Le notizie da Viterbo e dalla Tuscia

Piccole Note – Dalla faccia di bronzo di alcuni politici locali all’esempio di Fava

Piccole Note – Dalla faccia di bronzo di alcuni politici locali all’esempio di Fava

Il nostro Lutor è tornato, per suonarci le sue Piccole Note. Spazio alla situazione politica nazionale e locale. Tanti i fatti che si stanno accavallando in queste ore. In chiusura l'omaggio al giornalismo di Fava e al coraggio.

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di Lutor

DOveroso iniziare il concerto con la situazione venutasi a creare in Italia con l’uscita di scena del prof. Giuseppe
Conte. C’è, come previsto, l’ira di Salvini e di Di Maio contro il presidente Mattarella il quale, pur esercitando un suo
diritto, ha indubbiamente impedito la formazione di un governo. D’altra parte la scelta di Paolo Savona al ministero dell’Economia era difficile da accettare considerato il suo sostegno, più volte manifestato, all’uscita dell’Italia dall’euro. E Mattarella essendo il responsabile istituzionale, come dispone la Costituzione, ha ritenuto pericolosa la scelta fatta da Lega e M5 Stelle. Pur non essendo un economista, innegabilmente penso che l’uscita dall’euro potrebbe essere alquanto disastrosa e, semmai, avremmo dovuto fare come l’Inghilterra ovvero aderire all’Unione Europea, ma non all’euro. In quel caso la nostra lira avrebbe avuto un valore economico ben preciso (eravamo la quinta potenza più industrializzata) che oggi potrebbe, anzi, certamente non avrà.

REsta il fatto che stiamo nel caos. Mattarella ha convocato Carlo Cottarelli uno dei massimi economisti del mondo
che ha accettato con riserva l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri precisando: “Andrò in Parlamento per
presentare una legge di bilancio e in caso di fiducia mi dimetterò ad inizio 2019, in alternativa mi dimetterò subito
per andare a elezioni dopo agosto”. Altra dichiarazione è quella che non si candiderà nelle future elezioni così come i
ministri che verranno nominati. Intanto, sui social sale l’onda di indignazione in merito alle minacce e agli auguri di morte indirizzati da fan grillini e leghisti contro il presidente Sergio Mattarella. In Lombardia la Lega invita i suoi sindaci a togliere le foto di Sergio Mattarella dai loro uffici, a Torino il M5 stelle non ha partecipato alla seduta del consiglio comunale per manifestare dissenso nei confronti di una “democrazia a sovranità limitata” che mette in discussione il voto di tutti gli italiani. I giornali di parte non fanno altro che criticare il Presidente della Repubblica scopiazzati anche da piccoli giornali online locali. Salvini sta minacciando Berlusconi che se vota Cottarelli l’alleanza sarà finita.

Del resto uno come Cottarelli che ha sempre criticato le spese dei partiti sottolineandone i buchi economici non può
andare bene a Di Maio e Salvini che forse hanno volontariamente tirato la corda su Savona per andare alle elezioni
senza perdere minimamente la faccia. Personalmente penso che Mattarella non abbia fatto altro che esplicare il suo ruolo di garante della nazione.

MIsa tanto che questo casino nazionale comporterà delle conseguenze sfavorevoli anche per le prossime elezioni
comunali. Certamente già la presenza di 17 liste con ben 460 candidati e otto aspiranti a Sindaco non sono una
garanzia di un risultato positivo al primo impatto, in più, appunto, le diatribe o divergenze, come volete chiamarle,
nazionali fanno sì che dubbi, astensioni, rivalse, piccole vendette possano influire negativamente sul risultato e, di
conseguenza, andare al secondo turno. A quel punto che succederà? Ce lo dice Trilussa con una sua bella poesia
“L’OPPORTUNISMO”:

Ner mejo de la lotta
fra li Sorci e l’Ucelli,
ce fu la Lega de li Pipistrelli
che s’ariunì d’urgenza in una grotta.
— E noi che famo? — chiese er Presidente,
che pe’ paura d’esse compromesso

era rimasto sempre indipennente —
Er sorcio, ne convengo, c’è parente,
ma de l’ucello se pô di’ l’istesso. —
Un Pipistrello, che parlava in nome
der gruppo de le Nottole, rispose:
— Prima vedemo come
se metteno le cose.
La vecchia tradizzione der partito
c’insegna de decide l’intervento
all’urtimo momento,
quanno tutto è finito.
Pe’ questo aspetterei
che se formi er corteo der vincitore
per imboccasse, senza fa’ rumore,
framezzo a le bandiere e a li trofei.
Io, infatti, da che vivo,
ogni tre mesi cambio distintivo

FAcce di bronzo? Non saprei come meglio definire certi personaggi che dopo cinque anni di non amministrazione si
ripresentano a chiedere il voto. Vantano meriti a non finire tralasciando il fatto che consegnano una Viterbo ridotta
al minimo in ogni campo: dalle strade, ai rifiuti; dai trasporti urbani, alle frazioni; da un dissesto finanziario, a un
vuoto di personale dirigente; da una discutibile chiusura del centro storico, all’altrettanto criticabile capolinea al
Riello; da una penosa illuminazione del centro storico, ai mal funzionanti indicatori di parcheggio; dai cartelli turistici tradotti in un inglese maccheronico, al mercato del sabato; ecc. ecc.

