Nuovo spiegone della crisi: che cosa è successo e cosa succederà

Nuovo spiegone della crisi: che cosa è successo e cosa succederà

Difficile fare previsioni, ma ancor più difficile è oggi immaginare che l'amministrazione sopravviva oltre questo o il prossimo mese. Insomma si andrà al voto entro breve, al più presto entro giugno, al più tardi entro maggio 2017.

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Spiegare a chi non è un addetto ai lavori cosa sta accadendo dentro Palazzo dei Priori non è facile. “C’è la crisi? Il comune sta per cadere? Davvero?”. Sono domande che ci sentiamo fare spesso. In questo articolo cerchiamo di rispondere in maniera più semplice possibile. Ecco dunque il nostro spiegone.

Sul perché della crisi avevamo già riassunto (qui) schematicamente. Per titoli possiamo dire che i 7 consiglieri serra-panunziani del Pd (sui numeri da tenere a mente per capire qui, per la geografia politica della maggioranza qui) hanno maturato la sfiducia a Michelini (a) per la cacciata di Vannini assessore e l’avvicinarsi di un nuovo rimpasto; (b) per la nomina di Lorenzo Ciorba, padre del presidente del Consiglio comunale, a Revisore dei Conti considerata inopportuna e forzata; (c) per la nascita di Moderati e Riformisti, considerato dai sette un para-partito di Fioroni.

La crisi dopo le prese di posizioni di mezzo mondo politico sul finire del 2015, ha avuto una piccola evoluzione in questi giorni. Ecco per punti.

UNO \ All’inizio di questa settimana le opposizioni hanno chiesto alla maggioranza di riattivare le Commissioni consiliari, ferme da oltre un mese. La maggioranza non lo ha fatto, anzi Melissa Mongiardo e Arduino Troili (due dei sette serra-panunziani) si sono dimessi da presidenti della I° e IV° Commissione per motivi politici.

DUE \ Lunedì Livio Treta (Moderato e Riformista, pro-Michelini) sfidava i sette ad andare in Consiglio comunale a sfiduciare il sindaco. Serra gli risponderà che il dado è tratto e che in Consiglio non andranno più. Perché? Di fatto i sette aspettano che il Partito regionale, che ha preso in mano la situazione per sanare la crisi all’interno del Pd, si esprima. Serra però parla chiaro “alla fine la decisione sarà nostra”. Serra sa che l’indicazione che verrà da Roma sarà quella di ricomporre il quadro, ma mette le mani avanti: comunque vada è il gruppo Pd a decidere, che conta 12 consiglieri, 7 dei quali non sostengono più il sindaco. Perché aspettare dunque? Per rispetto del Partito e per non essere cacciati. O per aver più chances di farla franca.

TRE \ Giovedì è stato il giorno della Conferenza dei Capigruppo. Francesco Serra (Pd) ha comunicato formalmente ai consiglieri presenti la crisi in atto consegnando per conoscenza il documento già portato a Michelini. I Consigli comunali però non vengono convocati a causa dell’uscita dalla riunione di Serra, che ha comunicato che i 7 non parteciperanno più ai lavori dell’amministrazione, e quella dei MoRi (Moderati e Riformisti) che prendono tempo e cercano di allontanare il momento della resa dei conti in Consiglio (anche se Treta, rileggi punto DUE, aveva chiesto ai sette di sfiduciare Michelini in Consiglio).

QUATTRO \ Questione Commissioni consiliari. Il Comune di Viterbo ne ha 5 permanenti. Lo stato ad oggi è questo. I° Commissione: presidente Melissa Mongiardo dimissionaria, retta da Elpidio Micci (opposizione) che ne farà le veci. La convocherà per l’elezione del presidente. La prospettiva è di corto respiro perché la maggioranza non avrà i numeri per farlo e rimarrà bloccata ad aeternum. II° Commissione: presidente Livio Treta, fedelissimo di Michelini. Non si dimetterà, ma nemmeno la convocherà perché la maggioranza non ha i numeri per poter procedere con i lavori. III° Commissione: non ha né presidente, né vice da alcuni mesi. Entrambi si sono dimessi. L’ex presidente Goffredo Taborri si era dimesso perché passato all’opposizione, il suo vice Gianmaria Santucci ha retto qualche settimana, ma si è dimesso di fronte all’incapacità della maggioranza di rieleggere un presidente. Bloccata. IV° Commissione: il presidente Arduino Troili è dimissionario, il vice è Luigi Buzzi dell’opposizione. Stessa situazione della I° Commissione: Buzzi convocherà la Commissione per l’elezione del presidente. La prospettiva è di corto respiro perché la maggioranza non avrà i numeri per farlo e rimarrà bloccata ad aeternum. V° Commissione: il presidente Martina Minchella, fedele a Michelini, non si dimetterà. Ma come per la II° Commissione, non procederà alla convocazione perché la maggioranza non ha i numeri per sostenerne i lavori.

