Piccole note – Dal “DOpo le foche” al “SIgnore perdonami”

Piccole note – Dal “DOpo le foche” al “SIgnore perdonami”

Tornano le 'Piccole note' di Lutor. Un po' di piccantezza sulle notizie che riguardano il Viterbese. Con leggerezza però, ridendo anche un po' sopra alle fissazioni e ai vizi esistenti. Buona lettura.

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DOpo le foche. Così si dice a Viterbo quando si fa qualcosa fuori tempo massimo. Michelini, a proposito di Viterbese Castrense, ha fatto ultimamente molte dichiarazioni: che presto si riuscirà a fare il campo in sintetico allo stadio Rocchi, che Camilli è un grande presidente, che è stata fatto un bel pezzo di strada insieme a Camilli nel corrente e nello scorso anno, che è stato montato il gruppo elettrogeno per giocare in notturna. Frase finale: “Camilli sa fare il presidente e noi facciamo gli amministratori per chi fa sport”. Fare gli amministratori per chi fa sport significa, caro sindaco, fare le cose in tempo utile. Se ciò fosse avvenuto nel momento giusto, si sarebbero potute evitare tutte le sceneggiate di Camilli, degli sportivi della Curva Nord, le preoccupazioni per la non iscrizione al campionato di serie C e via discorrendo. Ma, naturalmente, come per tutto il resto, solo “faremo, provvederemo, ci penso io” il tutto con tempi lunghissimi. Ad esempio, la promessa per il campo sportivo in sintetico, quando si intende mantenerla? Tenendo presente che per realizzare il sintetico occorre almeno un mese di lavoro e circa cinquecentomila euro, domando: i soldi già ci sono, o si debbono rimediare? I lavori necessari, poi, dovrebbero essere fatti ora, a campionato fermo, e non durante lo svolgimento delle partite, onde evitare il rischio di dover giocare fuori casa minimo due partite. Se poi si fanno capitolati di appalto come per via Cairoli, altro che un mese!

REstiamo su Michelini. Si vocifera sempre più spesso sulla riconferma di questo sindaco per il 2018. Dicono le voci che sia l’unica persona adatta a mantenere un equilibrio tra le forze di centro-sinistra e alcune componenti centriste. Spero proprio, come del resto avviene da sempre in politica, che sia un diversivo per non scoprire le vere carte da gioco, anche perché se fosse vero (Dio ti ringrazio) che non venga data la possibilità al nostro ex Ministro di ripresentarsi per il Parlamento, il posto di primo cittadino viterbese sarà senz’altro occupato. Vi pare che un Fioroni va fuori dalla politica così “sic et sempliciter”?

MI sembra, comunque, che anche la destra viterbese non scherzi. Fratelli d’Italia, Fondazione, Viva Viterbo e Forza Italia (quella di Arena e Bacocco), si sono riuniti a cena per i primi approcci. Mancava Giulio Marini e il suo gruppo. Il tutto per dare vita a un percorso unitario del centrodestra – sostengono Peruzzi e Bacocco – e che eviti soprattutto gli errori compiuti nelle elezioni comunali del 2013. Sono sorte però delle polemiche dopo la digestione: Umberto Fusco (Noi con Salvini) non vuole sedersi allo stesso tavolo di Viva Viterbo, dice che chi ha governato con il centro sinistra, male aggiungiamo noi, non può stare anche nella nuova amministrazione (vincendo, naturalmente). E poi ci sono delle incognite come Chiara Frontini con Viterbo 2020 e il gruppo di Marini. Che faranno? Un altro problema sarà la scelta del candidato sindaco, si parla di Giovanni Arena anche se lo stesso, in una intervista, ha precisato che sono soltanto voci, ma che comunque fanno piacere, considerato che rappresentano una dimostrazione di stima da parte della gente nei suoi confronti. Ma è chiaro che pure Fratelli d’Italia potrebbe intervenire. Così come lo stesso Gianmaria Santucci (Fondazione) che, tra l’altro, ha dalla sua una notevole esperienza. E Marini? Anche lui ha delle idee chiare per far risalire il centrodestra, perlomeno a Viterbo, il suo credo è “mantieni l’esperienza, ma immetti innovazione”.

FA senz’altro pensare la dichiarazione del grande senatore Sposetti che si vede ridimensionato quanto percepirà dopo che “lo faranno fuori” dal Senato. Ha dichiarato a gran voce che “La legge sui vitalizi è un attacco alla democrazia e alle istituzioni”. Dice anche “Si apre una voragine, un tunnel che porterà a ricalcolare la pensione a milioni di lavoratori”. Quali lavoratori? Già “lavoratori” è una parola grossa, in più c’è da tenere conto che la legge non va a toccare le misere pensioni da 700,00 euro o da 1.000,00, o quelle da 1.500,00, ma riguarda i vitalizi di coloro che percepiscono pensioni d’oro tipo Clemente Mastella con settemila euro, Piero Fassino con cinquemila trecento, Walter Veltroni con cinquemila cinquecento, Francesco Rutelli con seimila quattrocento, Publio Fiori con diecimila, Gianfranco Fini con cinquemila novecento, Ilona Staller con duemila duecento, Ombretta Colli con tremila quattrocento, Del Pennino Antonio settemila. Cifre mensili al netto da tasse. In molti casi, il ricco assegno a carico del contribuente finisce per cumularsi anche con altri trattamenti di lavoro o previdenziali, tipo Clemente Mastella sindaco di Benevento. Attualmente sono circa 2.600 gli ex parlamentari che ricevono vitalizi per 193 milioni di euro.