In una dichiarazione di Sergio Insogna si legge: “Sostenere mezzo Pd, che a sua volta sostiene Ciambella, che
attualmente rappresenta una delle principali protagoniste del degrado amministrativo e politico che ha
caratterizzato il governo Michelini, significa non conoscere affatto come si sono svolte in questi 5 anni le questioni
politiche ed amministrative del capoluogo di provincia che è diventato l’ultimo comune della provincia in tanti
settori”. Parole dure che rappresentano però quanto è avvenuto realmente. Eppure ci si ripresenta sperando nel voto delle conoscenze personali, degli amici più o meno importanti, degli ex sostenitori trombati, degli agnostici, di chi vuole qualcosa in cambio. Personalmente non faccio “Auguri”.

SOLtanto a guardare il resto del mondo dovremmo incominciare a piangere. Prendiamo gli Stati Uniti guidati da un
presidente contestato da oltre la metà del paese, ma che, intanto, lancia missili sulla Siria scatenando le reazioni
russe. L’Inghilterra suggerisce i missili, approva, partecipa, ma intanto la May non riesce a venire fuori dall’onda del
fiumiciattolo Brexit. La stessa Merkel non è che può stare tranquilla con un governo di grande coalizione che, prima
o poi, farà nascere moltissime contraddizioni. In Francia Macron sembra saldo al comando e non fa che lavorare
all’asse Parigi-Berlino, ma già esiste un calo di consensi.

Solo la Cina e la Russia sembra che stiano ben messe. Xi Jinping oltre ad essere supportato da circa 1 miliardo e 300
milioni di cinesi sta condizionando molte economie dell’intero mondo. Putin, che guiderà la Russia fino al 2024 sta
attuando una politica rivolta soprattutto a confermare il rilancio dell’economia interna pur non trascurando gli
interessi economici rivolti soprattutto al commercio di armi con la Siria e al prelevamento dell’uranio per l’energia
nucleare in Sudan guardando inoltre all’intero Nordafrica. Chissà quale nazionalità mi converrà chiedere per migliorare un poco.

LA Giornata della Legalità avvenuta il 23 scorso ci ha ricordato che in quel triste giorno del 1992 sono stati uccisi
Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio
Montinaro. Sono state tante le manifestazioni in tutto il paese con dichiarazioni, discorsi, ricordi. A me è piaciuto
molto quanto scrisse per l’occasione un altro grande martire della legalità Paolo Borsellino, ucciso anche lui solo
poco tempo dopo Falcone ovvero il 19 luglio 1992. Scriveva Borsellino: “Giovanni, ho preparato il discorso da tenere
in chiesa dopo la tua morte. Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo
con un secchiello, quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero, ma oggi signori e signore
davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti, uno che aveva sognato niente
di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

SIamo alla fine del concerto e l’ultima nota la voglio legare alla precedente come argomento, ma con un riguardo
particolare ai giornalisti. Sempre il 23 maggio scorso ho avuto modo di vedere il film “Prima che la notte” con un
bravissimo Fabrizio Gifuni che raccontava la vita e la morte del giornalista Pippo Fava ucciso con cinque colpi di 7,65
il 4 gennaio 1984. L’epigrafe sulla sua tomba recita: “A che serve vivere, se non si ha il coraggio di lottare?”.
Una storia di vita che ti lascia la voglia matta di un giornalismo che non c’è più. Giuseppe Fava lo hanno licenziato in
tronco da “Il Giornale del Sud”, dava troppo fastidio al clan mafioso dei catanesi, hanno provato a comprarlo per 220
milioni (tantissimi, allora). Per l’autogestione d’assalto del mensile “I Siciliani” si è ipotecato casa, le due rotative di
seconda mano le ha pagate con le cambiali.

In un leggendario editoriale del 1980 dal titolo “Lo spirito di un giornale”, Pippo Fava scriveva: “Chi non si ribella al
dolore umano non è innocente” e ancora: “…Un giornalista incapace -per vigliaccheria o calcolo- della verità, si porta
sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le
violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!”. “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. Più che una storia di vita è una lezione di vita.

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February 22, 2018 Stefania Maraldi

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