Globalizzazione bestiale, è emergenza nella provincia di Viterbo

Globalizzazione bestiale, è emergenza nella provincia di Viterbo

La globalizzazione animale minaccia gli ecosistemi della Tuscia. Si stanno diffondendo o c'è il concreto pericolo che vengano introdotti nel nostro territorio animali killer, dannosi anche per il turismo.

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Nelle acque della Tuscia vive il “gambero della Louisiana”, c’è poi il rischio “siluro” nel lago di Bolsena e la crescita incontrollata delle nutrie che mette a serio pericolo la riserva de ‘Le Saline’ a Tarquinia. Insomma siamo seduti su una potenziale “bomba” animale che rischia di cambiare profondamente l’originalità biologica del Viterbese, con danni incalcolabili.
La natura può diventare una sorta di vaso di Pandora, capace di portare al mondo insidiosi problemi, specie se la si lascia armeggiare da novelli apprendisti stregoni o la si abbandona al caso di un mondo globalizzato. In questo articolo parleremo di “globalizzazione bestiale” e degli effetti pericolosi che sta avendo sulla Tuscia. Ci renderemo conto di quanto l’ambiente in realtà sia un bene fragile e di come è necessario monitorarlo e intervenire tempestivamente. Prima che danni gravi e irreparabili si siano compiuti.

Ancora una volta ci rifacciamo alle conoscenze del professore del dipartimento Dafne dell’Unitus Fioravante Serrani. Ospite della puntata di Funamboli su Radio Verde dello scorso martedì si è rivelato una preziosa fonte di notizie.

 

 

Gamberi alla Forest Gump

“Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, saltato, c’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi… e questo è tutto mi pare”, così Bubba sul noto film hollywoodiano Forest Gump. Ve lo ricordate? Quanti di voi sanno che il gambero d’acqua dolce della Tuscia rischia l’estinzione perché nelle nostre acque è arrivato il famigerato “gambero della Louisiana”, noto anche come “gambero killer”? Una specie originaria degli Stati Uniti del Sud e del Messico che a causa dell’uomo che lo ha trasportato per venderlo si è diffuso in tanti Paesi d’Europa e da qualche tempo anche nel Nord e Centro Italia. Più resistente e capace di una riproduzione più rapida questa specie, se non arginata, è destinata a spazzare via un pezzo importante della diversità biologica delle nostre zone.

 

 

Attenti al “siluro” nel Lago di Bolsena

L’allarme è stato lanciato da tempo anche se fino a oggi non ci risulta ne siano stati pescati esemplari. Stiamo parlando di un vero e proprio “mostro” d’acqua dolce: il pesce siluro. Nel fiume Po è già stato introdotto da anni, con effetti devastanti. Se immesso, da qualche pescatore “folle”, nel lago vulcanico più grande d’Europa sarebbe l’apocalisse per tantissime specie autoctone. Si tratta infatti di un pesce in grado di sconvolgere la pesca e il turismo, da solo. Può distruggere la pesca perché cresce così tanto e si riproduce così bene e velocemente da poter diventare in dieci anni il dominatore incontrastato delle acque. Può distruggere anche il turismo perché trovateci voi i temerari pronti a farsi il bagno dove c’è la possibilità di incrociare un bestione di centocinquanta/duecento chili. Purtroppo questa specie è già presente in molti laghetti di pesca sportiva tra Lazio e Umbria, insomma il disastro è dietro l’angolo.

 

 

Dalle pellicce ai canneti delle Saline 

Saranno pure un’attrazione turistica ma sono diventate troppe e rischiano di mettere a soqquadro lo scopo delle Saline di Tarquinia: la conservazione dell’ornitofauna (gli uccelli) locale. Le nutrie, classico animale da pelliccia, si sono diffuse nei nostri ambienti in seguito al fallimento di alcuni allevamenti. Ora se ne stanno al mare, in quel di Tarquinia, e divorano parti sempre più consistenti di canneto. Così facendo tolgono spazi per la nidificazione degli uccelli. Un altro guaio bestiale che rischia di sconvolgere l’attuale assetto di questo angolo di Tuscia.