Piccole Note – Dalle facce di bronzo al saluto a Massimo Natili

Piccole Note – Dalle facce di bronzo al saluto a Massimo Natili

Il nostro Lutor scrive di "facce di bronzo", dei problemi irrisolti nei decenni del "capoluogo perduto" e dell'ultimo saluto a Massimo Natili. Leggi le piccole note e pensaci un po' sopra.

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di Lutor

 

DOveroso ringraziamento al direttore Roberto Pomi per l’idea della rubrica “Viterbo, il capoluogo perduto”. Stiamo leggendo interventi interessantissimi: Andrea De Simone, Giacomo Barelli, Francesco Mecucci, Gian Maria Cervo, stanno affermando atroci verità che vanno avanti da decenni e non per niente è stato pubblicato anche un articolo del 1957.

La verità è che a Viterbo non si vuole fare niente: vi ricordate quando negli anni 50 la Montecatini voleva impiantare uno stabilimento termale che, tra l’altro, dopo 30 anni, sarebbe potuto passare direttamente alla città? Fu risposto no. Per l’autostrada del Sole che doveva passare da Viterbo e da Siena poi dirottata, abbiamo fatto qualcosa? Siena con le sue proteste ottenne l’autostrada senza pedaggio fino a Firenze, noi avremmo potuto chiedere altrettanto fino a Roma. Niente di niente. La Stazione ferroviaria di Orte doveva essere fatta a Viterbo, ma nessuno fece qualcosa. Il progetto ALOSA che prevedeva per la valle di Faul cose grandiose, che fine ha fatto? Belcolle ancora è da finire e per il momento lungi dal pensare che possa essere considerato un Ospedale di un capoluogo di provincia.

Credo proprio che abbia ragione mia moglie quando dice che finché ci saranno viterbesi con i soldi sotto il materasso non ci sarà verso di smuovere niente. Speriamo allora che li finiscano presto.

REsta invariato il problema Cassia. Fa schifo, le buche non si contano più, tra Viterbo e Vetralla ci sono pezzi che assomigliano alle carrarecce di una volta, in compenso da Vetralla in poi definire carrareccia la Cassia significherebbe darle un attributo importante. Vicino Viterbo, all’altezza del Km. 79,500 circa, sulla curva, si è prodotto un avvallamento che provoca quasi il cappottamento della vettura e gli automobilisti abituali, allargano per non prenderlo con il pericolo dell’impatto con l’eventuale incrocio di altro mezzo. Ma questa benedetta, per modo di dire, strada è di pertinenza di qualcuno? E’ ancora Regionale oppure è ripassata all’ANAS? Qualcuno si può interessare? Certo non pretendo che lo faccia Zingaretti, ma i vari Panunzi, Valentini, Sabatini, Blasi, mi sanno dare una risposta?

MI farebbe anche piacere sapere gli impegni di questi nostri consiglieri regionali considerato quanto pubblicato sul “Il Tempo” del 12 aprile 2016. Diceva il quotidiano: “L’annuale rapporto elaborato dalla Uil di Roma e Lazio e dall’Eures mette in evidenza che l’impegno di ogni consigliere regionale del Lazio è stato, negli ultimi tre anni di legislatura, di 161 giornate lavorative tra consigli e commissioni. Cioè un giorno a settimana.” Precisava anche che la settimana degli eletti alla Pisana è «cortissima», va dal martedì al giovedì. Il tutto pagato con 11.000 euro al mese lorde ovvero circa 9.000 pulite. E’ vero che ormai siamo quasi alla nuova campagna elettorale, ma vi prego, egregi consiglieri, dedicate mezza giornata alla Cassia, ne abbiamo bisogno.

FAcce di bronzo? Non so come altro definire i membri della Giunta Comunale che si sono esibiti alla “Festa democratica” del 9 settembre. Hanno illustrato quattro anni di attività amministrativa in maniera egregia, si sono sbrodolati nel dire ciò che hanno fatto dando ad intendere al volgo di aver dato il massimo, di aver migliorato la città, di averla fatta progredire. Eppure basterebbe girare per Viterbo e vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti: cumuli di immondizia, strade fatiscenti, marciapiedi impraticabili, servizi igienici del tutto assenti, trasporti pubblici penosi. Forse l’aver sfruttato il plus di Marini basta per dire di aver fatto tanto? L’illuminazione ridicola nel centro storico è un merito? La chiusura per tutta la settimana sempre del centro storico può considerarsi una vittoria? Alle urne del prossimo anno l’ardua sentenza.

