Partono le grandi trattative: nel 2018 si vota per tutto

Partono le grandi trattative: nel 2018 si vota per tutto

Chi vivrà, vedrà. Per ora i nodi da sciogliere sembrano tantissimi e il tempo inizia a stringere.

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Un anno prima del voto: salvo sorprese nel 2018 si voterà per Comune, Regione e Parlamento. È questo il motivo dello stallo della politica?

Tra movimenti evidenti, come le inaugurazioni di nuove sedi e i convegni politici, e quelli meno evidenti, le trattative, le liti e gli affari, nella politica locale sono partiti grandi movimenti. Dal centrosinistra al centrodestra, passando per le civiche, nulla è definito. La concomitanza delle tre consultazioni per i tre livelli governativi, complica solo le cose. Le alleanze, soprattutto all’interno delle varie coalizioni, dipendono infatti da quadri che devono comporsi su più livelli.

Tra questi quello messo peggio sembra essere il centrosinistra. Gli anni di Leonardo Michelini sembrano aver devastato il già debole elettorato sinistroso della città, la cui coalizione sembra più che mai divisa. La sinistra è uscita dal Consiglio con il passaggio di Paolo Moricoli tra i centristi aprendo una ferita che difficilmente si chiuderà per tempo. Il Partito Democratico è spaccato in due, se non tre blocchi. Variabili a seconda delle convenienze politiche, con pochi duri ma puri che vanno dritti per la loro strada. Tutti i ragionamenti passeranno dalla volontà di Leonardo Michelini di ricandidarsi. Ad oggi però sembrano sempre meno le forze che auspicano tale scenario.

Se il centrosinistra non sembra stare bene, il centrodestra non sembra stare troppo meglio. La batosta del 2013 non è stata riassorbita del tutto e le liti all’interno di Forza Italia rischiano col tempo di coinvolgere tutto l’alveo della destra locale. La sfida, per riconquistare Palazzo dei Priori, sarà innanzitutto quella di ridurre le componenti e i papabili candidati a sindaco. Il rischio è che ce ne possano essere troppi e che quindi il ballottaggio possa diventare una miraggio. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, dovranno mettersi intorno ad un tavolo e trovare un nome. Non solo tra loro, ma anche insieme ad alcune civiche. Ad esempio Fondazione, che ha avuto un ruolo centrale in questi quattro anni di opposizione a Michelini. Si trova a mezza via, tra il civismo e l’esperienza politica vera e propria. Lista di grande esperienza alla prova del 9: ha un anno per capitalizzare questo ruolo centrale: riuscirà a riunire il centrodestra o preferirà far da sè, come nel 2o13?

A proposito di liste civiche. Le più importanti, insieme a Fondazione, sono Viva Viterbo, Viterbo2020 e 5 Stelle. Il movimento di Chiara Frontini ha mantenuto un atteggiamento coerente ed è cresciuto come presenza nelle battaglie più popolari determinando una propria linea chiara. Ma rimane una incognita: quanto riuscirà a “capitalizzare” elettoralmente? Ancora in alto mare invece i 5 Stelle, dove è ancora da capire quale sarà la volontà dell’ex candidato sindaco Gianluca De Dominicis. Si ricandiderà o no? Loro non ne fanno una questione di nome, tantomeno di volto. Ma alla fine dovranno scegliere anche loro un nome e un volto. Viva Viterbo invece sembra aver fatto una scelta di campo. L’allontanamento dai Moderati e Riformisti sembra un segnale chiaro: il movimento fondato da Filippo Rossi, non vuole troppe etichette e potrebbe correre da solo.

Chi vivrà, vedrà. Per ora i nodi da sciogliere sembrano tantissimi e il tempo inizia a stringere. Le alleanze e le scelte per il Comune, infatti, si intrecciano e si intrecceranno con quelle da fare per il Consiglio regionale e il Parlamento. Per un quadro che rischia di essere più complicato che mai.

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