“Partite Iva in aumento, il job act ha fallito il suo scopo”

“Partite Iva in aumento, il job act ha fallito il suo scopo”

La uil di Viterbo analizza i dati delle partite iva "probabilmente aperte contro la volontà dei lavoratori"

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“Partite Iva in crescita con un aumento del 5,3% rispetto allo scorso anno. Ridimensionato l’effetto del Jobs Act con cui hanno provato a farci credere che le ‘false’ Partite Iva sarebbero state ridimensionate”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil Viterbo, sulla base di uno studio del servizio politiche attive e passive della Uil.

“Dalla proiezione, condotta sulla base degli ultimi dati del Mef riferiti al periodo gennaio-agosto 2016, si evidenzia – prosegue Turchetti – una crescita del fenomeno con un passaggio dalle oltre 369 mila Partite Iva accese nel 2015 alle 389 mila del 2016 (con un aumento del 5,3%). Aumentano anche quelle aperte dagli under 35 che passano da 169.557 del 2015 a 177.837 di quest’anno. Il che potrebbe far pensare che in mezzo ci siano diverse Partite Iva aperte contro la propria volontà”.

“Non solo – sottolinea il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy – ma per il biennio 2016-2017 è prevista inoltre una riduzione delle imposte per i titolari delle Partite Iva con reddito inferiore a 30 mila euro. Rendendo conveniente questo strumento”.

“Cos’è una ‘falsa’ Partita Iva? E’ una Partita Iva – spiega Turchetti – che si è costretti ad aprire non per libera scelta, ma perché altrimenti non ti prendono a lavorare. Un sottobosco precario dove il più debole è costretto a sottomettersi a uno sfruttamento senza regole”.

“Nell’analizzare l’andamento delle Partite Iva accese dalle persone fisiche – evidenzia Loy – si nota una decrescita delle stesse tra il 2012 ed 2013 (-5,5%) e tra il 2014 ed il 2015 (-14,5%). La diminuzione delle stesse sembra coincidere con le due ultime riforme del mercato del lavoro (L.92/12 ed il Jobs Act). Nel primo caso (Legge Fornero) vennero introdotte delle presunzioni di subordinazione per ridurre l’utilizzo improprio delle collaborazioni (anche a Partita Iva); nel secondo caso (Jobs Act), l’introduzione del ‘generosissimo’ esonero contributivo totale previsto dalla Legge di Stabilità 2015, può aver giocato un ruolo importante nella riduzione di finte Partite Iva. Dal 1 gennaio 2016, il d.lgs 81/15, ha previsto poi la possibilità, per i ‘committenti’, di ‘stabilizzare’ anche i titolari di Partita Iva, attraverso contratti a tempo indeterminato, non prevedendo, per il committente, alcun tipo di sanzione fiscale, contributiva o amministrativa per l’erronea qualificazione del rapporto di lavoro. In pratica, una ‘sanatoria tombale’ per coloro che hanno ‘assunto’ con rapporti autonomi ‘fittizi’ al posto di un contratto di natura subordinata. Ricordiamoci, però, che la vigente Legge di Stabilità 2016 ha previsto, per le assunzioni a tempo indeterminato, una riduzione dell’esonero contributivo 2015 che potrebbe ripercuotersi anche nella maggior convenienza ad altre forme di rapporti di lavoro meno onerosi per i datori di lavoro, tra cui le Partite Iva grazie anche alla più permissiva normativa prevista dal Jobs Act. Fenomeno che sta emergendo, nella pratica, attraverso il più diffuso utilizzo ‘fittizio’ di collaborazioni coordinate e continuative nel mondo delle consegne a domicilio che, vede, purtroppo, coinvolti soggetti fragili quali i giovani”.

“Ben sappiamo quanto il mondo delle Partite Iva sia caratterizzato da situazioni di dissimulazioni di rapporti di natura subordinata, e certamente non è con questo monitoraggio che possiamo sapere se quelle censite dal Mef siano tutte genuine o se ce ne siano anche di ‘fittizie’. È però una strana coincidenza – conclude Guglielmo Loy – quella che porta ad una riduzione delle stesse nel momento in cui si affacciano nuove regole che cercano di contrastarne l’uso scorretto e ad un ampliamento nel momento in cui la normativa diventa meno stringente”.

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