Museo etrusco Albornoz, una domenica bestiale

Museo etrusco Albornoz, una domenica bestiale

Domenica eccezionale al Museo Etrusco della Rocca Albornoz. In tantissimi hanno risposto al richiamo dello spazio espositivo, approfittando dell'ingresso gratuito.

ADimensione Font+- Stampa

DemetraUna domenica a gonfie vele per il Museo Etrusco della Rocca Albornoz, in piazza della Rocca a Viterbo. In tantissimi hanno scelto ieri questo luogo, approfittando dell’ingresso gratuito che riguarda tutti i musei d’Italia nella prima domenica di ogni mese.

Una piacevole sorpresa vedere così tante famiglie incuriosite da questo popolo tanto enigmatico quanto sorprendente. Il museo ha accolto i curiosi con delle apposite visite guidate. Un vero e proprio viaggio entusiasmante che ha saputo inquadrare la ricchezza delle necropoli e degli insediamenti etruschi della Tuscia. La visita è iniziata al piano terra, dove si trovano reperti delle città di questo antico popolo. In modo particolare sono ricostruite le abitazioni, con esposto il materiale riportato alla luce negli scavi di Acquarossa e San Giovenale.

Scavi che furono possibili grazie alla corona svedese e al re Gustavo, che trascorse diverso tempo tra le campagne del Viterbese. Erano gli anni ’50 e il coinvolgimento dei reali scandinavi dell’impresa venne determinato da fatti puramente casuali. Un uomo della corona si trovava in Italia nei giorni in cui al parlamento italiano venne portata un’interrogazione per l’individuazione di fondi da destinare agli scavi etruschi nella Tuscia. La risposta data dall’allora ministro fu che non c’erano risorse e questo svedese, sapendo della passione del re Gustavo per l’archeologia, gli presentò la situazione.

A questo strano intreccio del destino dobbiamo gli scavi di Acquarossa e San Giovenale. Una magnifica foto di gruppo, scattata nelle campagne di Blera, che ritrae il re e tutti quelli che parteciparono agli scavi archeologici del tempo è in bella vista all’interno delle sale dell’Albornoz.

Ai piani superiori due veri e propri tesori: la biga di Castro e il tempietto di Demetra. Soprattutto il secondo ha dell’eccezionale ed è stato ritrovato solo nel 2006 nelle campagna del Vetrallese. Una giornata di grande affluenza e ben riuscita, quella di domenica. Che lascia ben sperare per il destino dei musei del territorio.