Parte la nuova rete della riabilitazione della Asl di Viterbo

Parte la nuova rete della riabilitazione della Asl di Viterbo

Parte la nuova rete della riabilitazione della Asl di Viterbo con l’obiettivo di garantire una completa presa in carico e la continuità assistenziale agli utenti che necessitano di assistenza riabilitativa

ADimensione Font+- Stampa

 
Parte la nuova rete della riabilitazione della Asl di Viterbo con l’obiettivo di garantire una completa presa in carico e la continuità assistenziale agli utenti che necessitano di assistenza riabilitativa: dal ricovero al trattamento ambulatoriale, fino all’erogazione di prestazioni fisioterapiche presso il domicilio dei pazienti.
La rete e i servizi erogati al suo interno verranno presentati dagli operatori della riabilitazione in un open day rivolto alla cittadinanza domani mattina, dalle 11 alle 14, alla presenza dei primi cittadini, in contemporanea presso gli ambulatori di Belcolle, dell’Andosilla, di Tarquinia, di Acquapendente, di Ronciglione, di Soriano nel Cimino, di Bagnoregio e di Montefiascone. A Montefiascone sarà anche inaugurata la unità di degenza ospedaliera della Riabilitazione che, per la prima volta nella Asl di Viterbo, offre agli utenti che ne hanno bisogno la possibilità di ricovero, con otto posti letto appositamente dedicati, garantendo una terapia riabilitativa che viene effettuata, per almeno tre ore al giorno, nell’arco delle 24 ore.

La rete è stata illustrata questa mattina in una conferenza stampa all’ospedale di Belcolle dal direttore generale della Asl, Daniela Donetti, dal direttore dell’unità dipartimentale di Riabilitazione, Sandro Zucchi, alla presenza del presidente della Fondazione Carivit, Mario Brutti. La fondazione, infatti, si è rivelata determinante per l’attivazione a Belcolle dell’ambulatorio di posturologia clinica, inaugurato al termine della conferenza di oggi, attraverso la donazione del laboratorio analisi del cammino (Lac) e, nello specifico, di una pedana baropodometrica e del podoscanalyzer: due avanzate strumentazioni, diagnostiche e non invasive, mirate allo studio del piede e alla diagnostisca clinica generale.

“L’ambulatorio di posturologia clinica – spiega Sandro Zucchi – ci consentirà di analizzare le patologie riguardanti la postura del paziente, prendendo in considerazione una serie di sottosistemi che, normalmente, risultano disfunzionali alla postura stessa: dall’apparato vestibolare a quello stomatognatico, fino ad altre situazioni che determinano un atteggiamento posturale non corretto. Inoltre, sarà possibile lavorare in equipe con altre specialità mediche, attraverso una valutazione a 360 gradi dell’utente e tenendo in considerazione non solo l’aspetto biomeccanico, ma anche quello psicologico. La persona verrà valutata nella sua interezza, nel suo insieme”. “La nuova rete della riabilitazione – prosegue il direttore generale Daniela Donetti – distribuisce sul territorio equamente le nostre professionalità in questo ambito specifico, evita duplicazioni di attività, facilita e garantisce l’accesso ai servizi, indipendentemente dal punto di ingresso e dalla disponibilità di uno o più ambulatori”.

L’offerta ambulatoriale viene erogata sia negli ospedali che sul territorio. Negli ospedali, oltre al trattamento dei pazienti in fase acuta, sono presenti i centri principali di riabilitazione. Ognuno di questi è caratterizzato da attività specifiche, come la riabilitazione del pavimento pelvico con il metodo biofeedback a Tarquinia o il trattamento del paziente con patologie di carattere traumatico sportivo con il cryoultrasound a Civita Castellana. Negli altri ambulatori viene, comunque e sempre, data una risposta adeguata al bisogno di salute di riabilitazione e assicurato un accesso alla rete e tutti i suoi servizi.
“Una componente importante per quanto riguarda l’offerta territoriale – conclude Daniela Donetti – è poi quella legata all’assistenza domiciliare integrata (Adi), rivolta alle persone parzialmente o totalmente non autosufficienti. Tutto il recupero riabilitativo in Adi è finalizzato al mantenimento delle capacità motorie residue. Spesso in ambito domiciliare viene anche coinvolto il familiare o il caregiver. La complessità della disabilità richiede anche un progetto riabilitativo realizzato da un team multiprofessionale e multidimensionale. Una volta accolta, la domanda viene valutata in unità valutativa affinché possa essere stilato un progetto riabilitativo sul paziente con la relativa sua presa in carico”.

Fonte: viterbosanitanews.it

Banner
Banner
Banner