SOLtanto pochi ottimisti speravano che la destra avesse la meglio in Provincia. Come da copione il candidato PD-MO.RI è stato eletto rispecchiando, del resto, la colorazione dei vari comuni. Pietro Nocchi è il nuovo presidente e sembra, almeno sulla carta, essere la sintesi delle varie anime PD. In più le sue dichiarazione lasciano ben sperare e nonostante i pochi compiti rimasti alle province, Nocchi ritiene che tali compiti vadano svolti in maniera seria e di comune accordo tra maggioranza e minoranza. Proprio per consentire il tutto saranno affidate le varie deleghe ai consiglieri di maggioranza. La vicepresidenza è comunque appannaggio dei MO.RI.

LA competenza dell’Amministrazione Provinciale, in base ai vari tagli effettuati nel passato, è ridotta a ben poco, ma considerato il risultato del referendum, a livello governativo dovranno rendersi conto che è necessaria una riformulazione dei compiti da svolgere dall’Ente. Ho sempre sostenuto e continuo a farlo, che non era la provincia a dover essere abolita in quanto è l’ente più vicino al territorio da gestire, al contrario della Regione che ha non solo un territorio più vasto, ma ha anche il difetto di essere fagocitata dal capoluogo regionale. Addirittura, nel nostro caso, dalla capitale della nazione. Un’altra cosa importante è quella della votazione per il consiglio provinciale, facciamo sì che siano i cittadini della provincia a decidere e non i consigli comunali.

SIcuramente il mio ricordo è superfluo, ma non posso fare a meno di farlo anche se in ritardo. Quasi coetaneo di Massimo Natili ho seguito con passione e tifo le sue gare, ho gioito per le vittorie, sono stato in ansia per i suoi incidenti. Tutto questo non come amico, ma semplicemente come sportivo e come tifoso per un pilota di casa nostra.
Successivamente con la mia iscrizione alla CSAI come Ufficiale di gara, ho avuto la possibilità di conoscerlo e tra noi è nata una simpatia reciproca in me maggiorata per avere come amico un campione. Ci vedevamo 4/5 volte all’anno in occasione di riunioni organizzative e gare a Viterbo e, poche per la verità causa la mancanza di tempo, a Vallelunga. Ogni volta però riuscivamo a stare insieme qualche minuto parlando di gare e di motori, argomenti che interessavano entrambi ai quali, qualche volta, Massimo aggiungeva anche quello imprenditoriale. Quasi sempre era lui che mi trovava per primo: ad un certo momento, durante una riunione o alla partenza di una gara, sentivo un ciao alle spalle, mi giravo e c’era pronta una mano tesa ed un sorriso cordiale, vero, un sorriso sincero. Sono state poche le volte che ho potuto essere il primo a salutarlo considerato la sua vitalità, la sua dinamicità. In seguito, non condividendo l’inefficienza e l’assenza di autonomia della CSAI rispetto all’ACI, uno degli ultimi argomenti discussi con Massimo, mi sono dimesso e di conseguenza non ho avuto più la possibilità di incontrarlo salvo una volta, per caso, ad un distributore di benzina dove abbiamo meravigliato tutti per gli abbracci e le dimostrazioni d’affetto scambiate.

Oggi, improvvisamente, mi arriva la notizia che ha “tagliato” il traguardo della vita. Un dolore immenso, un ricordo ancora più vigoroso, unito al rammarico di non averlo potuto salutare ancora una volta e rivedere il suo sorriso sincero. Tanti gli amici che lo ricordano, tante le personalità che ne parlano, ma dentro di me un rimpianto, quello che nessuno abbia pensato a dare a Massimo, quando era in vita s’intende, un riconoscimento ufficiale, un ringraziamento per quello che ha fatto e soprattutto per aver portato il nome di Viterbo in Italia e nel mondo.