Referendum trivelle, il nostro punto di vista e le cose da sapere

Referendum trivelle, il nostro punto di vista e le cose da sapere

Il 17 aprile si vota per il referendum “sulle trivelle”. Nelle ultime settimane il tema, inizialmente sottaciuto, ha invece avuto una ampia eco sui media del Paese. Da qualche giorno abbiamo messo sulla home de La Fune un banner dove si sostiene il Sì. Una scelta di campo che abbiamo ritenuto opportuna.

ADimensione Font+- Stampa

Il 17 aprile si vota per il referendum “sulle trivelle”. Nelle ultime settimane il tema, inizialmente sottaciuto, ha invece avuto una ampia eco sui media del Paese. Da qualche giorno abbiamo messo sulla home de La Fune un banner dove si sostiene il Sì. Una scelta di campo che abbiamo ritenuto opportuna.

Per arrivare alla costruzione di un’opinione non potevamo fare altro che ascoltare, leggere, documentarci. La cosa più sensata da fare è riproporre il lavoro di testate nazionali, che hanno approfondito al massimo la questione.
Vi diciamo francamente che il nostro sostegno al sì è essenzialmente di carattere politico, non certo partitico. Il senso lo centra bene, a nostro avviso, Francesco Sylos Sabini del Fatto Quotidiano.

Che scrive questo:
Il quesito semplificato può essere così formulato
“Volete che, quando scadranno le concessioni, siano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane già in atto entro le 12 miglia dalla costa, anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Dunque la vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, ma solo quando scadranno i contratti. Non è, come alcuni sostengono, un referendum sui rischi ambientali, sull’approvvigionamento energetico (anche se certamente è auspicabile che si investa con più decisione nelle energie alternative), sulla distruzione di posti di lavoro, sull’ipocrisia di un paese che lascia il rischio ambientale a quelli più deboli, ecc. Al contrario, il 17 aprile si vota per chiudere gli impianti alla scadenza delle concessioni com’è normale che avvenga. Infatti, prolungare per legge un contratto tra pubblico e privato è unfavore immotivato (alle società petrolifere) poiché si crea un monopolio senza scadenza, falsando il mercato, e perché sarà il concessionario a decidere di fatto quando finirà la “vita utile” del giacimento.
Si vota cioè sul fatto se dare o no concessioni illimitate di beni che appartengono a tutti che apre questa possibilità: se i titolari delle concessioni ogni anno e da ogni giacimento estraggono una quantità di gas (da loro auto-certificato) pari o inferiore ad una certa soglia (franchigia) non versano neppure un euro (royalty) allo Stato: perciò più durano le concessioni e meno interesse hanno a superare la franchigia.

 

Quindi il motivo essenziale per cui invitiamo a votare sì è il mantenimento all’interno dello stato del potere di assegnare concessioni che abbiano scadenza certa. Altrimenti il sistema potrebbe anche ripetersi e un domani interi pezzi di patrimonio collettivo potrebbero essere affidati per tempi potenzialmente illimitati a privati. Questo non ci sembra un giusto modo per amministrare le ricchezze di tutti.
Per avere un quadro dei diversi aspetti della questione vi invitiamo a leggere un approfondimento de L’Espresso: ‘Referendum trivelle, 10 cose da sapere per votare informati’

Decarta racconta la Tuscia