vera croce del servizio di raccolta rifiuti. Male impostate, al limite e forse ben oltre da essere catalogabili come discariche abusive, farebbero disperdere moltissimi sforzi. Tanto che il Comune sta pensando di chiuderle o almeno di riprogettarle.

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città altoRifiuti viterbesi, il grande male sono le isole di prossimità. Al limite, e forse ben oltre, per entrare nella categoria di discariche abusive sarebbero loro a mandare in tilt l’intero sistema di raccolta. Richiedono tante risorse di personale per essere gestite nella situazione di caos puro in cui versano e questo sfianca il resto del lavoro.

Questa la conclusione a cui sono giunti durante un’attenta discussione, di due ore e mezza, ieri mattina in terza commissione. Il nuovo assessore Andrea Vannini ha fatto il punto sul contratto tra Palazzo dei Priori e Viterbo Ambiente.

Due le soluzioni prospettate: chiuderle e affidarsi al porta a porta anche nelle aree periferiche oppure riprogettarle in maniera più consona: con l’accesso regolato da una chiave, da dare solo ai residenti del settore servito, e le telecamere.

Proprio sulle isole di prossimità è stato stilato una specie di report, per dare l’idea di quanto la situazione si presenti allarmante. Addirittura c’è una ex isola di prossimità, su strada Pian del Cerro, che è stata soppressa ma continua a esistere. Continua a esistere perché la gente non ha mai smesso di gettarci i rifiuti, a casaccio. Roba da 150 quintali a settimana, una cosa impegnativa.

Ma i problemi gravi non sono ovunque, su 54 esistenti quelle da mani nei capelli sono una decina. Il sospetto è che la situazione disastrosa sia determinata da aziende limitrofe che ci scaricano senza regola, così come viene meglio e senza andare per il sottile.

Dal dibattito è emerso un ulteriore dato interessante. Viterbo Ambiente ha risparmiato dall’introduzione dell’umido qualcosa come 450mila euro, soldi che sono rimasti fermi perché il Comune non ha ancora deciso se utilizzarli per implementare il porta a porta o per migliorare lo spezzamento della città.