Piccole Note – Dimissioni in casa Pd, votazioni alle porte e liquidazioni di fine percorso

Piccole Note – Dimissioni in casa Pd, votazioni alle porte e liquidazioni di fine percorso

Una bella suonatina, orchestrata dal nostro Lutor per fare un po' il punto su quello che sta accadendo in casa Dem, sulle votazioni alle porte e su questioni di "grana" da fine carriera.

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di Lutor

 

DOpo le dimissioni del segretario provinciale Andrea Egidi, dimissioni dovute e che hanno dimostrato la serietà del segretario, sono arrivate anche quelle di Luisa Ciambella, presidente dell’assemblea provinciale. Questo, per dare anche lei un segno di responsabilità nei confronti dei pochi resti del PD fioroniano e anche di quelli vicini a Panunzi.

Dice la Ciambella che l’ottimo risultato del PD a Viterbo non ha prodotto una ricostruzione dell’unità del partito,
ma che addirittura, si è generata solamente una costante richiesta di azzeramento del gruppo dirigente.

REsta comunque il fatto, che la Lisetta viterbese non ha digerito la nomina di Alessandra Troncarelli come
Assessora alla Regione Lazio; sperava che Zingaretti nominasse assessore un eletto del gruppo in modo che, dando
quest’ultimo le dimissioni da consigliere, anche lei sarebbe potuta entrare a far parte del Consiglio. Ciò non è
avvenuto anche perché sembra che lo stesso Panunzi abbia declinato l’incarico di assessore.

Se non vado errato, fin dall’inizio Zingaretti aveva chiarito che non ci sarebbero state nomine di assessori fra gli
eletti, ma che sarebbero stati tutti esterni al consiglio. Ha affermato la Ciambella, che la scelta di Zingaretti
“annienta il pluralismo del partito e irride al consenso dei cittadini della nostra provincia”. Consenso che a mio
parere non era per la conferma del presidente o per il PD, ma semplicemente un voto unanime delle donne per una
donna. Se fosse stato per una conferma viterbese al PD, anche Fioroni sarebbe stato rieletto (sciagura evitata).

MI avrebbe fatto piacere leggere tanti pareri concordi e felici da parte di tutti i vari componenti del PD per la
nomina di una viterbese come assessore alla Regione, con la speranza che possa fare qualcosa di più per questo
nostro territorio troppo bistrattato. Invece no: gelosie, ripicche, ostentazioni di potenza elettorale, voglia di
“rompere ancora le scatole”, sicurezza di poter riconquistare l’Amministrazione Comunale. Serra, Ricci, Ciambella,
chi sarà presentato come futuro sindaco PD? Questi personaggi non hanno capito che sono proprio loro gli
indesiderati, hanno dimostrato incapacità di amministrare e non basterà il voto delle donne per l’elezione del
sindaco.

FA paura, comunque, a distanza del poco tempo disponibile per le elezioni amministrative fissate per il 10 giugno,
l’assenza di nomi e programmi ben precisi da sottoporre agli elettori. Non solo dalla presunta sinistra, ma anche dal centrodestra che ancora non riesce a concordare un nome su cui puntare. E’ vero che Salvini e Berlusconi
insegnano, ma a me sembra necessario che i vari gruppi incomincino a lavorare per tempo per dare ai cittadini
viterbesi la possibilità di pensare bene e scegliere meglio. Il Movimento 5 Stelle ha già indicato il leader: Massimo
Erbetti, altrettanto Viterbo2020 con Chiara Frontini, Viva Viterbo con l’arruffone Filippo Rossi e Stefano Caporossi per la lista Lo Scarpone. Tutte piccole liste salvo il Movimento 5 Stelle, visto il risultato delle politiche. E gli altri? Dormienti, ma chi dorme non piglia pesci.

