Pericolo dal cielo. La Protezione Civile dà un’allerta precauzionale sulla caduta in Italia (nella fascia possibile anche la Tuscia) della stazione spaziale cinese Tiangong

Pericolo dal cielo. La Protezione Civile dà un’allerta precauzionale sulla caduta in Italia (nella fascia possibile anche la Tuscia) della stazione spaziale cinese Tiangong

Pericolo dallo spazio. La stazione spaziale cinese Tiangong, che tradotto significa "palazzo del cielo", potrebbe cadere in Italia (nell'area centro-sud). Non c'è ancora una data precisa, ma la caduta avverrà nei prossimi giorni. C'è invece un'allerta precauzionale della protezione civile, con precise indicazioni su come comportarsi in caso si verifichi l'incidente.

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Pericolo dallo spazio. La stazione spaziale cinese Tiangong, che tradotto significa “palazzo del cielo”, potrebbe cadere in Italia (nell’area centro-sud). Non c’è ancora una data precisa, ma la caduta avverrà nei prossimi giorni. C’è invece un’allerta precauzionale della protezione civile, con precise indicazioni su come comportarsi in caso si verifichi l’incidente.

Il modulo pesa circa 7600 chili. Al suo interno è stimata una quantità di 350 chili di propellente, 120 chili di MMH (monometilidrazina) e 230 chili di N204 (tetrossido di azoto). Sostanze che possono rappresentare un rischio chimico di contaminazione al suolo, anche se non risultano sostanze radioattive.

La stazione spaziale cinese è stata lanciata dal centro di Jiuquan il 30 settembre 2011, era previsto – sulla carta – che il ritorno nell’atmosfera sarebbe avvenuto in modo controllato, con ammaraggio nell’Oceano Pacifico, ma nel marzo 2016 si è innescata una lenta e progressiva discesa della stazione in modo incontrollato. Per ora nessun allarme concreto, il ritorno sulla Terra della Tiangong 1 è comunque monitorato da diversi sensori di osservazione nel suo percorso orbitale che registrano la posizione ed il tasso di ‘decadimento’.

Questo però non equivale a dire che i sonni degli scienziati possano essere del tutto tranquilli: infatti, a causa della complessità dell’interazione fra la stazione spaziale e l’atmosfera terrestre, solo nelle ultimissime fasi del rientro si potranno definire meglio la data e le parti del globo terrestre coinvolte. E a quel punto occorrerà che le nazioni interessate – Italia compresa – siano pronte.

La parte del nostro Paese interessata è quella centro-meridionale, che parte più o meno dall’Emilia Romagna e va verso il sud. La massa complessiva al lancio di 8.500 chilogrammi, incluso il propellente, si è progressivamente ridotta. Si stima che la parte di propellente residuo che avrebbe permesso il previsto rientro controllato nell’Oceano Pacifico sia ancora a bordo. E gli eventuali frammenti della Tiangong 1 che resisteranno all’attrito con l’atmosfera cadranno nella zona all’interno della fascia -44 S e +44 N di latitudine.

Parliamo di un’area vastissima, dove ci sono per lo più oceani e deserti, ma anche porzioni di territorio degli Stati Uniti, del Brasile, dell’India, della Cina e…dell’Italia. E così le varie strutture nazionali di Protezione civile – compresa quella italiana – sono già al lavoro, si tengono pronte ad ogni eventuale evenienza che, per quanto molto remota, non può comunque essere esclusa a priori.

La protezione civile italiana ha inserito sul proprio sito una serie di indicazioni. La premessa è che si è ancora nella massima incertezza legata alla tante variabili che possono accompagnare questo rientro della stazione spaziale cinese nell’atmosfera, e comunque alcune indicazioni utili sono fornite alla popolazione affinché “adotti responsabilmente comportamenti di autoprotezione”, qualora si trovi nei territori potenzialmente esposti all’impatto.

È poco probabile – viene sottolineato – che i frammenti causino il crollo di edifici, che quindi sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. E così si consiglia di stare lontani dalle finestre e porte vetrate. Impattando sui tetti degli edifici, i frammenti potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici.

E ancora: all’interno degli edifici in muratura posizionarsi sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), perché sono i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto, mentre per gli edifici in cemento armato i posti più sicuri sono quelli in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti. Viene ricordato inoltre che è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto, e che invece alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero resistere all’impatto e contenere idrazina, e quindi il suggerimento della Protezione civile è quello – ma per la verità vale sempre in linea generale, in ogni circostanza dubbia – che chiunque avvistasse un frammento, non lo tocchi e si mantenga a una distanza di almeno 20 metri, segnalando immediatamente il fatto alle autorità competenti.