Quando la candidata all’Oscar venne a Viterbo per Quartieri dell’Arte

Quando la candidata all’Oscar venne a Viterbo per Quartieri dell’Arte

“Sì in effetti Phyllis Nagy, autrice e regista che ha lavorato per noi nel 2001 era candidata all'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per il film Carol", ci racconta con un sorriso a trentaquattro denti il direttore artistico Gian Maria Cervo.

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E’ difficile da credere ma a Viterbo esiste un festival che ha ospitato candidati al premio Nobel, premi Pulitzer e premi Oscar e alcune delle compagnie più importanti e longeve del mondo.

Il festival si chiama Quartieri dell’Arte e quest’anno celebra i venti anni di attività in concomitanza con i 400 anni dalla morte di Shakespeare.

E un po’ di Quartieri dell’Arte è passato quest’anno per la notte degli Oscar. “Sì in effetti Phyllis Nagy, autrice e regista che ha lavorato per noi nel 2001 era candidata all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per il film Carol”, ci racconta con un sorriso a trentaquattro denti il direttore artistico Gian Maria Cervo.

“Quando arrivò qui – continua Cervo – veniva dal Royal Court Theatre di Londra, il leggendario teatro che ha promosso generazioni di drammaturghi inglesi e non.

Devo dire che i miei rapporti con lei, all’epoca, non furono proprio idilliaci. Lei era considerata “un carattere” in tutto il teatro inglese e venendo a lavorare con noi si rivelò all’altezza della fama. Comunque sono contento per il risultato che ha raggiunto”.

Quartieri dell’Arte è un brand con una consolidata visibilità nazionale e internazionale e in molti casi ha ospitato figure del mondo del teatro e della cultura che poi sono diventati dei giganti. Rimanendo in Italia come non tirare in ballo ‘Lo chiamavano Geeg Robot’ di Gabriele Mainetti, che in questi giorni sta spopolando nelle sale cinematografiche. “Mainetti ha frequentato molto i palcoscenici di Quartieri dell’Arte – racconta il direttore artistico di QdA – insieme a Claudio Santamaria protagonista del film”.

Ma c’è veramente di che andare fieri. “Solo per fare qualche esempio qualche settimana fa ho visto il film di Andrew Haigh Week-End e mi sono accorto che un attore ragazzino inglese, Chris New, è il protagonista del film e sta diventando una star in Gran Bretagna”, raddoppia il sorrisone il drammaturgo.

Parla di chi è passato per il festival e delle fortune degli altri ma anche la sua drammaturgia funziona e fa scuola nel mondo. “Sì il mio Call me god – scritto insieme a Marius von Mayenburg, Albert Ostermaier e Rafael Spregelburd – ha avuto di recente la prima nordamericana all’Università di Toronto in Canada, che ha una delle più prestigiose facoltà di recitazione del Nord America. E lo stesso testo è andato in prima serata in televisione in Germania, associato a un documentario sui personaggi principali del testo”.

E con tutto questo mescolarsi di emozioni sta pensando alla prossima edizione di QdA, con una sfida chiara: fare sempre meglio, andare oltre. “Stiamo lavorando a un modo sorprendente di celebrare i 400 anni dalla morte di Shakespeare – racconta, parlando dell’inglese come se parlasse di un vecchio amico -. Non solo i legami tra il Bardo e Viterbo ma anche la scoperta del mondo del grande autore elisabettiano. Ad aprile faremo una conferenza che mostrerà l’impatto internazionale di quello che faremo in relazione all’opera di Shakespeare”.

Ma non finisce qui. QdA 2016 ospiterà la prima mondiale dell’opera ‘Questa è Ales’ di Jon Fosse, più volte candidato al premio Nobel per la letteratura, uno spettacolo in coproduzione con Det Norscke Teatret, uno dei teatri nazionali di Oslo.

Sarà un’edizione eccezionale, c’è da giurarci.