Ma quando si tratta di soldi, il nostro Senatore è sempre in prima fila; vedi il salvataggio dell’Unità, il tesoretto del P.C.I., oppure la battaglia per i rimborsi elettorali. Su quest’ultimo argomento c’è ritornato sopra anche nell’ultima dichiarazione, ha detto “Cosa è successo in questi tre anni che non ci sono più i rimborsi? C’è la cassa integrazione e il licenziamento dei lavoratori dei partiti”. Vorrei precisare al grande Senatore che, con i suoi 129.000,00 euro all’anno (li ha dichiarati per il 2016, mi pare), ovvero 10.700,00 euro al mese, poteva benissimo lasciare al partito gli spiccioli (700,00 euro al mese) e insieme a tutti gli altri personaggi da noi ben stipendiati, avrebbero potuto evitare cassa integrazione e licenziamenti. Anche perché i dipendenti dei partiti politici non lavorano per lo stato, ma per voi, caro compagno Sposetti. Compagno? Sindacalista? Forse una volta, tanti, tantissimi anni orsono.

SOLtanto un unico parlamentare c’è stato in Italia che ha rifiutato il vitalizio: fu il missino Enrico Endrich. In un primo momento scrisse al Presidente della Camera Giovanni Gronchi quanto segue “Onorevole presidente, il concedere la pensione ai senatori e ai deputati equivale ad affermare il principio della professionalità della funzione parlamentare. Poiché non mi sento di accettare tale principio, rassegno le dimissioni da deputato”. Rieletto nel 1972 al Senato, acquisì il diritto al vitalizio, al quale però rinunciò. Dopo la sua morte, analogo atteggiamento mantenne la moglie, rifiutando la reversibilità. Viene veramente da pensare, considerate le migliaia di parlamentari, senatori, consiglieri regionali. Uno solo!

LA corsa per la Provincia è iniziata. In sordina, ma non troppo: nel Pd, Fioroniani e Panunziani si fronteggiano per un nome che possa dare una certa sicurezza e nello stesso tempo evitare una vittoria della destra, che da parte sua spera di tornare a guidare a settembre l’amministrazione provinciale, per poi avere anche un certo vantaggio per le comunali del capoluogo nel 2018. Più volte ho scritto su come intendo la Provincia: non sono mai stato d’accordo sulla loro abolizione, preferendo di gran lunga lo scioglimento delle Regioni. Proprio per la natura “provinciale”, ritengo possa essere la più idonea a amministrare il territorio senza, naturalmente, quei compiti oggi affidati impropriamente alle Regioni e che, per logica e giustizia, devono essere di competenza dello Stato, prima fra tutti la sanità, che dovrebbe essere amministrata uniformemente dal Veneto alla Sicilia. Su una cosa, comunque, dissento apertamente: il sistema elettivo. Non devono essere i partiti a decidere, è il popolo che deve scegliere. Di questo sono arci sicuro e continuerò ad affermarlo in qualunque luogo ed in qualsiasi momento.

SIgnore, ti prego, perdonami. Frastornato dai fatti di ogni giorno, dalle dichiarazioni roboanti, dagli scritti categorici, sto mettendo in dubbio la tua parola. Dicesti a Salomone “Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te”. Credo proprio che ti sia messo a riposo e non controlli più le creature, pardon, gli uomini del mondo (le altre creature seguono ancora i tuoi dettami). Se gettassi uno sguardo su di noi, ti accorgeresti di quanti Salomoni ci sono: nella politica, nel mondo dello spettacolo, nella cultura, nello sport, nel giornalismo, dappertutto insomma. Naturalmente, i più pericolosi sono quelli della politica, che amministrano stati, regioni, città. Capiscono tutto loro, ma soprattutto sono convinti di fare il bene del popolo, pensando di aver acquisito, come Salomone, il “discernimento nel giudicare”. Anche i giornalisti non scherzano, ci sono alcuni che affermano con sicurezza soluzioni, spiegazioni, teorie, tecniche, il tutto non come proposta o programma di lavoro, ma come “Vangelo secondo loro”. In pratica, direbbe un mio amico, asseverano, ovvero garantiscono che quanto scritto è la verità assoluta. Per favore, Signore, ricomincia a guardare a noi e fa in modo che noi Salomoni diventiamo appena dei salamini.

 

Lutor