Nasce a Santa Barbara l’Emporio solidale

Nasce a Santa Barbara l’Emporio solidale

Se ne farebbe volentieri a meno, ma i bisogni e le necessità sono molteplici e crescenti. E allora che si fa? Si cerca di rispondere alle richieste di aiuto provenienti dal territorio attraverso un'iniziativa che unisce enti pubblici, istituzioni private e il poliedrico mondo del volontariato viterbese. Una potente macchina di solidarietà che si è mossa per il progetto "Emporio solidale - I care", una sorta di supermercato in cui sarà possibile "prelevare gratuitamente generi alimentari confezionati e a lunga conservazione, oltre che per l'igiene personale e domestica".

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Se ne farebbe volentieri a meno, ma i bisogni e le necessità sono molteplici e crescenti. E allora che si fa? Si cerca di rispondere alle richieste di aiuto provenienti dal territorio attraverso un’iniziativa che unisce enti pubblici, istituzioni private e il poliedrico mondo del volontariato viterbese. Una potente macchina di solidarietà che si è mossa per il progetto “Emporio solidale – I care”, una sorta di supermercato in cui sarà possibile “prelevare gratuitamente generi alimentari confezionati e a lunga conservazione, oltre che per l’igiene personale e domestica”.

Tutto nasce  dalla partecipazione ad un bando della Regione Lazio sulla povertà. Viterbo con amore (presieduta da Domenico Arruzzolo, neo vincitore del Premio Maestro Fardo) e la Cooperativa sociale AliceNova (rappresentata da Andrea Spigoni) decidono di partecipare; si mettono a tavolino e scrivono il progetto. Passa qualche mese e arriva il risultato: l’iniziativa è solida e dunque meritevole di finanziamento. E’ il primo fondamentale passo, ma non basta. Dove lo facciamo nascere questo Emporio, un’esperienza già presente in diverse realtà della regione e anche a Grosseto e Terni, ma non nella Tuscia? E qui entrano in gioco altre componenti decisive: l’Ater concede  in affitto ad un costo politico un locale, il Comune stanzia circa 60mila euro per sistemare gli ambienti. Il finanziamento regionale serve per acquistare frigoriferi, scaffalature, il sistema di gestione informatica. Emblematico il luogo dove sta nascendo “I care” (“Io mi prendo cura di te”, in una libera ma efficace traduzione dall’inglese): il quartiere Santa Barbara, in piazzale Porsenna. Il più popoloso del capoluogo con i suoi 12mila residenti, nato in maniera piuttosto disordinata e talvolta privo di servizi essenziali. “”La parrocchia che guido – sottolinea don Claudio, il parroco – consegna ogni settimana circa 75 pacchi di alimenti ad altrettante famiglie e ogni mese spendiamo dai 600 agli 800 euro per pagare bollette. Non so come facciamo perché i soldi sono sempre pochi, ma so che con l’aiuto della Provvidenza riusciamo a farlo”.

Una zona, dunque, dove l’area del disagio è vasta e spesso anche invisibile. L’amministrazione comunale approfitta della situazione per ampliare ancora di più i servizi offerti ai cittadini, soprattutto quelli meno abbienti. “Sulla scorta di quanto fatto nel 2014 a Pianoscarano – interviene il vice sindaco Luisa Ciambella – con il primo poliambulatorio infermieristico che eroga circa 3700 prestazioni all’anno, abbiamo pensato di far nascere a Santa Barbara un altro centro di questo tipo. Perché molto spesso chi ha bisogni materiali, non ha i mezzi per curarsi e per acquistare medicine”. L’iniziativa prende ormai forma: una ditta, attraverso regolare bando, si è aggiudicata i lavori di messa e norma. Il termine previsto per la consegna scade a fine gennaio e dunque da febbraio si parte. La convenzione comunale dura due anni perché “la nostra amministrazione – sempre Ciambella – è in scadenza e non possiamo impegnare anche i futuri amministratori. Speriamo però che mostrino uguale attenzione e la stessa ostinazione con cui noi abbiamo sostenuto il progetto”.

“Il servizio è per tutti – aggiunge Paolo Moricoli, presidente della Consulta cittadina del Volontariato – e nasce attraverso il contributo dell’intero Consiglio comunale. Tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, hanno fatto la loro parte con tenacia, anzi per dirla alla viterbese con tigna”. “Devo rivelare – interviene Arruzzolo – che il primo a parlarmi della necessità di far sorgere l’Emporio solidale fu, qualche anno fa, il consigliere Gianluca De Dominicis (esponente del Movimento Cinquestelle, ndr)”. Perché la solidarietà non ha colori politici e riguarda davvero tutti.

“I care” (il copyright è di don Lorenzo Milani che lo utilizzò in contrapposizione al “me ne frego” usato dai fascisti) è un sistema di sostegno alimentare per famiglie e persone in condizioni di disagio economico e sociale residenti a Viterbo e nelle frazioni; è nato attraverso il lavoro portato avanti da Viterbo con amore, AliceNova, Consorzio Parsifal e Casa dei diritti sociali della Tuscia (rappresentata durante la presentazione ufficiale dalla presidente Chiara De Carolis). Per accedere al servizio, dopo la segnalazione inviata dagli enti accreditati (Caritas, Croce rossa, Servizi sociali comunali) bisogna sostenere un colloquio nel punto di accoglienza dove saranno determinate le condizioni socio-economiche del richiedente. Se il cittadino avrà i requisiti, riceverà una social card (e anche un orientamento sanitario, qualora necessario) sulla quale verranno caricati dei punti per fare la spesa. La tessera sarà valida sei mesi e potrà essere rinnovata per altri sei. E’ prevista anche la consegna a domicilio per persone anziane o malate che non possono recarsi personalmente all’emporio. La struttura sarà aperta due volte a settimana per tre ore; la coordinatrice sarà Manuela Amato. Alcuni esercizi cittadini hanno già aderito: ad esempio, la Conad concederà un punto Cuore per ogni 10 euro di spesa effettuata presso il punto vendita di via Garbini

“Si tratta – conclude il sindaco Leonardo Michelini – di una sinergia virtuosa tra vari soggetti istituzionali e privati. Non è scontato che accada, ma quando succede i risultati sono importanti. Mi piace anche sottolineare come il popoloso quartiere sia stato oggetto in passato della nascita degli orti solidali, un altro straordinario e toccante progetto che continua ad emozionarmi e che dà il senso della comunità e dell’amore dei cittadini verso il loro territorio”.

Si parte, dunque, a fine gennaio, ma si spera di fare anche prima. Diceva don Roberto Burla, compianto direttore della Caritas diocesana, che il suo vero compito era quello di chiudere quella struttura. Ma siccome i bisogni sono impellenti e crescenti, è necessario dare risposte serie e realmente utili. L’Emporio solidale lo è.