“Paura e delirio a San Faustino”

“Paura e delirio a San Faustino”

Evento conclusivo del laboratorio teatrale “Paura e delirio”,organizzato da Arci Viterbo nell’ambito del progetto Giovani in Circolo

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Paura e delirio a San Faustino: mercoledì 22 novembre alle 18.30 presso il Biancovolta l’evento conclusivo del laboratorio teatrale “Paura e delirio”, organizzato da Arci Viterbo nell’ambito del progetto Giovani in Circolo, in collaborazione con Arci Servizio Civile Viterbo. Un laboratorio condotto da Alessia Berardi e Ferdinando Vaselli con la partecipazione di Alessia Ceccherini, Arianna Villetti, Benedetta Morucci, Daniela Achilli, Eleonora Faccenda, Ilaria Casetta e Ylenia Di Luigi.

San Faustino come non l’avete mai visto. Un racconto personale e collettivo del quartiere, nato dalle storie delle persone che lo abitano e che lo hanno abitato nel corso degli anni.
Una versione parziale, sbilenca, mai banale, realizzata partendo da interviste per un lavoro teatrale che vuole essere una narrazione ridotta del quartiere. Non è una mappa reale quella tracciata, ma una mappa emotiva, resa viva da coloro che hanno partecipato al laboratorio.

Il passato mitologico del quartiere, la campagna, gli artigiani, i viterbesi e gli immigrati, il passato e il presente vengono frullati dentro a un calderone in cui si mescolano racconti personali dell’infanzia e dell’adolescenza: il cinema Metropolitan, i mini-facchini dello Sri Lanka, i tossici vecchi e nuovi, la macelleria halal e quella dal 1929, Suspiria, il pianoforte di Nonna Norina e l’erboristeria, i rumeni che bevono davanti al Biancovolta, i bambini africani che giocano fuori.

LE STORIE. Da una parte c’è il desiderio, quello di raccontare storie. Un desiderio vecchio come e più del teatro. Storie ascoltate, vissute, storie reali. Ma spesso, quando andiamo a raccontarle, veniamo superati dalla realtà; non c’è niente da fare, la realtà ci fotte. Possiamo affrontarla solamente se andiamo a fondo, senza pregiudizi. Shakespeare prendeva spesso delle storiacce di nera e le rendeva eterne. Proviamo a tracciare quella strada, proviamo a lavorare sull’umano.
Se decidiamo di usare il teatro, o l’arte in genere, possiamo farlo solo creando una lingua. L’unico modo è sbagliare, sporcare, fare cazzate. Trasformare il reale come atto poetico: la vera possibilità del teatro e dell’arte in genere di incidere sulla realtà che ci circonda. Qua ce lo possiamo permettere, qua sta il nostro raggio di azione.

LE INTERVISTE. Quando una persona ti parla, bisogna stare attenti a quello che veramente ti dice, a quello che c’è nascosto tra le parole. Il silenzio e il rispetto della persona che hai davanti in quanto essere umano sono il presupposto della fiducia e, quindi, di una possibilità di relazione. Nell’ottica del lavoro teatrale cerchiamo la parte nascosta, la ferita della persona che hai davanti. Coglierla ed elaborarla vuol dire rispecchiare qualcosa che la persona ha dentro, ma che non sa vedere. Attraverso le interviste, cercheremo di trovare un linguaggio che trasformi la realtà in qualcosa di più alto, più tragico, più comico, più poetico, più reale del reale. Trasformare tutto questo in drammaturgia e in atto scenico significa cercare e restituire una verità che possa avvicinare il teatro alle persone e le persone al teatro.

Giovani in Circolo è un progetto realizzato con il cofinanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale – e della Regione Lazio, art. 82, L.R. 6/99 e ss.mm.ii.