Pelliccia (Biblioteche): “Cultura, a Viterbo c’è chi lavora e chi fa passerella”

Pelliccia (Biblioteche): “Cultura, a Viterbo c’è chi lavora e chi fa passerella”

Il commissario del Consorzio Biblioteche presenta un cartellone di appuntamenti per i prossimi tre mesi. Ma le vere notizie stanno nel contesto.

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Pelliccia 2“Alla crisi del Consorzio Biblioteche non voglio neanche pensare. Anzi, mando un messaggio ai naviganti: la biblioteca non ce la faremo chiudere”, questo è Paolo Pelliccia. Stamattina conferenza stampa per  annunciare ‘Gli Speciali’ del Consorzio. Tre mesi (da questo gennaio a marzo) d’incontri. Alla voce costi dobbiamo registrare uno zero spaccato.

Tutto sotto un motto: “Contro il piattume della vita quotidiana”. Tanti i nomi coinvolti, fitti fitti. Si apre sabato 17 gennaio con Giancarlo Dotto che racconta la vita di Carmelo Bene e si chiude il 5 marzo con Armando Punzo con ‘E’ ai vinti che va il suo amore’.  Nel mentre Giovanni Solimine, lo chef Antonello Colonna, Emiliano Morreale con i suoi racconti di cinema, il ricordo di Giulietta Masina e del suo sposo Federico Fellini con Giafranco Angelucci. Ma anche un guro del visual design come Riccardo Falcinelli e tanti altri.

La filosofia, il cinema, il teatro, la scienza, la letteratura, l’arte, l’economia, la musica. Tutto è presente in questo palinsesto organizzato dal Consorzio Biblioteche e che si svolgerà nella rinnovata sede di viale Trento.

Ma al di là dei nomi e dei libri e dei racconti protagonisti degli incontri, che sono fondamentali e di cui avremo modo di parlare nei prossimi giorni, il succo della conferenza stampa di oggi è altra roba. E’ nel senso del lavoro che le biblioteche stanno portando avanti e nel contesto in cui tutto questo accade.

Lo scenario è quello dell’incertezza, con il Consorzio Biblioteche chiamato ad andare avanti senza i soldi della Provincia di Viterbo. Parcheggiata in un limbo caotico dall’imminente riforma. E’ qui che ci sono le notizie. “Sui fondi, sul modo di andare avanti, si è messo in moto un meccanismo”; dice Pelliccia. E qui il commissario inizia a raccontare di diverse telefonate ricevute, anche da persone qualsiasi, pronte a donare ognuno centinaia di euro per continuare a far galoppare il sistema delle biblioteche di Viterbo. “Da parte del potere, ben stipendiato, invece non vedo nulla”, ha continuato il commissario.

L’ENIGMA DELLA BOTTIGLIA DI VINO

All’inizio fu una bottiglia di vino. Un Vitiano dell’Umbria e un bicchiere vuoto. Questa la scena che i giornalisti si sono trovati davanti questa mattina. Poi è arrivato il commissario Pelliccia e ha presentato i prossimi tre mesi di eventi del sistema biblioteche. Solo alla fine il mistero è stato svelato: perché quel vino e quel bicchiere, pronto ad accoglierlo?

“Perché ormai sembra non si possa più parlare di cultura senza un bicchiere di vino, dopo me lo verso e lo bevo alla vostra salute – così Pelliccia -. Ho visto che il “Think tank’ era pieno, io me ne sto per conto mio. Dico però ai rappresentanti delle istituzioni di stare molto attenti, perché la situazione è grave. Lancio un avvertimento ai naviganti: badate che qui c’è chi lavora e chi fa passerella. Qui in biblioteca si lavora tutto l’anno e c’è la crisi. Non ci penso neppure alla crisi che abbiamo alle porte, altrimenti il clamoroso succede”.

Per chi si fosse perso qualche puntata la bottiglia di vino è una sorta di richiamo provocatorio all’evento culturale di sabato a piazza del Gesù, dove in tantissimi hanno risposto al richiamo del lancio di ‘Think Tuscia’ (leggi qui), una sorta di coordinamento delle associazioni. “Ricordo agli amministratori amici del ‘Think thank’ che qui alla biblioteca verranno tanti scrittori e personalità importanti, sarebbe il caso di rendere un po’ decorosi i marciapiedi davanti all’ingresso”, passa e chiude Pelliccia.

LA RIFLESSIONE SULL’IMPORTANZA DELLA CULTURA

“La biblioteca rappresenta un patrimonio da difendere. In questa città non c’è niente, al di là della retorica provinciale su tutte le cose che puntualmente sento fare. La cultura è importante, ma non è il nostro petrolio. Utilizzerei meglio il termine risorsa. La parola “petrolio” non mi piace, ha a che fare con lo sfruttamento. E la cultura va incentivata, facendo distinzione vera tra chi lavora e chi fa passerella. In biblioteca arrivano intellettuali e scrittori importanti e non li paghiamo. Non hanno bisogno del gettone, perché facciamo parte di un circuito importante”, la riflessione sulla cultura viterbese del commissario.