Quei partigiani dei Monti Cimini guidati da Mariano Buratti

Quei partigiani dei Monti Cimini guidati da Mariano Buratti

Nel giorno del 25 aprile, giorno della Liberazione, abbiamo deciso di riproporre la storia de partigiano viterbese Mariano Buratti. Con grande slancio mise in piedi sui Cimini una formazione partigiana e finì in mano ai nazisti a Roma.

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“Nobilissima tempra di patriota, valente ed appassionato educatore di spiriti e di intelletti. Raccoglieva intorno a sé, tra i monti del Viterbese, un primo nucleo di combattenti dal quale dovevano sorgere poi valorose formazioni partigiane. Primo fra i primi nelle imprese più rischiose, animando con l’esempio e la parola i suoi compagni di lotta, infliggeva perdite al nemico e riusciva ad abbattere un aereo avversario. Arrestato in seguito a vile delazione, dopo aver sopportato, con la fierezza dei forti e col silenzio dei martiri, indicibili torture, veniva barbaramente trucidato dai suoi aguzzini. Esempio purissimo di sublime amor di Patria”. Questa la motivazione della medaglia d’oro al valore militare che venne conferita in data 31 gennaio 1944 al partigiano viterbese Mariano Buratti.

A lui – professore e uomo capace d’ispirare e guidare con l’esempio diversi spiriti liberi sui Monti Cimini, la Banda Buratti – venne intitolato il liceo Umberto I. Dopo l’8 settembre 1943 Buratti si diede alla clandestinità e organizzò una banda partigiana, la Banda Buratti che operava sui monti Cimini. Tale gruppo di partigiani era composto da ex militari suoi allievi a scuola e il cognato Vincenzo Bianchini.

mariano buratti

Il 13 dicembre 1943 l’insegnante azionista venne catturato dai nazifascisti, sul piazzale di ponte Milvio a Roma. Venne condotto alla prigione di via Tasso, usata dall’Sd la brutale polizia politica comandata dal maggiore Herbert Kappler, e successivamente al carcere di Regina Coeli. Dopo alcune settimane di detenzione e torture, insieme ad altri otto patrioti e oppositori del nazifascismo, venne fucilato al Forte Bravetta.

Compì il servizio di leva con il grado di ufficiale di complemento presso il 26º Reggimento fanteria “Bergamo”. Entrato nel 1924 nella Guardia di Finanza con il grado di “sottobrigadiere” aveva continuato la sua permanenza nell’esercito intervallandola con periodi dedicati alla sua vocazione all’insegnamento. Dapprima fu insegnante presso le scuole elementari e in seguito fu professore di storia e filosofia presso il Liceo “Umberto I” di Viterbo.

In seguito alle gravi tragedie che lo avevano colpito – la morte della figlia Magda e, poco dopo, quelle della moglie Cristina e della bambina che questa aveva in grembo – era stato portato ad arruolarsi, nel 1936, nella MVSN e a partecipare alla guerra d’Africa.

Tornato nel 1937, Buratti aveva ripreso gli studi e l’attività di insegnante, ma più volte, come prima della spedizione in Africa, aveva continuato a vestire la divisa della Guardia di Finanza dal 1941 al 1943. Nel frattempo aveva costruito una nuova famiglia ed era stato influenzato dalle lezioni del professore e filosofo liberale Guido De Ruggiero che, alla caduta del fascismo, favoriva l’ingresso di Mariano Buratti nel Partito d’Azione.

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