Primarie sì? Primarie no? Centrodestra al bivio

Primarie sì? Primarie no? Centrodestra al bivio

Passano i giorni e si avvicina inesorabile il momento del voto per il rinnovo dell'amministrazione comunale a Palazzo dei Priori. E del candidato a sindaco del centrodestra neanche l'ombra. Tranne quella che qualche stesso pretendente cerca di proiettare, convinto che il non eccepire nulla da parte degli altri sia un segno di incoraggiamento.

ADimensione Font+- Stampa

Passano i giorni e si avvicina inesorabile il momento del voto per il rinnovo dell’amministrazione comunale a Palazzo dei Priori. E del candidato a sindaco del centrodestra neanche l’ombra. Tranne quella che qualche stesso pretendente cerca di proiettare, convinto che il non eccepire nulla da parte degli altri sia un segno di incoraggiamento.

Invece il pentolone bolle e la temperatura continua a salire con il passare delle settimane. L’unico modo per tenere insieme tutta la compagine del centrodestra locale: da Sabatini a Fratelli d’Italia, passando per Viva Viterbo e civismo o presunto tale d’area; sembrano essere le primarie. Ma c’è una buona parte dei possibili commensali che glissano e ne farebbero volentieri a meno, puntando a trovare una sintesi politica di tavolino. Senza scomodare l’elettorato o i tifosi.

In questa prospettiva di non primarie però lo scenario più probabile che si andrà a delineare è quello di due realtà distinte, entrambe della casa del centrodestra e simpatizzanti, che scenderanno in campo per contendersi lo scranno più alto di Palazzo dei Priori e cinque anni di guida della città. Due blocchi anche piuttosto articolati e complicati, la cui composizione passerebbe per rapporti umani, vecchie amicizie, contrapposizioni storiche.

Una divisione che molto probabilmente porterebbe a un derby (leggi ballottaggio) tutto interno al versante destro. Un po’ sul modello già andato in scena questa primavera a Tarquinia. Infatti il centrosinistra locale, a oggi, è negli umori cittadini (e il livello nazionale non aiuta molto) caduto in forte disgrazia. E in questa prospettiva le solite volpi della politica locale potrebbero ritrovarsi a dire la loro, magari in maniera velata, in virtù di appoggi più o meno segreti. Nella migliore tradizione gattopardesca.