CINQUE \ Perché Michelini non si dimette? Michelini tiene duro e non vuole lasciare Palazzo dei Priori se non sfiduciato apertamente dal gruppo Pd. L’impressione più diffusa è che parte del quadro politico locale aspetti il più possibile per procedere alla sfiducia. L’obiettivo che si sarebbero dati in tanti è quello delle elezioni a ottobre, per aver più tempo per organizzarsi. Per votare a ottobre però Michelini deve reggere, di fatto paralizzato, ancora un mese e mezzo almeno. Proprio ieri (venerdì 15) Michelini ha scritto una nota (qui) per spiegare che lui sta lavorando per la città e per non perdere le occasioni di sviluppo che Viterbo ha dinanzi.

SEI \ Perché i sette non sfiduciano Michelini in Consiglio? I sette consiglieri che hanno scritto la parola fine, non l’hanno fatto ancora nelle sedi opportune. Ovvero non hanno proceduto a sfiduciare in Consiglio Michelini. I perché sono due. Il primo è prettamente di immagine: non vogliono essere additati di essere quelli che hanno fatto accordi con la destra per far cadere il sindaco. Il secondo perché è per rispetto verso il Pd: i sette consiglieri per non essere cacciati dal partito, o aver meno possibilità di esserlo, devono almeno aspettare che il Regionale (Fabio Melilli) si esprima.

SETTE \ Quando si esprimerà Melilli? Altro domandone senza risposta. Dopo gli incontri tenuti con il sindaco e i consiglieri, si parla da settimane di un presunto imminente incontro tra lui e i grandi eletti del Pd viterbese. Tra tutti Sposetti, Panunzi, Mazzoli, Fioroni. L’impressione è che questo incontro tarderà ad arrivare: il grande accusato in questo contesto sarebbe Fioroni, solo contro tanti, a rispondere delle accuse di aver costituito un para-partito. Aspettare e rimandare l’incontro e quindi una decisione di Melilli, poi, sarebbe funzionale ad un allungamento dei tempi della crisi e di una eventuale caduta di Michelini fino almeno a fine febbraio. Condizione necessaria per rimandare l’eventuale a ottobre 2016 \ maggio 2017.

OTTO \ C’è una trattativa in atto? Di fatto sembra proprio di no. I serra-panunziani non hanno necessità di aumentare la propria rappresentanza in Giunta ed erano soddisfatti di aver riempito due caselle nell’ultimo rimpasto effettuato questa estate. Sembra non si fidino più dei propri alleati. Serra giovedì in Conferenza dei Capigruppo ha tenuto a precisare proprio questo: “non ci sono trattative in corso”.

NOVE \ Quindi? È difficile fare previsioni. La cosa più difficile oggi è immaginare che l’amministrazione sopravviva oltre questo o il prossimo mese. Insomma si andrà al voto entro breve, al più presto entro giugno, al più tardi entro maggio 2017. Ma quando?

DIECI \ Quando si voterebbe? La questione del voto è legata alla durata di Michelini a Palazzo dei Priori. Quattro per ora le ipotesi: (a) si voterà in primavera se dovesse cadere entro un mese e mezzo; (b e c) si voterà in autunno o addirittura nella primavera 2017 se Michelini dovesse cadere tra marzo e l’estate; (d) si voterà nella primavera 2018 qualora dovesse la crisi dovesse rientrare. Quest’ultima ipotesi ad oggi sembra essere la meno possibile.