Massimo Onofri: “il Premio Cardarelli è sia globale che radicato sul territorio”

Massimo Onofri: “il Premio Cardarelli è sia globale che radicato sul territorio”

Onofri lancia pure la sfida a Caffeina: "sfido Filippo Rossi ad un dibattito pubblico. Caffeina ha subito un imbarbarimento dovuto anche alla sua candidatura in politica"

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“C’è un pubblico, quello del Premio Cardarelli, che cresce e che fa della slow lecture antispettacolare un titolo d’onore”. Parola del direttore artistico Massimo Onofri ospite ieri a Radio Verde per la trasmissione Funamboli. Onofri ha raccontato in lungo e in largo la sua idea di Festival, come lo ha trasformato e si è poi levato qualche sassolino nella scarpa sfidando Caffeina e il suo fondatore ad un dibattito pubblico.

L’occasione è quella della presentazione dei prossimi eventi invernali del Premio Cardarelli che si terranno nella biblioteca comunale di Tarquinia, ovvero gli incontri con Sandra Petrignani (17 novembre), Antonio Pascali (il 29) e Eraldo Affinati (6 dicembre). Incontri “per tenere arato il terreno e salvaguardano la forza del pubblico del Premio”. Un pubblico che cresce e si affeziona. “L’idea – spiega Onofri – è stata quella di trasformare il Premio Cardarelli da premio letterario a quello della critica, perché altrimenti non saremmo stati competitivi”. Una scelta vincente che lo ha portato a diventare un appuntamento importane per la critica italiana che cerca di portare ospiti di grande livello. Tra questi Raffaele La Capria, Alfonso Berardinelli, Salvatore Silvano Nigro, Antoine Compagnon e lo scrittore Abraham Yehoshua, che, anche se non è un critico letterario secondo definizione, comunque “è un critico della vita per come decostruisce le mitologie contemporanee con i suoi dispositivi letterari”. Un lavoro, quello di Onofri, che, se da un lato ha puntato ai grandi nomi internazionali, ha anche cercato altro.

La scommessa era «globali e ambiziosi e radicati sul territorio», perché è giusto che le risorse locali trovino delle ricadute”, che non devono però essere per forza economiche. Da considerare infatti c’è anche “il quantum spirituale di consapevolezza, coscienza, cultura e capacità di collocarsi nel mondo con responsabilità che lasciamo in dote”. Un radicamento che il Cardarelli ha ricercato nella collaborazione con le scuole e l’istituzione di un premio per le recensioni dei ragazzi degli istituti Cardarelli di Tarquinia e dell’omnicomprensivo di Montefiascone con i quali il lavoro dura tutto l’anno con lezioni e incontri. “Non dobbiamo mai dimenticare – ha aggiunto Onofri – quanto sia importante aumentare il plusvalore spirituale di una popolazione”.

Onofri dice poi di aver difeso il Premio dall’“irruzione del televisivo” dividendolo in due parti perché “non vogliamo cadere nel populismo, perché c’è un pubblico che ha bisogno di qualità. Io non ho niente contro la televisione, ma ho tutto contro i televisivi che vogliono fare gli scrittori. Ad esempio Fabio Volo nel suo genere è il numero uno e sa quello che fa. Daria Bignardi invece si sente Joyce, questo è il problema, invece Volo si sente Volo e se i giovani che lo leggono non sanno che non è Joyce, non è colpa loro. Qualcuno dovrebbe farglielo capire con gli argomenti della critica, che è democratica”.

Parlando di autori televisivi si finisce a parlare di Caffeina e Filippo Rossi, al quale Onofri lancia una sfida. “Caffeina che va nella direzione opposta rispetto al Premio Cardarelli. Ognuno fa le sue scelte, ma quando uno le fa deve avere il coraggio di mettersi in discussione e per questo voglio invitare Filippo Rossi ad un dibattito pubblico. La mia posizione critica verso Caffeina nasce da una delusione perché è un festival che è nato da una idea geniale di riutilizzo del centro storico, che era morto, però nel corso degli anni sono aumentati birra e immondizia”. L’imbarbarimento, come lo chiama Onofri, “è stato aiutato dall’entrata in politica di Filippo Rossi che gli ha fatto cercare il consenso. Questo non sarebbe un problema, ma non si capisce perché in Italia bisogna sempre calarsi la cintola dei pantaloni per cercarlo, e non c’è mai una scommessa sul piano della qualità. Insomma Caffeina era un gioiello ha perso la sua occasione”. Viterbo insomma avrebbe bisogno piuttosto “di un grande evento che porti turisti come fece la grande mostra sugli etruschi che più di 20 anni fa ne portò parecchi da tutto il mondo”.