Pasolini e la Tuscia, un legame che è sopravvissuto a 40 anni dalla morte

Pasolini e la Tuscia, un legame che è sopravvissuto a 40 anni dalla morte

A 40 anni dal quel tragico 2 novembre del 1975, la Tuscia ricorda il suo stresso legame con Pasolini, che aveva scelto queste terre come suo personale rifugio segreto e che più volte aveva esaltato nelle sue produzioni. Dal cinema, alla letterattura, ai documentari lo scrittore ha lasciato il suo segno indelebile sulla Tuscia.

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Era la mattina del 2 novembre 1975 quando tutti i telefoni delle redazioni dei giornali iniziano a squillare all’unisono. “Pasolini è stato ucciso a Ostia” gridavano dall’altra parte del ricevitore. Una giornata di lutto per la cultura italiana, che ha perso uno dei suoi più grandi intellettuali del dopoguerra e uno dei più controversi di sempre. A 53 anni moriva una delle voci più scomode e più intelligenti di quegli anni.

Dell’omicidio viene subito accusato il giovanissimo Giuseppe Pelosi, uno dei “ragazzi di vita” con il quale Pasolini si era appartato quella notte e che venne fermato poco dopo il ritrovamento del corpo al volante dell’Alfa Gt dello scrittore, le cui impronte di pneumatici erano ben visibili sul luogo del delitto. Il ragazzo inizialmente si dichiara colpevole, ma la versione di Pelosi non convince gli investigatori. Solo più tardi lo stesso ragazzo ritratterà le sue dichiarazioni, dicendo che a uccidere Pasolini sono state tre persone, arrivate sul posto, che hanno massacrato l’intellettuale.

“Scrivete che sono stati i fascisti”, grida Oriana Fallaci al collega Antonio Pedallero, allora al Corriere della Sera. Ma tutt’ora il mistero sulla morte di Pier Paolo Pasolini rimane intatto. Un giallo su cui ora si vuole fare luce, come dimostra la richiesta fatta in questi giorni per una Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Pasolini, firmata da decine di deputati e senatori.

Quella fu la fine per lo scrittore, ma anche l’inizio di un rapporto strettissimo tra il suo ricordo e la nostra Tuscia. Questa terra che lo stesso Pasolini aveva eletto a suo rifugio segreto, immerso tra le campagne di Chia, all’interno della sua Torre. Ancora oggi percorrendo la superstrada Orte-Viterbo, possiamo ammirare la costruzione medievale che Pasolini aveva acquistato per rimanere isolato dal mondo, solo con i suoi pensieri e il suo lavoro.

Ed è probabilmente dalle finestre di quella torre che lo stesso scrittore guardava verso Orte, suo personale esempio di città perfetta. Il paese viene infatti celebrato come modello di struttura urbana in uno dei rarissimo documentari dello scrittore, trasmesso dalla Rai il 7 febbraio 1974. La trasmissione apparteneva al filone “Io e…” e in quella data aveva assunto il titolo di “Pasolini e…la forma della città”, per la regia di Paolo Brunnato. Nel documentario Pasolini mostra la rupe ortana e ne elogia la bellezza “perfetta e assoluta”. A questo fa da contrappunto una ripresa più allargata, nella quale compaiono sotto la rocca di Orte alcuni fabbricati moderni, che a detta dello scrittore “deturpano e offendono il paesaggio”, ma che non riescono a compromettere del tutto la bellezza e il fascino del paese.

Nel documentario, Pasolini è accompagnato da Ninetto Davoli, interpretate di tantissimi suoi film, e proprio a lui si rivolge mentre descrive la bellezza di Orte. Dopo aver percorso una strada fatta di selci e terra, per esaltarne le caratteristiche rudimentali, Pasolini passa poi a intervistare gli abitanti del centro storico, per cogliere da loro il pensiero su quella “forma della città” e sui fabbricati che iniziavano ad ergersi sotto di essa.

Presso la sua Torre, però, Pasolini trovò quella pace che evidentemente non riusciva a trovare nelle grandi città. Tantissime sono le sue descrizioni del bosco dietro il suo rifugio, in cui arrivava attraverso un sentiero che lo portava al torrente e alle sue cascate. Solo in tempi recenti questi luoghi a metà strada tra Chia e Bomarzo sono stati riscoperti, anche grazie al ritrovamento della Piramide di Bomarzo, e oggi tantissimi turisti si avventurano tra le stradine sterrate alla ricerca della stessa tranquillità che provava allora Pasolini.

Fu proprio in questi luoghi dove il silenzio è interrotto solo dallo scrosciare dell’acqua, che lo scrittore girò le scene del battesimo de “Il Vangelo secondo Matteo”. Secondo Pasolini, infatti, la bellezza primitiva del torrente ricordava quella del fiume Giordano. Nella Tuscia, Pasolini gira anche gran parte del suo film “Uccellacci e Uccellini” con Ninetto Davoli e Totò. A Tuscania per la precisione, vennero ambientate alcune delle scene più importanti della pellicola.

Il legame di Pasolini con la Tuscia è diventato ancora più forte, nonostante gli anni dalla scomparsa dello scrittore. Oggi l’Italia ricorda i 40 anni della scomparsa, noi vogliamo ricordare quell’eccezionale legame che ha unito la mente più geniale del dopoguerra con la nostra terra. Un legame indissolubile che gli anni non cancelleranno, ma renderanno sempre più forte.

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