Nuova Santa Teresa e Salus a rischio chiusura, l’allarme dei sindacati

Nuova Santa Teresa e Salus a rischio chiusura, l’allarme dei sindacati

“Nuova Santa Teresa e clinica Salus, qual è il loro destino dal primo gennaio?”. Se lo chiede il segretario provinciale della Cgil Miranda Perinelli. Stessa domanda la pone il segretario generale Fp Cisl Mario Malerba.

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“Nuova Santa Teresa e clinica Salus, qual è il loro destino dal primo gennaio?”. Se lo chiede il segretario provinciale della Cgil Miranda Perinelli. Stessa domanda la pone il segretario generale Fp Cisl Mario Malerba.

Le due forze sindacali lanciano l’allarme sull’entrata in vigore della disposizione prevista dal decreto Balduzzi del 2012 (e finora rinviata) secondo cui dal prossimo anno è previsto l’azzeramento dei ricoveri in strutture convenzionate con meno di 40 posti letto.

Desta molta preoccupazione quello che succederà nel 2016 nell’assistenza ospedaliera erogata da soggetti accreditati nella nostra regione.

Il decreto ministeriale 70 del 2 aprile pubblicato il 4 giugno e recepito dalla regione Lazio sul bollettino ufficiale del 7 luglio, mentre da una parte mette in risalto che il numero dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale non può superare 3,7 posti letto per mille abitanti comprensivi dei 0,7 dedicati a riabilitazione e lungo degenza post acuzie (nella nostra provincia ci attestiamo a 2,1 posti letto mille abitanti), nell’allegato allo stesso decreto, dal primo luglio 2015 vieta la sottoscrizione di contratti con strutture accreditate con meno di 40 posti letto per acuti.

Questa condizione si verifica in circa venti case di cura nel Lazio di cui due nella nostra provincia, Nuova Santa Teresa e Salus appunto, strutture che sono di riferimento come valvola di sfogo per un Belcolle incompleto e carente di posti letto e come valida risposta agli utenti della nostra provincia già costretti a migrare altrove. Strutture che già nel 2008 hanno dovuto subire tagli ai posti letto.

“Ci auguriamo, per utenza e lavoratori addetti, che la regione valuti l’impatto che un mancato rinnovo di contratto con le due strutture provocherebbe in termini di livelli essenziali di assistenza. Una ulteriore contrazione di posti letto nella nostra provincia avrebbe ricadute insopportabili in termini di prestazioni all’utenza e di posti di lavoro”, è il commento di Malerba.

“Significa – denuncia Perinelli – che se la Regione non procederà a un nuovo rinvio del provvedimento queste due strutture viterbesi chiuderanno. E infatti i lavoratori sono già stati allertati”. La Salus al momento ha 20 posti letto per acuti, 5 di hospice residenziale, 20 di hospice domicialiare e conta 50 dipendenti. La Santa Teresa possiede invece 24 posti per acuti e 50 lavoratori.

“Le rispettive proprietà – racconta il segretario della Cgil – hanno in diverse occasioni tentato di avere un incontro con la Regione, non ricevendo però alcuna risposta. Domani, invece, ci sarà la riunione con i sindacati nel corso della quale auspichiamo da parte dei vertici regionali una presa di posizione chiara”.

Il nodo, qualora le due strutture dovessero chiudere, non è solo occupazionale ma anche le pesanti ricadute su tutti gli utenti. “Come ormai è purtroppo noto – ricorda Perinelli – Belcolle non ha posti letto a sufficienza per rispondere alla domanda dei cittadini. Pertanto, spesso si appoggia alle cliniche convenzionate, ricoverando lì i pazienti. Se chiudessero i battenti, dove metteremmo i malati?”.

Per la Cgil la politica dei tagli non è più tollerabile per un territorio come il Viterbese. “La riduzione dei posti letto negli anni scorsi ci ha pesantemente penalizzati. Ridurre ulteriormente l’offerta – sostiene – vuol dire calpestare il diritto alla salute dei viterbesi e quello al lavoro dei dipendenti che perderebbero l’impiego. Contiamo che la Regione ci ripensi e che lo faccia subito”.