Piccole note – Dalle provinciali al Settembre Viterbese

Piccole note – Dalle provinciali al Settembre Viterbese

Una manciata di note per raccontare, nello stile del nostro Lutor, i fatti che bollono nel calderone dell'attualità nel territorio di Tuscia: dalle provinciali al Settembre Viterbese, passando per il Natale e le dichiarazioni di Sposetti sulle pensioni.

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di Lutor

 

DOmenica 17 si vota per il consiglio provinciale. Purtroppo, essendo votazioni di secondo livello, non saremo noi a votare, ma chi ci rappresenta nei vari comuni della provincia. Alla scadenza per la presentazione delle liste, sono arrivati con tranquillità sia il Pd che i Mo.Ri. Anche il centrodestra ha presentato la propria lista, arrivando a un “volemese bene” conclusivo, dopo qualche riunione conviviale, molte divergenze, tante chiacchiere.

A poche ore dalla scadenza, sembrava addirittura che avesse gettato all’ortiche tutte le dichiarazioni di unità, ma poi, all’ultimo momento, dieci minuti prima della scadenza, tutto risolto. Avremo dunque tre liste con due soli candidati alla presidenza: Equitani, sindaco di Bolsena a destra, Pietro Nocchi, sindaco di Capranica a sinistra, che avrà anche l’appoggio di Moderati e Riformisti aspiranti, naturalmente, alla vice presidenza (Massimo Paolini sindaco di Montefiascone?).

Certamente servirà verificare il comportamento di tutti i sindaci e consiglieri comunali della provincia, degli astensionisti, dei votatori in bianco, dei ribelli, ma l’impresa del centrodestra appare difficile, considerato che già in partenza, stando alle “carte”, ci sono 24 candidati a favore di Nocchi e 10 a sostegno di Equitani. Staremo a vedere, l’importante per noi è che si arrivi a una presidenza e un consiglio provinciale che lavori seriamente portando avanti al meglio le competenze ancora rimaste.

REsilienza. La mia proverbiale ignoranza di colpo è venuta a galla, nel leggere come titolo di un articolo tale parola. Ma l’altrettanta proverbiale curiosità e, perché no, voglia di conoscenza, mi hanno spinto a curiosare su internet e poi, dopo aver capito che in ingegneria, la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi e in psicologia, la resilienza è una parola che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità, ho iniziato la lettura dell’articolo che, in breve, diceva quanto segue.

Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Un concetto che può essere esteso anche alle città: nella continua ricerca di un modo per incentivare in parallelo lo sviluppo economico e un approccio sostenibile al pianeta, le smart city includono sempre di più, nelle proprie strategie di espansione, progetti di sistemi urbani che si adeguano ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale in corso, ma anche alle nuove dinamiche sociali, culturali, economiche, strutturali. E anche questa nuova capacità di reazione è un passo importante, ma quello che serve davvero è la “Resilienza”, ovvero la capacità di resistere a eventi inevitabili come i terremoti. L’articolo portava l’esempio di don Gildo Cicconi (100 anni) che dalla sua parrocchia di Polverina, frazione di Camerino dove era da 76 anni, è stato costretto a vivere in un hotel della costa Adriatica, ma che non presenta difficoltà per tale trasferimento, al contrario, ad esempio, di molti pastori sardi che perdono la loro autonomia una volta allontanati dalla loro terra.
In conclusione, non sono molte le persone, specialmente in età avanzata, con sviluppata resilienza, vuoi per il cambiamento del luogo di vita, vuoi per chi, dopo la pensione, non si procura impegni di altro genere, vuoi anche per chi non ha modo di condividere le sue speranze e i suoi timori e sono tanti coloro che devono addirittura ricorrere agli psicofarmaci.

A proposito di resilienza e città, Lucia Vergaglia del M5S di Orvieto, afferma: “Serve resilienza nei luoghi con scuole e spazi pubblici, serve resilienza nella cultura e nell’informazione, serve la resilienza della politica che non può limitarsi a lanciare accuse o slogan, ma deve proporre soluzioni”. A Viterbo siamo fortunati, c’è chi può insegnarci come vivere tranquillamente conquistando la resilienza necessaria. Basta rivolgersi al sindaco Michelini che, vivaista coi fiocchi, trasferito a fare il sindaco, oltretutto in mezzo a belve scatenate, non ha avuto problemi di sorta. Più “resiliente” di così!

