Museo di Santa Rosa, intervista a uno dei più grandi collezionisti: il giornalista Mauro Galeotti

Museo di Santa Rosa, intervista a uno dei più grandi collezionisti: il giornalista Mauro Galeotti

Il Museo delle Macchine di Santa Rosa è un’impresa possibile? Lo abbiamo chiesto al principale collezionista del genere Mauro Galeotti. Un’intervista sorprendente e ricca di spunti su un argomento di cui tanto si è parlato, senza arrivare mai da nessuna parte.

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Mauro GaleottiMuseo di Santa Rosa, un’impresa possibile. Manifesti, cartoline, foto, dipinti, reliquie da contatto e tanto altro. E’ tutto sparso nelle collezioni private di pochi cittadini, un patrimonio che sarebbe bene recuperare e rendere fruibile a tutti. Magari riunendo tutte queste cose in un posto unico, capace di rendere sempre presente la grande festa di Santa Rosa e uscire fuori dal solo tre settembre. Siamo andati a intervistare il più importante collezionista del genere: il giornalista Mauro Galeotti.

Quanto sarebbe importante raccogliere e rendere di tutti il materiale su Santa Rosa?

“Direi fondamentale per questa città. La santa patrona è parte determinante della cultura e dell’anima di questo territorio, ma è tutto ristretto nella sera del tre settembre. Per il resto dell’anno quasi ce se ne dimentica e i turisti che vengono a Viterbo in altri periodi dell’anno non hanno niente per capire il centro della nostra tradizione. Proprio per uscire da questa dimensione ristretta sarebbe una grande occasione lavorare alla raccolta di tutto il patrimonio sopravvissuto nei secoli e utilizzarlo per realizzare il Museo di Santa Rosa”.

Quanti collezionisti ci sono e cosa hanno in mano?

“Hanno in mano un patrimonio unico. Manifesti, cartoline, libri, stampe antiche, reliquie da contatto e tanto altro. In realtà ci sono 4-5 collezionisti importanti, compreso me. Raccogliere il materiale non sarebbe un’impresa possibile. Certo servirebbe qualcuno pronto a investire”.

 

Quanti soldi servirebbero?

“Penso non di più di 200mila euro per acquisire tutto. Tutti i pezzi unici e il resto. Roba che è stata conservata e raccolta per anni da privati come me. Privati che hanno investito in questa passione e che sarebbero ben disposti di veder confluire le proprie collezioni in un fondo comune a disposizione dei viterbesi”.

 

Chi potrebbe finanziare questa operazione e come se la immagina?

“Immagino che il patrimonio raccolto venga acquisito da soggetti tipo il Comune di Viterbo, la Provincia, la Fondazione Carivit, le banche territoriali come Banca di Viterbo e Banca Sviluppo Tuscia. Penso però che dovrebbero sostenere l’operazione dal punto di vista economico, donando tutto al convento di Santa Rosa”.

 

Ha in mente anche un luogo per il possibile Museo?

“Sarebbe bello progettarlo all’interno degli enormi spazi del Palazzo Papale, ma anche il monastero di Santa Rosa potrebbe andare bene. Immagino un museo moderno, interattivo e digitale. E all’interno si potrebbero collocare pezzi delle vecchie Macchine e le Minimacchine del Pilastro, che sono ricostruzioni fedeli di quelle storiche. Sarebbe poi importante un sito fatto bene, dove magari possa essere possibile anche acquistare immagini digitali”.

 

Secondo lei un museo del genere riuscirebbe ad avere entrate per sostenersi?

“Produrrebbe anche utili. Se ben fatto ci aiuterebbe a portare turisti in città. Il fatto che fino a oggi non ci abbia lavorato ancora nessuno lo trovo assurdo”.