Non andare a scuola per paura del terremoto? Ragazzi e genitori viterbesi che pensano questo dovrebbero vergognarsi

Non andare a scuola per paura del terremoto? Ragazzi e genitori viterbesi che pensano questo dovrebbero vergognarsi

Le foto delle scuole circolate in queste ore pongono un altro problema, un'altra questione: lo stato in cui versano le scuole. Bisognerebbe quindi spendere, questo sì, soldi pubblici per renderle decorose. Spendere soldi pubblici per lavori concreti di miglioramento o addirittura andare oltre e pensare un campus nuovo.

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C’è chi, da genitore, è preoccupato per come garantire la frequenza scolastica ai propri figli. C’è chi, da studente, pagherebbe oro per andare nella sua scuola in questi giorni. Sono le mamme e i papà e i ragazzi delle zone colpite dal terremoto, quelle colpite davvero.

E tra le aree interessate veramente dal sisma non c’è di certo Viterbo. A meno che non vogliamo raccontarci storielle da quattro soldi e giggionare in una paura che non ci appartiene. Fortunatamente non appartiene ai viterbesi in questi tempi e ci auguriamo non gli appartenga mai. In queste ultime ore ne abbiamo viste di insopportabili. Valanghe di foto che immortalano leggere crepe, qualche pezzetto di intonaco e strisce bianche e rosse che segnano alcune zone degli edifici, tipo la palestra del Paolo Savi. Immagini chiamate in causa a sostegno di una tesi: la Provincia di Viterbo è amministrata da irresponsabili. E ancora, come corollario, verifiche firmate da tecnici “fuori di testa”. Tutta roba che non sta in piedi, soprattutto facendo i conti col fatto che l’ingegnere che ha firmato le schede di verifica del Savi ha il figlio che frequenta quell’istituto.

La cosa peggiore le dichiarazioni di qualche genitore che chiede “di vedere i verbali delle verifiche fatte nelle scuole”. Qualche ragazzo che dichiara che “le verifiche sono state fatte in 25 minuti”. Ci viene naturale chiederci ma quel ragazzo era a scuola nei giorni del ponte e quindi della verifica? Possibile ma strano, parecchio strano.

Ci fanno riflettere le dichiarazioni di Mazzola, quasi sottoposto a una gogna mediatica: “Si tratta di un attacco strumentale. Non so da dove viene né chi lo monta”. All’origine del caos e di questo clima la scelta agli antipodi tra Comune di Viterbo e Provincia di Viterbo. I primi hanno ritenuto di chiudere le scuole fino a sabato e stanziare 100mila euro per le verifiche più altri 300mila per altre verifiche sulla tenuta sismica degli edifici scolastici. I secondi hanno speso 10mila euro per tutti gli istituti superiori e riaperto già da ieri.

Il tutto nella medesima città. Questa è una cosa legittima ma che inevitabilmente attira attenzione, stimola riflessione, genera incertezze e perplessità di varia natura. La cosa peggiore è stata vedere i ragazzi del Savi, un gruppo, mettere in scena una sorta di sciopero e non entrare a scuola. Tutti siamo stati ragazzi e abbiamo sostenuto tanti scioperi pur ignorandone davvero le ragioni e puntando più che altro a evitare le lezioni e a regalarci qualche ora in compagnia dei compagni a Pratogiardino o in qualche bar. Non c’è niente di male, tutto fisiologico con l’età. Ma non andare a scuola e cercare di coprire questa scelta con la paura del terremoto è un insulto bello e buono verso le popolazioni terremotate davvero.

E lo diciamo a chiare lettere, senza timore di risultare impopolari, soprattutto a quel genitore che si è preso la briga di scrivere alla redazione de La Fune improntando un sermone sulla pericolosità della situazione. Una reazione al nostro editoriale di ieri che sappiamo all’origine di tanta attenzione in certi palazzi viterbesi. Perché le questioni che abbiamo posto sono importanti. Meritano approfondimento a diversi livelli.

Perché con la vita delle persone non si gioca, ma neanche con i soldi pubblici. E la scelta del Comune di Viterbo in questo caso specifico ci sembra un tantino esagerata. Diversa addirittura da Rieti, che il terremoto davvero ce l’ha in casa. E questa differenza andrebbe analizzata, spiegata, dettagliata. Per lo meno questa è la nostra opinione, condivisibile o meno. Condivisa o meno. Bersagliata o meno da lettere in redazione di genitori che reputiamo fuori dalla realtà. Perché Viterbo non è zona considerata in emergenza sismica, sia chiaro. Rieti lo è e non si è comportata con lo zelo di Viterbo. E questo per noi è un fatto interessante e riteniamo debba esserlo per i cittadini viterbesi.

Saremo incoscienti, saremo pazzi come Mazzola e gli ingegneri presi dalla Provincia e che hanno firmato l’ok. Ma questo siamo. Perché la paura rischia di spingerci a comportamenti eccessivi e anche questo riteniamo possa rappresentare un danno.

Le foto delle scuole circolate in queste ore pongono un altro problema, un’altra questione: lo stato in cui versano le scuole. Bisognerebbe quindi spendere, questo sì, soldi pubblici per renderle decorose. Spendere soldi pubblici per lavori concreti di miglioramento o addirittura andare oltre e pensare un campus nuovo. Sarebbe questa una spesa di denaro pubblico che ci troverebbe d’accordo.