Museo del Sodalizio, anche in epoca Marini restò chiuso

Museo del Sodalizio, anche in epoca Marini restò chiuso

Sullo scontro Comune-Sodalizio il quadro è abbastanza confuso. Si dice tutto e il contrario di tutto e soprattutto si stanno formando le tifoserie. Un clima che poco serve alla città, che non può certo trarre godimento da una frattura sulla sua principale tradizione: il trasporto della Macchina di Santa Rosa.

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Museo1Qualcuno si ricorda che il Museo del Sodalizio restò chiuso in epoca Marini? Sembra proprio di no, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate in queste ore dal consigliere Sergio Insogna sulle complessa vicenda dello strappo tra Comune di Viterbo e facchini.

Il rappresentante di ‘Oltre le mura’ ha parlato di un Sodalizio che starebbe attivando un comportamento diverso, rispetto a quello tenuto in passato con l’amministrazione Marini, verso gli attuali reggenti della città. E’ vero? La domanda, se si vuole sviscerare al meglio la situazione, è importante.

Siamo andati a cercare riscontri nel passato recente. Abbiamo scoperto, per esempio, che i problemi sul Museo del Sodalizio ci furono anche quando a guidare Viterbo era la maggioranza di Giulio Marini. Nel 2011 infatti il museo rimase chiuso in estate e a maggio di quell’anno il Sodalizio intervenne annunciando che se il Comune non avesse versato i soldi necessari a pagare la società incaricata della gestione avrebbero chiuso dal primo giugno. Infatti le porte restarono sbarrate dal primo giugno al 29 dello stesso mese, riaperte solo una volta arrivati i soldi sul conto del Sodalizio. Questo perché i facchini non riuscivano più ad anticipare gli stipendi di chi ci lavorava.

A ben vedere, e rileggendo i comunicati e le interviste dell’epoca, una situazione identica, dal punto di vista del comportamento adottato da Mecarini e i suoi, a quella attuale. Altro punto importante: la vicenda commissione chiamata a scegliere la prossima Macchina di Santa Rosa.

Le azioni decise dal Sodalizio non sono state tanto innescate dall’esclusione, ma più che altro dalle parole pronunciate da alcuni consiglieri di maggioranza. A bruciare sulla questione commissione sembra essere in realtà una promessa fatta dal primo cittadino in persona, che avrebbe garantito la presenza dei facchini nell’organo chiamato a decidere sull’erede di FioredelCielo. La realtà poi ha imboccato altre strade.

Anche qui l’idea di un comportamento diverso da parte dei facchini rispetto al passato non regge. A guardarla con cognizione di causa, e senza piagnistei e costruzione di mondi che non esistono nella realtà, verrebbe da consigliare all’amministrazione Michelini di riconoscere l’incartamento. Chiedere scusa e allungare la mano del dialogo aiuterebbe molto a uscire dall’impasse. Un’impasse dolorosa e pericolosa per la città.