SOLdi, Soldi, Soldi, tanti soldi cantava Betty Curtis nel 1961. Oggi la stessa canzone la cantano tutti i deputati e
senatori che non sono stati rieletti (sono 567). Dice il quotidiano milanese -Il Giornale-: “Da Alfano alla Finocchiaro: premio da 26 milioni agli ex. Camera e Senato versano la “liquidazione” a chi non è stato rieletto. La quota è di 45mila euro a legislatura”. Proprio così e, tra l’altro, esentasse. Stando così le cose Alfano beccherà 180 mila euro, Anna Finocchiaro 108 mila, Rosy Bindi 270 mila, Carlo Giovanardi 315 mila, il nostro amato Peppe Fioroni 198 mila, solo 45 mila quei poveri ex che sono stati presenti per una sola legislatura come i viterbesi Alessandro Mazzoli, Alessandra Terrosi, Alessandro Di Battista (se rinasco voglio essere chiamato Alessandro, porta soldi).

LA  cosa non mi fa rabbia di per sé, considerato che chiunque presta la sua opera, manuale o intellettuale che sia,
deve essere retribuito e avere una liquidazione di fine lavoro. In più c’è da dire, ad onor del vero, che tali soldi sono
stati trattenuti ogni mese dalla busta paga di 10.400 euro lordi dei parlamentari: 780 euro che finiscono nel fondo di solidarietà autonomo, gestito dalle tesorerie delle camere. Quindi non un’ulteriore uscita di soldi pubblici, ma in
pratica soldi provenienti dal “cipignolo” che tutti deputati e senatori si sono costruiti per ogni anno trascorso in
Parlamento (poco più di 9 mila euro all’anno). Quello che mi rompe e parecchio, sono i 10.400 euro mensili di
stipendio oltre alle altre prebende e vantaggi di ogni genere (rimborsi a più titoli, telefono, portaborse, ecc. ecc.).
Tutti quanti noi saremmo capaci di impiantare un nostro “cipignolo” con un tale stipendio, ma quanti lo possono
fare? Direttori di aziende, grossi industriali, operatori finanziari, e pochi altri. Immaginate un pensionato sociale, una badante, un bracciante, un impiegatuccio nella prima fascia di stipendio, quanto possono mettere nel proprio
“cipignolo”? 10 centesimi si e no e dopo cinque legislature si ritroveranno non con 198 mila euro, ma con appena 72 euro. Questa è giustizia sociale? Comunque, c’è una cosa che mi fa ancora più rabbia: questo assegno è chiamato “assegno per il reinserimento nella vita lavorativa”. Immaginate un Giovanardi che con un’ottima pensione, 35 anni di lauto stipendio, 315 mila euro di liquidazione, se ne ritorna, a 68 anni, dietro uno sportello bancario? E la Bindi? A 63 anni, dopo 23 anni di legislature va a fare la ricercatrice? Di funghi nel prato! L’unico che potrebbe reinserirsi nella vita lavorativa è Beppe Fioroni considerato che ha affermato che vuole continuare a rompere le scatole. Può essere giudicata una nuova attività il rompere le scatole?

SIamo alla fine e la mia chiusura vuole essere un pensiero ad una persona scomparsa di recente e che ha suscitato
un dolore immenso e vero in migliaia di persone: Fabrizio Frizzi. E’ stato definito da moltissimi con tanti aggettivi
qualificativi, tutti meritati. E’ stato pianto da tutti, dai colleghi e dalla folla composta, umanissima, priva di qualunque curiosità morbosa, come se la gente fosse lì per un parente, non per un volto popolare della televisione. Per una volta, persino i post e i commenti su internet erano affettuosi all’unanimità e le lacrime degli amici e dei colleghi erano talmente vere, che nessuno stavolta ha osato dubitare. Non è morto un personaggio, ma una persona normale come noi che però aveva dimostrato di essere quell’amicone che ti è accanto da sempre, fedele, leale, ma allo stesso tempo discreto a cui la gente si era affezionata, una persona semplice, con un sorriso spontaneo e sincero. Mentre guardavo in TV le centinaia di persone che facevano la fila per salutare l’amico scomparso, mi sono chiesto il perché di tanta gente che lo piange e sono arrivato ad una mia conclusione, forse sballata, ma in cui credo: oggi nel mondo intero esistono tante, anzi tantissime cose brutte: cattiveria, animosità, paure, guerre, morti violente, odio, razzismo ed altro ancora. Tutti noi siamo alla ricerca di tranquillità, di pace, di sicurezza, di certezze; Fabrizio rappresentava tutto questo e la gente ha voluto ringraziarlo per quei momenti di serenità che ha donato a tutti noi.