Quel “che palle!” di Rossi che ha scatenato indignazione

Quel “che palle!” di Rossi che ha scatenato indignazione

L'attivismo sui social del consigliere comunale Filippo Rossi è avvezzo a scatenare polemiche a catena. L'ultima riguarda il "che palle!" con cui l'ex presidente del consiglio ha commentato l'azione di quei viterbesi che pubblicano foto di degrado legato all'abbandono di rifiuti. Pubblichiamo la lettera di un lettore.

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Filippo Rossi

Filippo Rossi, demiurgo di Viva Viterbo, ex presidente del consiglio comunale, da qualche tempo a questa parte consigliere semplice e attivissimo più sui social che nella sala d’Ercole.

Le sue frasi convertite in post facebook spesso creano reazioni a catena contrastanti. C’è un intervento di queste ore che sta creando parecchio rumore, in rete e fuori. Al punto che un lettore de La Fune ci ha scritto, chiedendo di pubblicare un intervento di replica. A scatenare il tutto la frase “Che palle quelli che continuano a fotografare immondizia”.

Parole pubblicate da Rossi in seguito a l’ennesima denuncia di degrado viterbese comunicata sui social e alla stampa dal movimento civico Viterbo Civica. Riportiamo fedelmente la replica di un cittadino indignato dall’atteggiamento di Rossi.

 

La lettera di replica a Rossi

Sono furibondo. Premetto, mi riferisco ad un fatto che è chiaramente voluto da chi lo ha generato, con il solo scopo di attirare attenzione. Il fatto: Un signore ha scritto che si è rotto le palle di vedere foto di immondizia a Viterbo.

Banale, semplice, lineare. Ci sta, è libero pensiero in libero stato ma … c’è sempre un “ma”. Il “ma” è riferito al fatto che, questo signore, è un membro del consiglio comunale, un organo del Comune di Viterbo. Questo signore, è un consigliere comunale ma anche un giornalista, un direttore artistico e, fino a prova contraria, un uomo capace di intendere e volere.

Questo signore alle ultime elezioni ha ottenuto 4264 voti. 4264 persone gli hanno delegato le scelte relative al futuro di questa città, gli hanno dato in mano la propria fiducia. Ripagate con post cadenzati su facebook e scuse da bambino dell’asilo. Questo signore non ha capito che l’idea del voto come unico esercizio di cittadinanza non ha più senso. Le persone sono stanche di essere trattate come individui responsabilizzati solo ogni tot anni quando viene il momento di delegare il potere a qualcun altro, quando è il momento di chiedere un voto. Lui l’ha avuto. E quando altri gli fanno notare che le cose vanno di merda, lui si rompe le palle.

Il bello è che ogni volta che si tenta di esercitare il nostro potere al di fuori del contesto elettorale, veniamo umiliati se non addirittura ignorati, derisi, “porociucati”. “Non prendo gettoni”, “mi dimetto perché non posso parlare”, “vengo quando mi pare”, “cacciatemi se vi pare” e così via, in barba a qualsiasi norma etica e regolamentare. Come l’articolo 11 comma 4 dello statuto del Comune di Viterbo. Poi oggi leggo questo post. Avevo promesso che non avrei neanche più nominato il personaggio ma ritengo questo post un oltraggio. Sì, un oltraggio, anche se voluto, anche se è chiaramente la provocazione di uno che preferisce fare il troll piuttosto che stare nel posto in cui dovrebbe sedere. Un oltraggio. E’ un oltraggio alla civiltà, un oltraggio a chi paga le tasse ogni giorno, a chi si dispera per vedere il proprio territorio violentato da incuria e ignoranza, da malaffare e inadempienza.

Un oltraggio verso tutti quelli che si danno da fare, che impiegano il proprio tempo mettendolo a disposizione della comunità, che spendono soldi propri, energie proprie a raccogliere la merda altrui. Oggi leggo questo post. Le foto dell’immondizia lo disturbano, sono noiose. Già, noiose. servizi pubblici pagati come caviale e restituiti come bucce di fave, considerando che forse vive in posti migliori del mio e che paga tasse congrue, la sua noia mi disturba.

Perché è come se fossimo reduci da una guerra che ancora non è finita nè passata e chi è deputato a interagire con la stessa è totalmente indifferente. Addirittura annoiato Mi è venuto un discorso di Winston Churchill che alla fine della seconda guerra mondiale disse: “ladies and gentlemen, we have no money now is the time to use our brain”. Nei momenti di difficoltà bisogna investire nelle menti per superare la crisi.

L’impressione che ne traggo è che questo signore sia totalmente avulso dalla realtà in cui versa questa città. E lui chiaramente non è Churchill.