MI farebbe piacere avere una spiegazione, anche se ormai è acqua passata. In occasione delle cene in piazza organizzate dai Facchini di S. Rosa, sono state date disposizioni per la chiusura dell’ascensore a Faul alle ore 20 e questo per motivi di sicurezza. Nella mia ingenuità pensavo che l’ascensore sarebbe rimasto aperto addirittura oltre le ore 24 in modo che potesse snellire molto l’accesso a piazza S. Lorenzo, dando la possibilità a tanti di parcheggiare a Faul e salire direttamente al Duomo. Semmai era l’organizzazione delle cene che avrebbe dovuto provvedere ad un transito diretto fino all’ingresso per i tavoli. E poi, quali i motivi di sicurezza? Forse si pensava che nello scendere a Faul con la pancia piena di coda alla vaccinara l’ascensore non avrebbe retto?

FA semplicemente pena quanto dichiarato dal senatore Sposetti. Il grande economista del PCI, dice che ha già costruito in senato la maggioranza parlamentare che affosserà la legge sui vitalizi. Dice anche il nostro: “Emanuele Maccaluso (6999,81 netto) e Emma Bonino (6.715,85 netto), sono o non sono due politici che hanno dedicato la loro esistenza a grandi lotte, a grandi ideali? Non meritano una pensione per il loro lavoro?”. Nessuno lo nega, ma non potrebbe bastare una pensione di duemila cinquecento euro soltanto? Ricordo che ci sono molte pensioni da 400 euro, da 700 e qualcuna da 1000.

SOLtanto il ricordo mi fa venire i brividi. Sono passati già cinquant’anni dal fermo della Macchina di Zucchi, quel “Volo d’Angeli” di cui mi sono subito innamorato e che non ho mai dimenticato. Io che seguivo, anzi precedevo la macchina per la radiocronaca, c’ero al momento della piegata, mi trovavo in piazza del plebiscito accanto ai cavalletti che vennero poi spostati davanti a palazzo Gentili per il fermo definitivo, la paura fu tanta. Paura per il pubblico, paura per i facchini, paura per la stessa costruzione. Poi polemiche, chiacchiere di ogni genere, ma alla fine il grande Zucchi ci fece ammirare la sua magnifica, originale opera di cui ancora si parla. Per dodici anni ammirammo il “Volo d’Angeli” e poche furono le lamentele contro l’amministrazione comunale che non provvedeva ad un nuovo bando; non eravamo mai stanchi di vedere quella macchina. Un plauso dunque ad Ascenzi che vuole ricordare quanto accaduto nel 967 spegnendo le luci di “Gloria”.

LA decisione di non rendere possibile per Caffeina Christmas Village l’allargamento dell’iniziativa nello spazio antistante Palazzo dei Priori lascia pensare ai maligni che il tutto riguardi soprattutto l’uscita dalla maggioranza comunale di Rossi e company. In effetti le reazioni sono diverse, c’è chi conferma questa tesi e chi dice che non se ne può più, con Caffeina che blocca quasi tutta la città. Noi che all’inizio siamo partiti contrari ad una Caffeina sostenuta dai soldi dei cittadini e che non abbiamo risparmiato critiche al direttore artistico Filippo Rossi, dobbiamo riconoscere che se a Viterbo si fa un’iniziativa di Natale con un richiamo al turismo, lo si deve a Caffeina e se la Fondazione continua nella sua attività autofinanziandosi, non abbiamo niente da dire se non “grazie”.

SI sentono e si leggono tante lamentele sull’assenza di eventi a Viterbo. Ho letto da qualche parte che l’amministrazione Michelini ha scritto la parola fine a quella che per anni è stata “l’estate viterbese” e ha cancellato anche il “settembre viterbese”. Diciamoci la verità, non è che con la passata amministrazione l’estate viterbese fosse molto rilevante, c’era qualche attività, ma poca roba. Per il settembre viterbese il discorso è diverso. Quest’anno c’è veramente il vuoto, se andiamo a vedere il manifesto pubblicato, non esiste nulla al di fuori di eventi religiosi e dell’ormai scontato Corteo Storico che non è nato per merito delle amministrazioni comunali.

Quest’anno non è stata organizzata nemmeno una semplice gara di bocce, ad esempio, o una manifestazione come quella di qualche anno fa “Profumi e Sapori della Tuscia”, o qualche mostra nelle piazze e vie del centro storico. Non parliamo poi di qualche spettacolo al Teatro dell’Unione, pomposamente inaugurato, ma ancora inutilizzabile. Abbiamo addirittura rischiato di perdere la diretta in TV. Immaginiamo che Michelini o Delli Iaconi ci verranno a dire che è stato organizzato il “Festival Barocco”, sappiamo tutti che è in gran parte merito dell’Alessandro Stradella di Nepi. Insomma il niente è l’emblema del settembre viterbese e dell’amministrazione comunale. Purtroppo è un emblema che abbiamo visto troppo spesso, se non quasi sempre, dal 2013 ad oggi, in tutti i campi.